Il pathos dell’ordine e la selvaggia inclinazione al caos: Polifonie e frattali: viaggio
fantastico tra ordine e caos
Tra la polifonia, l’armonia parallela e l’eterofonia,
esistono in realtà infinite gradazioni intermedie. Soprattutto vi possono
essere molteplici esempi di polifonia alla
quale guardare oggi con interesse e curiosità, oltre a quella governata da un
controllo preciso delle istanze verticali. Polifonie diverse e fuori da un rigido controllo razionale,
tra le quali vorrei individuarne tre, che definirei polifonia naturale, polifonia
estemporanea e polifonia dionisiaca o caotica.
Con
il termine
polifonia naturale vorrei
indicare quel tipo particolare di polifonia non generata dalla mente umana, ma
non per questo necessariamente
disordinata
e
disarmoniosa. Al contrario, si può
parlare di «equilibrio, complessità e bellezza, a proposito della polifonia
degli ecosistemi»
, come
sostiene il compositore e ricercatore David Monacchi.
Monacchi, che si dedica da una decina
d’anni alla
registrazione sul campo degli ambienti sonori naturali del mondo, ci spiega
che, in base alle sue ricerche, «molte specie evitano una
competizione sonora utilizzando uno specifico registro di frequenze che non sia
occupato da altre specie, mentre altre approfittano dei momenti in cui il loro
spettro è relativamente libero. Altre specie ancora differenziano le loro
vocalizzazioni in maniera tale da essere uniche e riconoscibili, anche nel caso
che la loro specifica banda di frequenza sia affollata da altri linguaggi
sonori».
Un
ecosistema dunque produce una polifonia sapiente, che si è costruita in
centinaia di migliaia di anni, dove ogni creatura vivente ha trovato non solo
il suo spazio, ma, nell’emettere dei suoni,
la sua altezza precisa, vale a dire la sua nota, diversa da quella di
tutti gli altri essere viventi. Si ascolti, ad esempio, uno dei lavori di
Monacchi, il cd Prima Amazonia –
Portaits of Acoustic Biodiversity, per conoscere la complessa e armoniosa
polifonia della giungla amazzonica in diversi momenti della giornata. Una
polifonia che appare paradossalmente molto più armoniosa dell’immagine sonora
che ricostruisce Oliver Messiaen di un bosco francese, in Reveil des oiseaux (1953), composizione basata unicamente sui versi
di decine e decine di specie di uccelli, così come possono ascoltarsi tra la
mezzanotte e mezzogiorno, in un bosco delle montagne del Massiccio del Giura,
riprodotti però dagli strumenti di un’orchestra.
Con
polifonia estemporanea intendo invece
una polifonia blandamente libera, composta da linee contrappuntistiche spesso
improvvisate, e comunque non scritte, come si trova a volte nella musica di
tradizionale popolare o nella musica popolare moderna. Ad esempio in Nude dei Radiohead (da In Rainbow del 2008). Proprio a causa
della sua estemporaneità, possono trovarvisi parallelismi, dissonanze, momenti
di eterofonia.
Con
polifonia dionisiaca o caotica invece,
mi riferisco all’esempio estremo di una polifonia totalmente caotica e casuale,
come quella di una piazza, di un mercato, di una fabbrica, o di una via
trafficata. Oppure di una polifonia composta
nella quale però si rinuncia al principio stesso della polifonia, cioè quello
del controllo assoluto delle combinazioni, in una sorta di rito orgiastico, di
momento di smarrimento dionisiaco,
come può trovarsi in numerose partiture dal secondo dopoguerra ad oggi. Ma se
ne trova uno splendido esempio anche all’apice della composizione di Charles
Ives degli inizi del Novecento, Central
park in the dark, del 1906. Molto interessante inoltre l’affascinante
mescolanza sonora creata tra i rumori del traffico di Napoli e le
improvvisazioni di Steve Lacey nel film di Mario Martone (un regista
estremamente sensibile e attento al suono e alla musica), L’amore
molesto del 1995.
Questo
momento dionisiaco, di apparente perdita del sé e dell’equilibrio, questo caos più
o meno composto o dis-organizzato, ha
dimostrato nel corso del Novecento di esercitare un’attrazione irresistibile, ed
è stato (ed è) compito di ciascun artista il decidere come e quanto domare
questa forza centrifuga. Una forza che esercita il ruolo di contraltare, spesso
necessario e inevitabile alla ricerca ed al bisogno dell’ordine misurato,
dell’equilibrio e della bellezza, ed insieme costituiscono il vero binomio
fantastico della modernità, per il quale ho citato le belle parole di Claudio
Magris: il «pathos dell’ordine e la selvaggia inclinazione al caos».
In
fondo è come se nel corso del nostro viaggio nel suono, sentissimo il bisogno
tanto di navigare in superficie, rimanendo nella rassicurante eufonia dei primi
armonici, quanto quello di spingerci in un Viaggio
allucinante(Fantastic Voyage nella versione
originale) nel mondo microscopico, dove tutto è dilatato ed ingrandito alla maniera degli spettrali, e dove gli
armonici più remoti e le parziali inarmoniche giganteggiano inquietanti…
Come
ho già detto, l’attrazione per i mari turbolenti del caos è stato spesso, nel
Novecento, un sentire consapevole, vicino alle scoperte della fisica e della
geometria degli anni Sessanta e Settanta:
«Io
lavoro empiricamente, non matematicamente, non scientificamente, piuttosto ‘a
mano’, ma con un’inconsapevole approssimazione alla geometria. Mi furono noti i
paralleli tra le ricerche matematiche degli anni Sessanta e le mie composizioni
del 1984, quando vidi le prime mostre delle immagini degli insiemi di Julia e
di Mandelbrot, ottenute al computer da Heinz-Otto Peitgen e Peter H. Richer».
Sebbene non sistematicamente la geometria frattale e la teoria del caos ad essa
collegata sono dunque intervenute nelle composizioni musicali, e principalmente
nella gestione dell’articolazione formale…».
D.Monacchi, Recording and Representation on Eco-Acoustic Composition,
Contributo
al libro degli Atti del Convegno Internazionale Soundscape in the
Arts (Norwegian Academy of Music, OSLO – 08-10/04/2010). NOTAM Norvegian Center for Technology in Music and Arts, OSLO 2011.
Prima Amazonia –
Portaits of Acoustic Biodiversity, Wild Santuary,
California 2007.