lunedì 20 luglio 2026

Il cammino di Stefano Marchioro e il nuovo Rondò Veneziano

Stefano è uno dei tanti allievi che ci è stato regalato da altri conservatori.

Nel suo caso, già con diversi titoli di studio come un diploma in pianoforte e un Biennio in clavicembalo [1], venne ritenuto non idoneo a studiare composizione in un conservatorio limitrofo a Castelfranco, perché alla domanda di un commissario che gli chiedeva quale era il suo compositore di riferimento e con quale stile si sarebbe avvicinato alla composizione, rispose: "Bach, senza dubbio, e il suo stile contrappuntistico!".

Si tratta di un compositore molto noto, il cui nome è ancora oggi famoso e che io ho avuto modo di conoscere moltissimi anni fa, da ragazzo, durante le vacanze. Lui era nipote di un grande pittore e lo zio aveva la casa proprio tra quella di Antonioni e quella di mio padre, in Sardegna.

Non sono stato testimone di questa ammissione, ma di colleghi così ne ho visti tanti.

Una volta era d'obbligo fare domande sulla musica contemporanea alle ammissioni, tanto che gli allievi, sapendolo, si imparavano a memoria una serie di nomi che a loro non dicevano assolutamente nulla, per poi ripeterli a caso all'esame. Non c'è dubbio che sia difficile per noi compositori accettare che nel mondo là fuori la nostra realtà sia invisibile, ma è altresì vero che un pluridiplomato, studiando composizione, addirittura vecchio ordinamento, avrebbe avuto dieci anni per conoscere e imparare il linguaggio della musica contemporanea.

Quell'atteggiamento così rigido non l'ho mai capito e d'altronde di domande sulla musica contemporanea non ne faccio più da tempo. Spesso i giovani conoscono poco non solo della tradizione classica, ma anche del pop, figuriamoci della cosiddetta musica contemporanea. C'è solo da rimboccarsi le maniche e condurli per mano a scoprire tutto ciò che non conoscono. E' ancora più bello così. 

Stefano me lo ritrovai già in classe quando arrivai a Castelfranco, ma devo dire non mi ha mai deluso. Per quanto già adulto, studente lavoratore con moglie e figli, era molto costante e concentrato. Assolutamente umile, mi ha sempre parlato molto poco di quello che faceva e non si vantava di nulla.

Certo il suo stile aveva molto poco di quel che si dice "contemporaneo" e per questa ragione mi sono preso delle parole al suo Diploma da parte di una collega che non aveva apprezzato molto una delle sue prove. 

Fa parte di quel gruppo di allievi, che come ho scritto nella Camerata dei Baldi, si è ritrovato a combattere in un mondo il cui linguaggio era ben diverso dalle proprie inclinazioni e sono particolarmente felice che oggi abbia ottenuto degli ottimi risultati, divenendo il nuovo direttore del Rondò Veneziano. D'altronde il mondo intorno a noi è radicalmente cambiato e forse oggi non siamo più noi i diversi.

Oggi un compositore, per sopravvivere e poter continuare a scrivere, oltre a dover trovare un lavoro come quello dell'insegnante, ad esempio, deve riuscire in qualche modo a rompere quel muro di invisibilità e anonimato che ci affligge tutti e che rende ogni piccolo passo pesante come quello di un palombaro dagli scarponi di piombo. 

Quindi ben venga che si parli di Stefano, ben venga un po' di notorietà. Sarà utilissima a portare avanti tutti i suoi progetti.

Gli faccio mille auguri per i suoi progetti futuri e per la sua esperienza odierna col Rondò Veneziano.

Stefano Marchioro ha conosciuto per la prima volta Gian Piero Reverberi ad una audizione per un concerto: cercavano un tastierista. Era il 1996. Da allora ha cominciato a lavorare per lui come tastierista e programmatore, collaborando per ben dodici anni con il Rondò. Nel 2013 ha poi fondato un gruppo per la diffusione delle musiche di Reverberi, che diversi anni dopo gli ha affidato, nel 2022, anche un compito di orchestrazione e arrangiamento di un'importante produzione per coro e orchestra

Reverberi è una colonna della musica "leggera" italiana, la cui prima esperienza dopo il conservatorio a Genova fu l'arrangiamento de La gatta di Paoli e poi Senza fine (!), a cui segue un elenco incredibile di collaborazioni e composizioni che non è qui il luogo per elencare, con nomi talmente pesanti da attraversare praticamente tutta la musica leggera italiana. Basti citare che ha firmato canzoni come Bocca di rosa e Il Pescatore di De André.

Aggiungerei soltanto che è stato l'arrangiatore di Emozioni, una delle vesti strumentali più belle di tutta la musica italiana, un vero capolavoro.

Esperienza culminante fu quella di Rondò Veneziano, fondato nel 1979,  col quale vendette 30 milioni di dischi.

Oggi questa esperienza torna in vita e Reverberi ha scelto di affidarla a Stefano Marchioro.

Un grandissimo onore e una grandissima opportunità per lui.

Stefano, sono davvero orgoglioso e felice per te!


[1] Oltre ai quattro anni di musica sperimentale al Conservatorio di Vicenza, utilizzando programmi sviluppati dall’I.R.C.A.M., un compimento medio di organo e composizione organistica, e due anni al conservatorio A. Bruckner di Linz, sempre nella classe di Organo.





Nessun commento:

Posta un commento