Alla fine degli anni Novanta lavorai per la seconda volta con mio padre, per il suo film Nevrijeme - Il temporale.
Collaborare con un regista che a vent'anni aveva stilato un manifesto - un Dogma 95 ante litteram - nel quale rifiutava l'idea stessa di colonna sonora, non era affatto facile. Il fatto poi che fosse mio padre rendeva le cose ancora più complicate.
Io dovetti preparargli una partitura dei suoni del film: il sound design era ancora una roba per pochi.
Nella fase di post produzione accadde tuttavia un fatto imprevisto.
C'era una scena in cui mio fratello Guido, uno dei coprotagonisti del film, aveva dovuto cantare. Io non ero presente sul set, a Sarajevo ci sarei andato solo più tardi, e non c'era alcun assistente musicale o simile per aiutarlo. Così il risultato non era un granché e a qualcuno venne in mente che avevamo voci simili e forse potevo doppiarlo io.
Mi ritrovai in studio con Cesare Barbetti, un gigante del doppiaggio. E la voce di uno dei miei attori preferiti in assoluto, Robert Redford.
Inutile dire che non avevo mai fatto niente del genere. Doppiare con una corrispondenza perfetta col labiale è qualcosa di difficilissimo.
Barbetti fu paziente e gentile e alla fine ne venni fuori con un risultato discreto.
Credo di non essermi reso conto per molto tempo dell'esperienza che ebbi quel giorno.
Oltre a scrivere le musiche per un film, avevo avuto modo di vivere un momento di puro cinema in uno studio di doppiaggio, con uno dei protagonisti del grande cinema.
Mio fratello Gian Guido.





Nessun commento:
Posta un commento