Ogni giorno la nostra mente è destinata a produrre migliaia di ricordi che confluiscono nel fiume della nostra memoria. Facile perderne traccia, perché questo fiume scorre veloce e aumenta di volume ad ogni alba e ad ogni tramonto.
Come
orizzontarsi, come mettere ordine nel
magazzino immenso della nostra memoria?
Il
calendario, tra le altre cose, serve proprio a questo. Stagioni e festività, Natale
e Pasqua, il nostro compleanno e quello dei nostri familiari, ci aiutano a non perderci nell’archivio dei nostri ricordi.
Un
viaggio, un evento, un’emozione, lo leghiamo a date particolari. Se il
calendario fosse fatto semplicemente di giorni tutti uguali, di infiniti
lunedì, ad esempio, non avremmo speranza. Ci perderemmo nel labirinto della nostra memoria.
Ma anche l’arte ha una funzione importante.
Un
libro, un film, un concerto, una mostra, sono strumenti essenziali per dare
forma e ordine al ricordare.
Stamattina
mi è capitato di ripensare ad un episodio degli anni Ottanta. Mio padre passava
molto tempo a Roma, con la sua compagna, nonostante vivesse ormai da molti anni
in Romagna, e per questo ci vedevamo spesso.
In
realtà l’episodio al quale ho pensato risale ad un momento in cui avevamo fatto
un brutto litigio e io era un po’ che non lo vedevo.
Per
questo fui piuttosto imbarazzato quando me lo trovai improvvisamente di fronte.
Soprattutto perché a Roma, incontrare qualcuno per caso non capita praticamente mai.
Stavo
andando a vedere un film di Moretti, La messa è finita, ed ero proprio davanti al cinema, mentre lui lo aveva
appena visto e stava uscendo.
Questo ricordo mi ha fatto pensare a tutta una parte della mia vita, quella dei miei vent’anni a Roma e dei miei rapporti burrascosi con mio padre.
Ma quando è accaduto
quell’incontro?
Nel
novembre del 1985, semplice. Perché il film di Moretti uscì nelle sale romane il
15 novembre ed io, come sempre facevo, andai a vederlo quasi subito.


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