martedì 21 luglio 2026

Della morte di Mozart (le cause) e il mondo "autunnale" dell'ultimo anno - III puntata

Abbiamo evidenziato nel primo dei quattro articoli di questa serie come Mozart sia andato occupando un posto sempre più importante nell’immaginario moderno e che una delle ragioni di questo successo sia da individuarsi molto probabilmente in quel «mondo autunnale indimenticabilmente bello della musica scritta nel 1791», il suo ultimo anno di vita e che comprende composizioni come il Requiem ed Il flauto magico.

Dopo aver cercato di dissipare le nebbie che riguardano il suo funerale e la sua sepoltura, dove maggiori sono le certezze di ciò che non accadde che di quello che accadde veramente (non fu sepolto in una tomba comune, il giorno del funerale non c’era un tempo burrascoso, la moglie non era presente alle esequie…), cercheremo in questo articolo di dedicarci ad indagare le cause della sua morte e di esplorare poi alcuni aspetti del suo ultimo anno, tanto aspetti quotidiani e biografici, quanto musicali come il Requiem.


1791 - Della morte di Mozart – Le cause

Nel registro mortuario della città di Vienna le cause della morte di Mozart vengono descritte come ‘febbre miliare acuta’. Una diagnosi che lasciò da subito molti dubbi e mai soddisfece veramente gli esperti. È evidente che qualsiasi ipotesi può essere condotta soltanto sui sintomi di cui si ha testimonianza certa, perché non abbiamo altro a disposizione.

Oggi le leggende sul suo possibile avvelenamento non sono ancora del tutto sopite e negli ultimi vent’anni sono stati pubblicati libri e prodotte trasmissioni televisive che ne sostengono la veridicità. Ma nessun testo serio e scrupoloso ha mai avvalorato tale ipotesi, e noi ci atterremo a questa posizione. Tuttavia bisogna ricordare che ebbero un ‘origine ben motivata nell’auto accusa di Antonio Salieri.

Questi dapprima negò fermamente qualsiasi coinvolgimento nella morte di Mozart, di fronte a Ignaz Moscheles, un allievo di Beethoven, che era andato a trovarlo nell’Ospedale Generale in un sobborgo di Vienna. Era l’ottobre del 1823, e Salieri aveva settantatré anni:

Il suo aspetto mi faceva inorridire ed egli parlava con frasi sconnesse della sua morte imminente […], alla fine disse: «Sebbene questa sia la mia ultima malattia, posso assicurarle in buona fede che non c’è nulla di vero in quell’assurda diceria: lei sa… avrei avvelenato Mozart. Ebbene no, malvagità, pura malvagità, lo dica al mondo caro Moscheles, gliel’ha detto il vecchio Salieri, che presto morirà» (Robbins Landon 1988, p. 173).

Tuttavia, soltanto un mese dopo, Anton Felix Schindler, primo biografo di Beethoven, annotò nel suo diario: «Salieri sta di nuovo assai male. La sua mente è sconvolta. Seguita a vaneggiare di essere responsabile della morte di Mozart e di avergli somministrato del veleno…» (Robbins Landon 1988, p. 173).

Occasione più ghiotta non poteva essere regalata ai sostenitori della tesi dell’avvelenamento. Con questo gesto di auto accusa si apre proprio il lavoro teatrale di Peter Shaffer, Amadeus (1978), dal quale sarà tratto il film omonimo di Milôs Forman (1984).

Il testo di Schaffer è, come abbiamo già detto, ispirato direttamente al micro dramma in due atti di Puskin, Mozart e Salieri, tratto dalle Piccole tragedie (1830), che sosteneva con forza non solo l’ostilità del secondo nei confronti del primo, ma anche la tesi dell’avvelenamento. Dal testo di Puskin, Rimsky Korsakov trasse poi un’opera nel 1897. L’opera (ed il testo di Puskin) si concludono con Salieri che invita a cena Mozart in un’osteria, e trova il modo di versargli del veleno, proprio mentre Mozart gli dice che «genio e malvagità sono incompatibili…»,  poi comincia a sentirsi poco bene e se ne va.

Se è vero comunque che non possiamo escludere definitivamente l’ipotesi dell’avvelenamento, in assenza dei resti del corpo di Mozart da analizzare, è anche vero che non ci sono assolutamente elementi sufficienti ad avvalorarla. E di certo tale ipotesi fu smentita immediatamente da molteplici testimonianze, tra le quali quella del biografo italiano di Haydn, Giuseppe Carpani e da un medico che era stato consultato a proposito della malattia e morte di Mozart, il consigliere di corte Eduard Vincent Guldener von Lobes.

A smentire tale tesi tuttavia sembrano essere proprio i sintomi manifestati, sintomi analizzati infinite volte negli ultimi decenni:

A partire dall’importante studio del 1966 del dottor Carl Bär, molti altri medici e scienziati s’impegnarono nel difficile compito di individuare non soltanto l’ultima malattia di Mozart ma anche quelle che avevano costellato la sua breve esistenza e che avevano condotto alle tre settimane fatali del novembre e dicembre 1791 (Robbins Landon 1988, p. 176).

In particolar modo sembrano importanti i sintomi che Mozart manifestò nel 1784 a Vienna, che fanno pensare ad una malattia tanto grave da collegarla al decesso sette anni più tardi. Mozart soffrì in quell’occasione di terribili coliche che terminavano con vomito intenso e febbre reumatica infiammatoria. È il dottor J. Davies, che a quanto pare ha detto «l’ultima parola in proposito», ad effettuare la diagnosi:

A quel tempo Mozart soffriva di un’infezione reumatica streptococcica contratta durante un’epidemia, complicata dall’insorgere della sindrome di Schönlein-Henoch […]

La sindrome di Schönlein-Henoch consiste in una vasculite autoimmune in cui gli immunocomplessi si depositano nei piccoli vasi sanguigni della cute, delle articolazioni, del tratto gastro-intestinale e dei reni, dando luogo a porpora ed edema della pelle, nonché ad alterazioni infiammatorie degli altri tre organi. Circa il dieci per cento dei casi presenta un’affezione renale cronica che, se non trattata, può determinare un’insufficienza renale cronica e la morte (Robbins Landon 1988, p. 177).

Mozart in realtà aveva manifestato sin dai sei anni una serie di infezioni e malattie piuttosto gravi, tra cui i sintomi di una febbre tifoidea endemica che lo fece entrare in coma, mentre si trovava nel 1763 all’Aja. Frequenti furono le infezioni delle vie aree superiori, e si ammalò, con la sorella, anche di vaiolo.

In ogni caso sembra arrivare alle soglie del 1791 sofferente di un’insufficienza renale cronica ed uremia.

Depressione, alterazioni della personalità e idee fisse in un giovane uomo non sono inconsueti nei casi di malattia uremica con ipertensione: ecco quindi la famosa passeggiata in carrozza al Prater, l’ossessione del Requiem e della propria morte, procurata, pensava Mozart, dall’acqua tofana. Il senso di mancamento (svenimenti) menzionato nelle biografie autentiche, è comune in pazienti con insufficienza renale cronica e talvolta è collegato a bruschi aumenti della pressione sanguigna (Robbins Landon 1988, p 178).

Ed ecco la diagnosi completa delle cause del decesso la notte del 5 dicembre, sempre nella diagnosi del dottor Davies:

Mozart morì per le seguenti cause: infezione streptococcica; sindrome di Schönlein-Henoch; insufficienza renale; salasso (o molti salassi); emorragia cerebrale; ed in ultimo, broncopolmonite.

Presenziando ad una riunione della Loggia durante un’epidemia, il 18 novembre 1791 contrasse un’altra infezione streptococcica. Questo comportò un aggravamento della sindrome di Schönlein-Henoch e dell’insufficienza renale, che si manifestò con febbre, poliartrite, malessere, gonfiore degli arti, vomito e porpora. Il successivo e più generalizzato gonfiore del corpo fu probabilmente dovuto ad un’ulteriore ritenzione di sali e liquidi originata dall’insufficienza renale. Mozart venne sottoposto ad uno o più salassi che peggiorarono l’insufficienza renale e contribuirono al decesso. La sindrome di Schönlein-Henoch  causò un aumento dell’ipertensione che favorì il vomito notturno e provocò un ictus. La parziale paralisi del paziente era un’emiplegia (paralisi di un lato del corpo) dovuta ad emorragia cerebrale. Circa due ore prima della morte Mozart fu colto da convulsioni ed entrò in coma. Un’ora dopo tentò di alzarsi a sedere, sbarrò gli occhi e cadde riverso con il capo girato verso la parete e le gote gonfie, tutti sintomi che fanno pensare a una paralisi congiunta degli occhi e a una paralisi dei nervi facciali conseguenti ad una massiccia emorragia cerebrale. La sera prima del decesso Mozart aveva avuto febbre e sudore profuso. Nei pazienti con uremia, causa immediata della morte, è frequentemente la broncopolmonite, che insorge di regola quando il paziente è già in fin di vita (Robbins Landon 1988, p 179).

Cinquantacinque minuti dopo la mezzanotte del 5 dicembre 1791 (quindi già il 6, in fondo), Mozart morì. Avrebbe compiuto trentasei anni dopo poco più di un mese e mezzo, il 27 gennaio.

1791 - La musica

Veramente impressionante l’elenco delle composizioni alle quali lavorò Mozart nel suo ultimo anno di vita. Senza dubbio i tre lavori principali, che abbiamo già citato sono Il flauto magico, La clemenza di Tito e il Requiem, ognuno dei quali, da solo, basterebbe a riempire un anno di lavoro di un compositore prolifico, ai quali vanno aggiunti per notorietà il Concerto per clarinetto e orchestra e l’Ave Verum per coro, orchestra e organo, un gioiello di purezza e perfezione.

Ma l’elenco completo lascia davvero sbalorditi. A partire dal dicembre del 1790, «l’inizio di un nuovo ciclo creativo» (Abert 1985, p. 596), abbiamo due Quintetti per archi, due Adagi per strumenti a fiato, i due Adagi per armonica a bicchieri scritti quasi sicuramente per la nota concertista cieca Marianne Kirchgässner (uno dei quali comprendeva anche flauto, oboe, viola e violoncello), alcuni brani per organo, e l’ultimo dei suoi Concerti per pianoforte e orchestra, quello in Sib. Poche cose per pianoforte solo tra cui un Foglio d’album, ma molti lavori vocali di vario genere, tra i quali diversi Lieder e due Cantate massoniche.

Tornato da Praga poco dopo il 15 settembre, dove aveva composto e diretto La clemenza di Tito per l’incoronazione a Re di Boemia del nuovo Imperatore Leopoldo II (succeduto al fratello Giuseppe II), Mozart si era dedicato al completamento de Il flauto magico (già composto per la maggior parte prima del luglio, per la verità). Iscrisse nel suo catalogo i due ultimi brani il 28 settembre, solo due giorni prima della rappresentazione! Proprio in questo periodo ricevette il decreto di nomina a Kapellmeister della Cattedrale di Santo Stefano, che equivaleva in un certo senso ad un posto fisso con contratto a tempo indeterminato come diremmo oggi, e con la prospettiva di un buono stipendio, cosa che tanto aveva atteso. Tuttavia avrebbe dovuto aspettare ancora per godere dei benefici economici di questa nomina, dovendo restare ‘assistente’ dell’anziano Leopold Hoffman fino alla morte di questi, e quindi senza salario… Hoffman in realtà morì dopo Mozart, nel 1793, e a succedergli sarà Johan Georg Albrechtsberger. Quell’Albrechtsberger, che di lì a poco (alla partenza di Haydn per Londra, nel 1794) sarebbe stato il ‘nuovo’ maestro di composizione di Beethoven…

Pochi giorni prima della fine poi, gli arrivarono due proposte che lo avrebbero reso tranquillo per il resto dei suoi giorni: una parte della nobiltà ungherese gli assicurava una sottoscrizione di mille fiorini annui, mentre un’offerta ancora più vantaggiosa gli arrivò da Amsterdam, con l’impegno di commissioni periodiche.

Mozart dunque cominciava a vedere il suo genio riconosciuto largamente in Europa e, a meno di due mesi dalla morte, stava raggiungendo quella tranquillità economica che tanto aveva cercato e di cui la sua arte aveva disperato bisogno. La morte tuttavia lo sorprese nel pieno della composizione del Requiem che, proprio per questa ragione acquista un ruolo chiave nella sua produzione, sebbene sia un testamento incompleto perché solo in parte suo, ma forse anche a cagione di questa incompletezza, che ha tutto il fascino delle opere incompiute, come l’Arte della fuga di Bach. Non possiamo quindi che concludere questo articolo dedicandoci proprio al Requiem e alla sua misteriosa genesi.

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