Il pathos dell’ordine e la selvaggia inclinazione al caos: Polifonie e frattali: viaggio fantastico tra ordine e caos
Tra la polifonia, l’armonia parallela e l’eterofonia, esistono in realtà infinite gradazioni intermedie. Soprattutto vi possono essere molteplici esempi di polifonia alla quale guardare oggi con interesse e curiosità, oltre a quella governata da un controllo preciso delle istanze verticali. Polifonie diverse e fuori da un rigido controllo razionale, tra le quali vorrei individuarne tre, che definirei polifonia naturale, polifonia estemporanea e polifonia dionisiaca o caotica.
Con il termine polifonia naturale vorrei indicare quel tipo particolare di polifonia non generata dalla mente umana, ma non per questo necessariamente disordinata e disarmoniosa. Al contrario, si può parlare di «equilibrio, complessità e bellezza, a proposito della polifonia degli ecosistemi»[1], come sostiene il compositore e ricercatore David Monacchi.
Monacchi, che si dedica da una decina d’anni alla registrazione sul campo degli ambienti sonori naturali del mondo, ci spiega che, in base alle sue ricerche, «molte specie evitano una competizione sonora utilizzando uno specifico registro di frequenze che non sia occupato da altre specie, mentre altre approfittano dei momenti in cui il loro spettro è relativamente libero. Altre specie ancora differenziano le loro vocalizzazioni in maniera tale da essere uniche e riconoscibili, anche nel caso che la loro specifica banda di frequenza sia affollata da altri linguaggi sonori»[2].
Un ecosistema dunque produce una polifonia sapiente, che si è costruita in centinaia di migliaia di anni, dove ogni creatura vivente ha trovato non solo il suo spazio, ma, nell’emettere dei suoni, la sua altezza precisa, vale a dire la sua nota, diversa da quella di tutti gli altri essere viventi. Si ascolti, ad esempio, uno dei lavori di Monacchi, il cd Prima Amazonia[3] – Portaits of Acoustic Biodiversity, per conoscere la complessa e armoniosa polifonia della giungla amazzonica in diversi momenti della giornata. Una polifonia che appare paradossalmente molto più armoniosa dell’immagine sonora che ricostruisce Oliver Messiaen di un bosco francese, in Reveil des oiseaux (1953), composizione basata unicamente sui versi di decine e decine di specie di uccelli, così come possono ascoltarsi tra la mezzanotte e mezzogiorno, in un bosco delle montagne del Massiccio del Giura, riprodotti però dagli strumenti di un’orchestra.
Con
polifonia estemporanea intendo invece
una polifonia blandamente libera, composta da linee contrappuntistiche spesso
improvvisate, e comunque non scritte, come si trova a volte nella musica di
tradizionale popolare o nella musica popolare moderna. Ad esempio in Nude dei Radiohead (da In Rainbow del 2008). Proprio a causa
della sua estemporaneità, possono trovarvisi parallelismi, dissonanze, momenti
di eterofonia.
Con polifonia dionisiaca o caotica invece, mi riferisco all’esempio estremo di una polifonia totalmente caotica e casuale, come quella di una piazza, di un mercato, di una fabbrica, o di una via trafficata. Oppure di una polifonia composta nella quale però si rinuncia al principio stesso della polifonia, cioè quello del controllo assoluto delle combinazioni, in una sorta di rito orgiastico, di momento di smarrimento dionisiaco, come può trovarsi in numerose partiture dal secondo dopoguerra ad oggi. Ma se ne trova uno splendido esempio anche all’apice della composizione di Charles Ives degli inizi del Novecento, Central park in the dark, del 1906. Molto interessante inoltre l’affascinante mescolanza sonora creata tra i rumori del traffico di Napoli e le improvvisazioni di Steve Lacey nel film di Mario Martone (un regista estremamente sensibile e attento al suono e alla musica), L’amore molesto del 1995.
Questo momento dionisiaco, di apparente perdita del sé e dell’equilibrio, questo caos più o meno composto o dis-organizzato, ha dimostrato nel corso del Novecento di esercitare un’attrazione irresistibile, ed è stato (ed è) compito di ciascun artista il decidere come e quanto domare questa forza centrifuga. Una forza che esercita il ruolo di contraltare, spesso necessario e inevitabile alla ricerca ed al bisogno dell’ordine misurato, dell’equilibrio e della bellezza, ed insieme costituiscono il vero binomio fantastico della modernità, per il quale ho citato le belle parole di Claudio Magris: il «pathos dell’ordine e la selvaggia inclinazione al caos».
In fondo è come se nel corso del nostro viaggio nel suono, sentissimo il bisogno tanto di navigare in superficie, rimanendo nella rassicurante eufonia dei primi armonici, quanto quello di spingerci in un Viaggio allucinante[4](Fantastic Voyage nella versione originale) nel mondo microscopico, dove tutto è dilatato ed ingrandito alla maniera degli spettrali, e dove gli armonici più remoti e le parziali inarmoniche giganteggiano inquietanti…
Come ho già detto, l’attrazione per i mari turbolenti del caos è stato spesso, nel Novecento, un sentire consapevole, vicino alle scoperte della fisica e della geometria degli anni Sessanta e Settanta:
«Io
lavoro empiricamente, non matematicamente, non scientificamente, piuttosto ‘a
mano’, ma con un’inconsapevole approssimazione alla geometria. Mi furono noti i
paralleli tra le ricerche matematiche degli anni Sessanta e le mie composizioni
del 1984, quando vidi le prime mostre delle immagini degli insiemi di Julia e
di Mandelbrot, ottenute al computer da Heinz-Otto Peitgen e Peter H. Richer».
Sebbene non sistematicamente la geometria frattale e la teoria del caos ad essa
collegata sono dunque intervenute nelle composizioni musicali, e principalmente
nella gestione dell’articolazione formale…»[5].
[1] D. Monacchi, (2008) note
al Compact Disc Eco-Acoustic Compositions, EMF-Media,
New York. D. Monacchi,
Musicista, compositore e sound
designer, la specificità della sua ricerca nasce dalla registrazione sul campo
degli ambienti sonori naturali del mondo che, attraverso la manipolazione
elettroacustica, diventano documentari sonori e composizioni eco-acustiche per
concerti di musica contemporanea, installazioni sonore, musei, pubblicazioni
discografiche e spettacoli multimediali. E’docente di Musica Elettronica presso il Conservatorio
di Pesaro.
[2] D.Monacchi, Recording and Representation on Eco-Acoustic Composition,
Contributo
al libro degli Atti del Convegno Internazionale Soundscape in the
Arts (Norwegian Academy of Music, OSLO – 08-10/04/2010). NOTAM Norvegian Center for Technology in Music and Arts, OSLO 2011.
[3] Prima Amazonia –
Portaits of Acoustic Biodiversity, Wild Santuary,
California 2007.
[4]
Titolo di un romanzo di Isaac
Asimov (Fantastic Voyage), tratto dal
film omonimo (caso raro ma non unico nella storia del cinema), entrambi del
1966, e che narra del viaggio di una navicella miniaturizzata, all’interno di
un corpo umano.
[5]
A. Morresi, György Ligeti: “Etudes pour piano, premier livre” – Le fonti e i procedimenti
compositivi, De Sono, EDT, Torino 2002, p.24. L’insieme di Julia deve il suo
nome al matematico francese che, all’inizio del XX secolo cominciò a
studiare la dinamica delle cosiddette funzioni olomorfe, cioè gli oggetti principali degli studi dell’analisi
complessa. L’insieme di Mandelbrot, o
frattale di Mandelbrot, uno dei frattali più popolari e conosciuti, e definito
anche ‘l’oggeto più complesso esistente
in matematica’, si deve invece ai disegni e agli studi di tre
matematici, Mandelbrot, Hubbard e Peitgen,
tra la fine degli anni Settanta e l’inizio degli anni Ottanta.


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