martedì 2 giugno 2026

Wikipedia in the end

 



lunedì 1 giugno 2026

Omaggio a Ennio Morricone

Eclisse dell'ora sesta

In ricordo di Ennio Morricone.

"Nel 1995 ho frequentato il corso di musica da film di Ennio Morricone all’Accademia Chigiana di Siena, vincendo il primo premio e la borsa di studio, ex aequo con Alfonso Caiani. In quel periodo composi, affascinato dalla lezione di Morricone sulla scrittura melodica (la prima che avessi mai avuto), il germe iniziale di questa melodia, lasciandola poi incompiuta e chiusa in un cassetto. Venticinque anni dopo, sull’onda dell’emozione per la scomparsa del maestro, ho ripreso quella melodia e l’ho completata." G.L. B. Violino - Teresa Storer Arpa - Ilaria Bergamin Tecnico del suono e curatore della parte midi - Gabriele Rossi




Siena, agosto 1995.
Nella foto in primo piano Sergio Miceli e Ennio Morricone.
Nella fila dietro ci sono io e quello che sarebbe stato poi mio allievo a Bari, Salvatore Sica.
Ancora dietro Marco Biscarini. Dovrebbe esserci anche Daniele Furlati, ma non lo trovo nella foto...

(Eclisse sta per scomparsa, ora sesta è mezzogiorno. Un modo poetico per evocare la morte del maestro).

domenica 31 maggio 2026

YOUTH - supereroi

Si crede di essere padroni della giovinezza, di averla conquistata e vinta e ormai di possederla per diritto.

Sono entrato nei trenta come una centuria romana in Gallia. Poi sono diventato padre e ho vinto il concorso in conservatorio. Mi sono sentito un supereroe e pensavo che quel decennio sarebbe durato per sempre. Padrone dell'universo.

Un giorno, però, come all'improvviso, tutto passa. E ci si accorge che era la giovinezza a dominare noi. Come un treno in corsa, mi aveva risucchiato nel suo viaggio interstellare e meraviglioso per lasciarmi poi in qualche stazione interplanetaria periferica.

Bisogna dire la verità, dall'alto di questa stazione semideserta la vista è spettacolare, la visione chiara e amplissima, cuore e mente sembrano essere diventati un lago incandescente e inquieto, ma il vento siderale è freddo e dallo spazio più profondo nubi scure sembrano sopraggiungere.

E pur tuttavia non sempre fanno paura. A volte incantano e si è colti dal profumo di nuovi viaggi e di nuovi mondi.




sabato 30 maggio 2026

La scomparsa di Edgar Morin

 

giovedì 28 maggio 2026

WIKIPEDIA è ANCORA UN'ENCICLOPEDIA LIBERA PER TUTTI?

Molti anni fa - cose che si fanno da giovani - preparai un mio profilo per Wikipedia e provai a pubblicarlo. Le procedure erano molto semplici, ma i controlli estremamente efficienti.

Così mi venne detto che il mio profilo non aveva ancora i requisiti necessari per finire su Wikipedia, e così non ci pensai più.

Qualche mese fa un gruppo di amici ed ex allievi ha deciso di occuparsi del mio profilo ed insieme abbiamo costruito una pagina ineccepibile da tutti i punti di vista.

Peccato che non sia possibile nemmeno farla esaminare e sottoporre a giudizio, perché le barriere e i filtri sono ormai tali, che risulta praticamente impossibile, almeno ai comuni mortali, di proporre alcunché.

Mentre la qualità dei contenuti mi sembra stia scadendo e sempre più spesso trovo pagine che sono dei semplici curriculum che ci si scrive da soli senza alcun riferimento bibliografico o pagine piene di informazioni sbagliate. Ma costoro come hanno fatto?











martedì 26 maggio 2026

1381 visualizzazioni nel mese di maggio

Per molti sarebbe un ben misero risultato, ma per chi è abituato a fare numeri a 2 cifre, è invece un piccolo grande successo
dopo un'attività di 15 anni.
Quest'anno ho inoltre l'onore di essere stato inserito nella sitografia del libro di Marco Moiraghi "Ascoltare il XXI secolo"!








 







domenica 24 maggio 2026

Balcani aumentati - Festival MITO 2019

 BALCANI AUMENTATI


Dalle note del programma che ho scritto per Il progetto musicale "Balcani Aumentati", al festival MITO SettembreMusica nel 2019. Si è trattato di uno spettacolo di musica da camera eseguito dal duo formato da Danusha Waskiewicz (viola) e Andrea Rebaudengo (pianoforte)

Non è molto nota la storia del Balkan Express che, nel corso della prima guerra mondiale, tra il 1916 e il 1918, sostituì il famosissimo Orient Express e da Berlino, con tappa a Vienna, raggiungeva Istanbul, passando attraverso quell’ampia regione peninsulare che passa sotto il nome di Balcani, un insieme vastissimo ed eterogeneo di etnie, lingue e religioni, da sempre in precario e delicatissimo equilibrio. Per fortuna la musica ha spesso la funzione di unire quello che appare sotto altri aspetti irrimediabilmente diviso e la parola Balcani musicalmente riporta ad un mondo ricco e variopinto ma con alcuni elementi amalgamanti. I ritmi bulgari o dispari, prima di tutto, ritmi così battezzati proprio da Bela Bartók e che egli stesso poi ritrovò con le sue ricerche musicologiche in un’area ben più ampia comprendente tutto il bacino del Mediterraneo; ritmi che danno vita ad una musica sanguigna e trascinante di grande intensità, capace di irrefrenabile gioia o inconsolabile malinconia. E tutta una serie di scale, non meno importanti per caratterizzare questa regione, dal sapore medio-orientale, come quella ‘aumentata’, dalla rigida simmetria interna. Scale simili si ritrovano in tutti i brani di questo concerto, fino all’Encore di Paolo Marzocchi.
Di Paolo Marzocchi, compositore e pianista, figura assolutamente poliedrica che si muove dal Brasile alla Cina con mille progetti diversi, è stato scritto che è ‘incurante delle barriere linguistiche’, e questa caratteristica può forse diventare la seconda chiave di volta di tutto il concerto di questa sera. A partire proprio da uno degli esecutori, Andrea Rebaudengo, uno dei pianisti più prestigiosi nel panorama contemporaneo, che condivide con Marzocchi un curriculum trasversale, comprendente tanto un percorso nella musica classica e contemporanea quanto frequentazioni a 360 gradi col mondo della musica popolare, del jazz e dell’improvvisazione; passando poi per il compositore croato Antun Tomislav Šaban, che si muove tanto nell’ambito della musica classica quanto del jazz, per arrivare fino all’ungherese Bela Bartók (nato in una cittadina della Transilvania oggi parte della Romania), uno dei più grandi compositori del Novecento e uno dei primi ad occuparsi professionalmente del canto popolare al quale dedicò tutta la sua vita e che riveste un ruolo centrale nel suo stile compositivo. Infine, anche la musica del compositore boemo Bohuslav Martinů, dimostra di saper mescolare la musica popolare del proprio paese con la musica dell’Impressionismo francese, di Igor Stravinskij e del jazz, in un equilibrio particolarmente felice.
«Margjelo e Pranvera filioi me ardhë [La primavera sta arrivando], sono due delle canzoni più famose della musica popolare albanese», scrive Marzocchi, «e provengono entrambe dalla città di Scutari (Shkodra) al confine tra Albania e Montenegro. La città di Scutari è un “unicum” nella cultura musicale albanese, con un’identità musicale molto forte e una tradizione antica e ricchissima di canzoni».
La prima è di Prenkë Jakova, il compositore più importante dell’Albania che dopo secoli di dominio ottomano si prese carico di ricostruire l’identità musicale del paese. La seconda, tradizionale, è una bella e dolcissima melodia nel tipico ritmo albanese in 7/8 e fa parte delle cinque Albanian Folksongs (2006 -2010), come anche Vaj si kenka ba dirnjaja [‘Ahimé, come siamo andati a finire’]. Le Albanian Folksongs rielaborano in maniera molto complessa alcune melodie popolari albanesi, tanto da potersi considerare quasi degli studi sulle potenzialità poliritmiche del pianoforte, e sono qui presentate in una versione per viola e pianoforte.
Sonata per viola e pianoforte. Martinů possiede un catalogo compositivo decisamente molto ampio e ancora abbastanza sconosciuto, che comprende una grande quantità di lavori da camera, tra i quali appunto la Sonata per viola del 1955. Si presti attenzione alla particolare alchimia di colori di questa Sonata, alla sua oscillazione tra il modo maggiore e quello minore. In un momento storico di grandi trasformazioni, Martinů trova un equilibrio particolarmente riuscito tra linguaggio popolare, scrittura semplice e felicità melodica da un lato e momenti di scrittura complessa, densamente polifonici e a tratti dissonante dall’altro.
heimat #2 (patria n.2). Variazioni su di un’immaginaria melodia popolare, dove «immaginario è l’aggettivo popolare e non la melodia» sottolinea Šaban. La composizione fa riferimento a quando una ventina d’anni fa soggiornava a Vienna e a quella particolare sensazione che condivideva con altri musicisti di doversi integrare in una società diversa, una sensazione estremamente attuale.
Canti popolari ungheresi. È del 1906 la raccolta di Bartók di 20 canti popolari ungheresi per voce e pianoforte. un momento chiave nel percorso del musicista, in cui gli antichi modi bizantini del canto contadino lo aiutano ad emanciparsi del tutto dalla tradizione romantica ottocentesca e guardare al futuro, liberandolo dal rigido esclusivismo della scala maggiore e minore, e consentendogli di poter impiegare ormai liberamente tutti e dodici i suoni della scala cromatica.
Encore. Un ‘temino’ come lo definisce lo stesso Marzocchi, nato per gioco a casa di un amico, che poi doveva essere utilizzato in un film horror del polacco di Michal Kosakowski (che non fu mai girato), che diviene infine un Encore, vale a dire un ‘bis’, e del quale esiste anche una versione orchestrale.

Gian-Luca Baldi