Cos’è esattamente un Requiem?
Prima di addentrarci in
quello che senza dubbio è stato uno dei più duraturi ed affascinanti misteri
della storia della musica, svelato solo nel 1964 quando lo studioso tedesco
Otto Erich Deutsch trovò un prezioso manoscritto nell’archivio cittadino di Wiener
Neusdtadt, è necessario spendere due parole per chiarire cosa sia esattamente
un Requiem.
Prima di tutto ‘Requiem’
è l’incipit è di una preghiera liturgica per i defunti che deriva dal IV libro
di Esdra (apocrifo, ma ritenuto canonico fino alla fine del V secolo): Requiem
aeternam dona eis, Domine, et lux perpetua luceat eis.»,
«L'eterno riposo dona loro, Signore, e splenda ad essi la luce perpetua».
Tale preghiera è stata
poi inserita all’inizio (nell’Introitus) della Messa da Requiem, che nacque
come celebrazione collettiva della commemorazione dei morti, dapprima celebrata
mensilmente e poi annualmente (il 1° novembre). Infine, ed è il dettaglio più
importante, bisogna ricordare che la musica colta occidentale nasce e si
sviluppa principalmente con la liturgia, elaborando all’inizio vocalmente e
strumentalmente i canti gregoriani (nei cosiddetti organum), passando poi a misurarsi con la Messa, che diviene ben
presto la forma più importante nello sviluppo della musica polifonica. Tra il
Quattrocento ed il Cinquecento la Messa musicata viene ad acquistare quel ruolo
che sarebbe appartenuto alla Sinfonia nella musica classico-romantica, vale a
dire la vetta massima alla quale un compositore potesse aspirare, la fida più
difficile e prestigiosa. Ed infatti dette vita ad una serie infinita di capolavori,
i cui autori sono oggi sicuramente meno noti dei grandi della musica classica,
ma non per questo meno importanti e geniali, come Guillaume de Dufay, Johannes
Ockeghem, Josquin Desprez fino ai giganti della musica italiana come Giovanni Pierluigi
da Palestrina e Claudio Monteverdi.
Composta dai testi dell’Ordinario,
vale a dire quelle parti della Messa che rimangono invariate durante tutto
l’anno (Kyrie, Gloria, Credo, Sanctus, Agnus Dei), la Messa polifonica fu la
prima vera sfida della musica occidentale a conferire unità e coerenza a composizioni
di ampia durata, complessità e varietà espressiva. Basti pensare alla distanza
che separa la rigida ieraticità del Kyrie (l’atto di contrizione: «Signore
pietà, Cristo pietà»), dalla luminosità gioiosa del Gloria e dalla visione
dolorosa e allegorica del sacrificio di Cristo dell’Agnus Dei (Agnello di Dio):
una vasta gradazione di colori espressivi che i compositori impararono a rendere
pur nel rispetto di un’architettura sonora fondamentalmente unitaria. Nella struttura
della Messa da Requiem si trovano in realtà anche i testi del Proprium, vale a
dire quelle parti che compaiono soltanto in alcuni momenti dell’anno (come la
Pasqua o il Natale). Ecco dunque l’elenco dei testi utilizzati come è andato
affermandosi nel corso dei secoli: Introitus, Kyrie, Graduale, Tractus,
Sequenza, Dies Irae, Offertorium, Sanctus, Agnus Dei, Libera me. Il Lacrimosa,
brano particolarmente famoso del Requiem
di Mozart, è la parte finale della Sequenza. Primo Requiem giunto fino a noi è
quello di Johannes Ockeghem (XV secolo), molto noti ed eseguiti quello di
Giuseppe Verdi (1874, in memoria di Alessandro Manzoni) e Gabriel Fauré (1890),
mentre il Requiem tedesco (1868) di
Johannes Brahms costituisce un adattamento alla liturgia luterana.
1791 - Il Requiem: l’antefatto
Poco
prima l’incoronazione dell’Imperatore Leopoldo, e anche prima che Mozart
ricevette l’ordine di partire per Praga, uno sconosciuto messaggero gli portò
una lettera senza sigillo, nella quale, tra molte espressioni adulatorie, si
chiedeva se egli fosse disposto a mettersi a scrivere una Messa di Requiem,
quanto sarebbe venuta a costare, e in quanto tempo sarebbe stata pronta.
Mozart, che non faceva mai nulla senza metterne al corrente sua moglie, le
parlò di questa singolare richiesta e nello stesso tempo espresse il desiderio
di misurarsi con questo genere di composizione, soprattutto perché le più alte
forme della musica sacra avevano sempre attratto il suo genio (Robbins Landon
1988, p. 75).
La testimonianza di
Costanze è riportata nella prima biografia mozartiana, uscita nel 1798, ed
opera di Franz Xaver Niemetschek, Vita del
maestro di Cappella di sua Maestà Reale e Imperiale Wolfang Amadeus Mozart,
e fu raccolta da quel Georg Nikolaus Nissen, diplomatico danese, che ella avrebbe
poi sposato nel 1809 dopo undici anni di convivenza, e autore di un’altra
importante biografia mozartiana, uscita però molti anni più tardi: Biografia di W.A. Mozart. Basata su
lettere originali e raccolte di ciò che è stato scritto su di lui, con molti
nuovi allegati, litografie, partiture e un facsimile,
Lipsia, Breitkopf & Härtel, 1828. Oltre a
raccogliere con cura le testimonianze della moglie, Nissen aveva ricercato il
maggior numero di documenti possibili, ottenendo tra le altre cose 400 lettere
dalla sorella di Mozart, Nannerl. Morì
prima di terminare il suo lavoro, il cui completamento Costanze affidò al
medico Johann Heinrich
Feuerstein e al compositore Gaspare Spontini.
Naturalmente esistono
anche altre testimonianze, come quella del Rochlitz, più dettagliate per non
dire romanzate, e per questo sicuramente ‘intriganti’, ma molto meno affidabili
dal punto di vista storico e soprattutto cronologico. Qui troviamo il riferimento
alla convinzione di Mozart di stare scrivendo la musica per il proprio funerale:
«Non si riusciva a dissuaderlo da questa idea; quindi lavorava come Raffaello
alla sua Trasfigurazione, con la
sensazione dell’avvicinarsi della morte…» (Robbins Landon 1988, p.
77).
Come abbiamo detto, finalmente, nel
1964, 172 anni dopo le prime cronache su questo lavoro, stampate nel 1792, la
verità sul Requiem venne alla luce,
grazie al rinvenimento di un documento conservato negli archivi cittadini di
Wiener Neustadt, scritto da un certo Anton Herzog, violinista ed insegnante.
Tale documento era stato respinto dalla censura dell’Imperial Regio Ministero,
e rimase quindi nascosto tra le carte per tutto questo tempo:
Il
signor Conte Franz von Walsegg […] visse nel suo castello di Stuppach sin dal
suo matrimonio con Anna, nata nobile von Flammberg […]. Era appassionato amante
di musica e di teatro; dunque ogni settimana, il martedì e il giovedì si
eseguivano quartetti, ogni volta per tre ore intere, e la Domenica si dava un
teatro al quale il signor Conte in persona e alla Signora Contessa […]
prendevano parte così come tutti gli impiegati e l’intero numeroso personale
domestico.
Nei
quartetti d’archi il signor Conte suonava il violoncello e il flauto nei
quartetti per flauto, mentre io solevo suonare il secondo violino o la viola
(Robbins Landon, 1988, pp. 78).
La testimonianza prosegue raccontando
che, affinché non mancassero mai nuovi quartetti, il signor Conte ne
commissionava anonimamente in grande quantità a diversi compositori, dei quali
non rivelava mai l’identità, e della cui opera si assicurava la proprietà
esclusiva. Copiava quasi sempre tali brani di propria mano, in maniera tale da
creare una specie di gioco, affinché i musicisti indovinassero gli autori o
fingessero di credere che fossero stati composti dal Conte stesso.
Quindi
si eseguivano i quartetti e dovevamo indovinare chi ne fosse l’autore. Spesso
dicevamo che era il signor Conte stesso poiché, di quando in quando, componeva
veramente alcune piccole cose; egli sorrideva ed era felice di essere riuscito
– almeno così pensava – a beffarci; ci divertiva il pensiero che ci credesse
tali sempliciotti. Eravamo tutti molto giovani e quanto si faceva era un
piacere innocente che donavamo al nostro signore. In tal modo gli scherzosi
inganni fra noi continuarono per diversi anni.
Ho
ritenuto necessario fornire questi particolari così che l’origine del Requiem,
che fu sempre misteriosa, potesse essere meglio compresa. Il 14 febbraio 1791
la morte strappò al signor Conte von Walsegg la sua amata consorte nel fiore
degli anni […]. Egli volle dedicarle due ricordi imperituri e di fattura quanto
mai squisita. Fece in modo che […] uno dei migliori scultori di Vienna […]
scolpisse un monumento funebre e che Mozart componesse un Requiem del quale il
signor Conte si assicurò come sempre il diritto di proprietà esclusiva (Robbins
Landon, 1988, pp. 78-79).
La morte prematura di Mozart, il
coinvolgimento di Süssmayr e lo sfruttamento della composizione da parte di
Costanze (la fece pubblicare a Lipsia dalla Breitkopf & Härtel) provocarono
diversi problemi e questioni legali. Ma per fortuna tutto venne accomodato alla
fine amichevolmente.
Il Conte, che aveva ricevuto il Requiem fino all’Agnus Dei, ritenendolo
interamente di Mozart, lo avrebbe fatto completare ed infine eseguire (non
senza difficoltà per l’ampiezza dell’organico strumentale e vocale), il 12
dicembre del 1793 nell’Abbazia Cistercense di Neustadt.
Per chiudere questo paragrafo può
essere interessante riportare anche alcune osservazioni di Herzog sul
completamento del Requiem ad opera di
Süssmayr:
Per
parte mia sono convinto che Mozart non avrebbe mai composto il Sanctus in Re
maggiore e in quello stile poiché, benché il testo sia il medesimo della Messa,
la condizione del Requiem è affatto
diversa: questo infatti è una Messa funebre, la chiesa è rivestita da drappi
neri, e i sacerdoti sono parati a lutto, una musica radiosa non è quel che ci
vuole (Robbins Landon, 1988, p. 81).
1791 - La composizione del Requiem
Al ritorno da Praga, nel settembre
del 1791, Mozart dovette lavorare al Concerto per clarinetto ed orchestra e
terminare Il flauto magico. Secondo
il calcolo di Robbins Landon, si dedicò
completamente ma non unicamente al Requiem
tra l’8 ottobre ed il 20 novembre, quando cadde gravemente malato. In questo
periodo tuttavia compose anche una Cantata (ben 36 pagine di musica) e perse
due giorni nel viaggio per andare a prendere Costanze. Gli rimase poco più di
un mese di tempo, nei quali tuttavia produsse 99 pagine di musica!
Solo l’Introitus è totalmente di mano
di Mozart, nel senso che anche l’orchestrazione è sua. Del resto ci sono buone
ragioni per credere che compose la musica solo fino alle prime battute del
Lachrimosa. L’orchestrazione del Kyrie fu completata dal compositore F.J.
Freystädtler, mentre tutto il resto fu composto dal suo allievo Franz Süssmayr.
Forse è inutile spendersi nel gioco di riconoscere Mozart in un «parte più e meno altrove». Certo, a mio parere, è indubbio che il Requiem cominci con una musica di una perfezione, intensità e bellezza senza uguali, quella dell’Introitus. Continuando poi nel Kyrie, con pari perfezione. Perfezione, intensità e bellezza che purtroppo non si ritrovano fino alla fine…
Bibliografia
H. Abert, Mozart
[1955], Il Saggiatore, Milano 1984.
H. C. Robbins Landon, 1791 – L’ultimo anno di Mozart, Garzanti, Milano 1988.
Altri
testi consigliati
P. Melograni, Wam.
La vita e il tempo di Wolfang Amadeus Mozart, Laterza, Roma - Bari 2003.
W. A. Mozart, Lettere,
a cura di E. Ranucci, Guanda, Milano 1981.
M. Solomon, Mozart,
Mondadori, Milano 2006.

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