lunedì 5 gennaio 2026

Le conseguenze del coraggio e dell'integrità

 

Mio nonno paterno Guido Maria Baldi fu l'ultimo segretario del Partito Popolare nel Bolognese[1], e unico caso in Italia di docente universitario che oltre a perdere la cattedra fu privato anche della laurea dal Partito Fascista[2], Insieme al mio nonno materno Camillo Bruno, ha avuto un ruolo fondamentale nella mia formazione artistica, storica e cinematografica.



[1] Inventario – Archivio Volpe, Ministero per i Beni e le Attività Culturali - Soprintendenza Archivistica per l’Emilia Romagna, 2010, p.17 (https://sab-ero.cultura.gov.it/fileadmin/risorse/Inventari/Inventario_Archivio_Volpe.pdf).

[2] Carteggio Missiroli – Prezzolini, Edizioni di Storia e Letteratura - Dipartimento dell’Istruzione e Cultura del Canton Ticino, Roma 1992, p. 426.



domenica 21 dicembre 2025

La Seconda Squadra – L’immagine

La Seconda Squadra ha il compito di consentire il passaggio tra il Primo ed il Terzo livello.

Non solo perché si tratta di due livelli assolutamente differenti, ed i passeggeri vanno preparati:

questa è solo una delle due ragioni per cui esiste la Seconda Squadra e il Secondo livello, un livello per così dire transitorio.

Ma anche perché la partenza dal Primo livello può essere molto difficile ed in alcuni casi dolorosa.

Per questo la Seconda Squadra è così numerosa. Dobbiamo essere pronti. Non avete nemmeno idea di come arrivano da noi. In quale stato. Ma il nostro compito è di arrivare prima. Prima ancora che i passeggeri abbandonino il Primo livello. Di essere già lì, con loro nel Primo, ed accoglierli e portarli qui. Altrimenti ne perderemmo molti.

Il nostro compito è estremamente delicato. Abbiamo una funzione curativa ed una ricostruttiva.

Perché il dolore può essere devastante. Noi dobbiamo essere lì con loro ed essere pronti. Afferrarli nel preciso istante in cui arrivano, dopo averli seguiti passo passo nel passaggio tra il Primo e Secondo livello. Ma molti di noi li afferrano anche prima, per diminuirne il dolore. Non sarebbe corretto, ma viene tollerato. I superiori lo sanno. E ce lo lasciano fare.

Poi c’è il periodo di quarantena, durante il quale ci prendiamo cura dei passeggeri e li facciamo guarire. Ma soprattutto ci assicuriamo che l’immagine si ricostruisca.

Lo so. È difficile da comprendere.

Molti obiettano: ma perché ricostruire ciò che si perderà di nuovo? Ciò che è destinato a cambiare radicalmente per sempre, nel Terzo livello? Che senso ha restituirgli l’immagine?

Ma senza di essa sarebbero perduti, e non riuscirebbero ad essere traghettati fino al Terzo livello. Anche se là tutto cambia. In una maniera così radicale da essere inconcepibile non solo nel Primo, ma anche qui, nel Secondo livello. Non si può nemmeno immaginare quanto diversa sia la realtà successiva.

Proprio per questo è importante l’immagine.

Noi li raccogliamo che sono feriti, frammentati, decostruiti. Il passaggio è di per sé un trauma, anche quando è naturale, anche quando non è doloroso. Ci si perde. Per molto tempo non si sa più chi si è, si perdono i ricordi, si perde la consapevolezza del nostro io.

Se poi l’abbandono è stato doloroso, se poi è stato molto violento, allora l’anima va letteralmente in mille pezzi. E bisogna ricucirla insieme.

Ecco, questa è una buona definizione. Noi siamo chirurghi dell’anima.

Ne ricuciamo pezzo per pezzo e la curiamo. L’abbandono del corpo fa questo effetto. E si deve abituare. Soprattutto al momento non le rimane niente. Sembra che con la dissoluzione delle cellule cerebrali, anche tutto il nostro io e i nostri ricordi scompaiano.

Noi della Squadra Seconda siamo lì per ripescare dal nulla tutto questo e ricomporlo.

E giorno dopo giorno l’immagine si ricostruisce, e loro sono pronti.

Pronti per il grande salto.

L’immagine del loro io, del loro sé ricomposta e come rinata, è pronta allora alla nuova partenza, alla nuova trasformazione.

Altrimenti sarebbe perduta, come un astronauta che vaga alla deriva nello spazio, come un naufrago abbandonato su di un pezzo di legno nel mezzo dell’oceano. Non resterebbe nulla di nulla.

E invece…

E invece resiste. Una volta che l’immagine si ricompone, è pronta a qualsiasi trasformazione. Anche se non resterà niente di ciò che era stata, quel nulla avrà una forma impalpabile, un’essenza, che le darà una nuova fisionomia ed una nuova vita, in quel mistero assoluto che è il Terzo livello.

A questo punto lo so. Arriva la solita domanda. Dopo il Terzo livello ce ne sono altri?

M questo non lo sappiamo nemmeno noi. E poi tutto sarebbe così diverso che non avrebbe nemmeno senso chiedercelo, dopo la ‘seconda morte’….







 Una delle Miniature Amare rimaste fuori da Futureworld - Cuori nella Corrente e quindi inedita.

Credo oggi che il suo posto fosse invece accanto ad Arriva il giorno e alle altre.

 

lunedì 15 dicembre 2025

Edizione cinese de Nel favoloso mondo della musica

 Ecco la copertina!

In Cinese è stato tradotto Questa è la musica, e il mio nome c'è (grazie al mio caro amico Feng che me lo ha tradotto).

Daylight Publishing House 2025.












martedì 2 dicembre 2025

Libri


 Immaginazione, creatività e divulgazione

Ecco le mie tre stelle guida

sabato 1 novembre 2025

Curriculum e catalogo aggiornati

 






Gian-Luca Baldi (Bologna 1961). Compositore, scrittore e titolare della cattedra di composizione presso il conservatorio Agostino Steffani di Castelfranco Veneto (Treviso), è autore di oltre un centinaio di composizioni per vari organici e destinazioni (da camera, per orchestra, per il cinema, per la danza ed il teatro musicale, oltre ad un catalogo di una settantina di pop song). Nel cinema ha collaborato col padre Gian Vittorio in varie occasioni, in particolare per il film Nevrijeme (Il temporale). Ha lavorato a lungo con la danza, collaborando con danzatrici e coreografe prestigiose come la californiana Teri Weikel, e nel teatro per mondi fiabeschi, con sette lavori al suo attivo, tra i quali Il brutto anatroccoloSergej e la luna reginaOiche Shahmna ovvero la vera storia di Hallowe’en e il Principe vagabondo – Omaggio a Charlie Chaplin

Ha cominciato agli inizi degli anni Duemila a dedicarsi professionalmente anche alla scrittura, sia attraverso il suo impegno di saggista e teorico con libri come Grammatica dell’armonia fantastica – Appunti e Interludi (Anicia, Roma 2012), Grammatica dell’armonia fantastica – Quaderni di lavoro (Anicia, Roma 2014), entrambi dedicati alla Grammatica della fantasia di Gianni Rodari, Cronodiànoia o del Realismo Interiore (Armelin, Padova 2015), dedicato al rapporto tra le Lezioni americane di Calvino e la musica, sia con la narrativa. Nel 2016 ha vinto il premio Bukowski nella categoria miglior romanzo con Quello di cui non vogliamo parlare, e nel 2018 il Premio speciale della giuria Viareggio Fantasy con il romanzo Le tessitrici dell’ultimo giorno. Il suo ultimo romanzo Metafisica delle nuvole è rientrato tra gli undici finalisti del Premio Modigliani 2022. Ha collaborato inoltre per otto anni con la rivista della Mondadori Prometeo, e col Festival MITO per il quale ha scritto i programmi di sala (2017-2023).

Nel 2024 gli è stato commissionato il completamento della Trilogia Fantasy dedicata ad Amleth. E' in uscita la ristampa del primo libro con nuovi disegni. I prossimi volumi usciranno alla fine dell'anno e nella prossima primavera: La Principessa Amleth e le Nove Regine Bianche, e La Principessa Amleth e il Regno alla Fine del Mondo. I tre libri sono firmati con lo pseudonimo di Lanth J, Nautilus.

La sua attività trentennale e clandestina di song writer è venuta alla luce nel 2021 col progetto L’amor fuggente, l’album di canzoni-madrigale che cerca di fondere lo spirito polifonico monteverdiano con la canzone pop moderna, uscito su Spotify con lo pseudonimo di Bludicaos.


Bolognese di nascita e romano d’adozione, si trasferisce a Padova nel 2000, e nel 2024 a Bassano (Romano d'Ezzelino) con la moglie Manuela Campana.



Selezione delle ultime opere del Catalogo 


Op. 118, That's the Nature of Love, song (2025),

Op. 117, Amleth corre veloce, song per l'uscita della ristampa del romanzo, La Principessa Amleth e il Regno degli Orchi (2025),

Op. 116, ‘Tis time, tis time – Trittico Verdiano, per chitarra (2025),

Op. 114, Doppio Concerto per flauto, arpa e orchestra (2024)

Op. 112, Different Solitudes, op. 112, Concerto per violino e orchestra

Op. 111, Sergej e la Luna Regina, l'Opera-Fiaba, riscrittura ed ampliamento della fiaba del 2002, libretto e musica, in 5 quadri, 7 ruoli e 4 interpreti, 9 songs, Duetti, Terzetti e 2 filastrocche rap.

Op. 110, Ninà ninà  - per coro misto - Maggio 2023, per il coro InCanto.

Op. 108. Monteverdi Augmented, Amor-Il lamento della ninfaSì dolce il tormento, per 6 voci barocche, 5 archi e tiorba - Teatro Accademico di Castelfranco Veneto, marzo 2023

Op. 103, Agnus Dei, per coro,  2022/2023 

Op. 102, Doppio orizzonte, per orchestra a 2,  3/11/2022- 11/1/2023 – Commissione dell’Orchestra Metropolitana di Bari 

Op. 101, 11 Canzoni-Madrigale L’amor Fuggente, 2021-2022 (n.57-67), issued on Spotify (marzo-luglio-dicembre) AAA:

Amor stringi i tuoi lacci (2021), Scirocco (1993/2021), Io vorrei (2003/2021), L’amor fuggente (2021), Raingardens (1996/2021), I colori del cuore (2005/2021), M’innamoro di te (2006/2021), D’azzurro e di niente (2022), La lontananza non è come il vento (1993/2022), Che si disgreghi il mondo (2020), Dimmi (198…?/2021 - unrecorded).

Op. 100, Sucide by the railway - Screaming madrigal, dicembre 2021

Op. 95, Beethoven Recomposed – La Metamorfosi di Coriolano, per orchestra, 2020 (Arezzo 2021, commissione dell'Orchestra giovanile di Arezzo)

Op. 93, How lonesome the wind, per coro, 2020 

Op. 88, Favole al telefono, 9 Favole al telefono di Rodari, per quintetto di fiati, 2019-2022 

Op. 85, Midwinter Spring, per 6 voci e archi, 2019 

Op. 84, Nove microludi intrecciati, per clarinetto, violino e violoncello (estensione e rielaborazione di Senza), 2019  (Bari e Parma, 2019)

Op. 83, Dunamis, per pianoforte solo, fine 2019 

Op. 82, Riflessioni sull'Eucarestia, (per un documentario su Feltre) per clarinetto, 2019

Op. 81, La luccicanza dell’onda, per grande orchestra (2 versioni, a 3 e a 2), estate e autunno 2018 

I sette principi dell'insegnamento (da Grammatica dell'armonia fantastica - Appunti e Interludi, Anicia, Roma 2012)

Alcuni princîpi per l’insegnamento della composizione





                                                              

Al termine di questo primo cammino di riflessioni, resta comunque l’interrogativo fondamentale: come posso io insegnante rispettare e valorizzare il mondo specifico dell’allievo, non rendere muto il suo emisfero destro e contemporaneamente comunicargli un artigianato ed un mestiere?
Come posso rendere l’insegnamento non solo della composizione, ma anche dell’armonia e della musica in genere un cammino verso lo sviluppo della creatività, dell’immaginazione e del pensiero divergente, un «avviare intimamente, per favorire la disposizione creativa»[2], per dirla con Klee?
Se continuo a somministrare un insegnamento nozionistico e passivo, non c’è speranza. Se quelle sono le regole dell’armonia e si tratta solo di memorizzarle ed applicarle, per quanto lo si faccia musicalmente, e creativamente, non si esce da questo vicolo cieco. Da questo punto di vista, tutti i manuali di armonia sono uguali, eccellenti, ma adatti a sviluppare solo un tipo di conoscenza, solo un tipo di emisfero…. Quello sinistro.

Vorrei cominciare allora, prima di tutto, tenendo ben presente i principi della rivoluzione copernicana delle scienze pedagogiche, e riflettere su quanto dice Rodari a questo proposito: «In un’impresa educativa il programma non dovrebbe essere l’elenco delle cose che ci proponiamo di ottenere dai bambini, ma di quello che dobbiamo fare noi per essere utili ai bambini. Dovremmo elaborare regole per il nostro comportamento»[3].
In questi anni io ed i miei colleghi siamo stati occupati e preoccupati a proporre, elaborare e rivedere i programmi per i nuovi corsi accademici e pre-accademici. Cercando di individuare i percorsi migliori e le prove d’esame giuste.
Ma forse non era tanto il programma di studi quello sul quale avremmo dovuto focalizzare la nostra attenzione, quanto piuttosto l’insieme di regole, o principi, o linee guida, che noi insegnanti dovremmo seguire nel momento in cui si incontra un allievo, e che costituiscono i fondamenti del lavoro stesso di insegnante.
Queste sono allora le mie personali conclusioni…

Il principio primo dovrebbe essere quello di mettermi in contatto con l’allievo, attraverso l’ascolto, l’interesse, e il rispetto per tutto quello che riguarda il suo mondo interiore. Raramente si chiede ad un allievo cosa ama, e soprattutto poi ci vuole tempo perché l’allievo si apra e lo riveli all’insegnante. E’ necessario quindi che l’insegnante persegua questo punto con convinzione e costanza. E l’allievo deve sentirne, appunto, tutta l’attenzione ed il rispetto, l’interesse e l’affetto. A volte ci vogliono mesi perché un allievo si apra e ci riveli le sue passioni, o ci faccia ascoltare le sue musiche. Ma se non dimostriamo rispetto, apertura e interesse, quel momento non arriverà mai.
Perché dovrebbe essere ininfluente, ad esempio, che un allievo che si iscrive al corso di composizione, abbia una passione per la tehcno? Ed io insegnante, posso permettermi il lusso di non saperlo?

La risposta per me è assolutamente negativa: quel lusso non posso permettermelo. Perché quella sua passione, quel suo amore, oltre a parlarmi di lui, può essere il sentiero che mi conduce, anzi, che ci conduce ad ottenere dei risultati dal punto di vista didattico, e questo è il secondo principiola ricerca del significato. In quello che un allievo fa ha il diritto di trovare una motivazione profonda, un significato, appunto. E questo può ottenerlo soltanto relazionandosi al suo mondo interiore. Di qualunque natura sia. Non si può fare del razzismo culturale in questi ambiti. Non possono esserci cose giuste da amare e cose sbagliate.

Da bambino mi ero innamorato di un fumetto. Un fumetto nuovo, che ho seguito dal primo numero, e nel cui mondo ho vissuto per più di tre anni, completamente assorbito dalle sue storie e dai suoi personaggi. Era, in tutto e per tutto, una grande passione. Un amore. Che tuttavia nessuno ha mai preso seriamente in considerazione. Né mia madre, preoccupata che mi facesse venire degli incubi notturni. Né mio padre, che vedeva solo il rischio di una contaminazione del mio intelletto. Né il mio maestro. Ma proprio quest’ultimo avrebbe dovuto sfruttare questa mia passione.  Perché amore significa ricordare ogni singolo dettaglio, comprendere, essere curiosi, e da lì muovere per considerazioni più generali e profonde.

La prima riflessione sulla forma, sulla narrazione, sul ritmo di una storia e sull’evoluzione di un personaggio, la scoperta tanto dell’amore per la coerenza e la linearità, quanto dell’insofferenza invece per la discontinuità, le ho fatte proprio su quel fumetto. Se qualcuno avesse sfruttato quella passione, avrei evitato di pascolare pigramente nelle istituzioni scolastiche per tanti anni, alla ricerca di un senso, e di essere come un ruminante che mangia erba già masticata (per usare l’immagine citata di Boulez), nell’apprendere.

Nella ricerca del significato poi, l’apprendimento dovrebbe coinvolgere l’essere tutto e mantenere una componente affettiva. Come ho detto, è necessario dare un ruolo prioritario alle emozioni,  in tutti i processi cognitivi. E questo potrebbe essere il terzo principio. Provare a mettere le proprie emozioni in quello che si fa, imparare ad esprimerle attraverso i suoni e attraverso la costruzione della forma.

Ma parallelamente al ruolo delle emozioni è indispensabile conservare un ruolo altrettanto prioritario alla libera immaginazione, alla creatività, al gioco, al divertimento. Come ho detto, ogni manuale dovrebbe avere le sue pagine bianche per lasciar posto alle scoperte e alle scelte individuali di ogni singolo allievo. Dargli la possibilità di inventare e di creare, e così facendo di impadronirsi profondamente del materiale che sta usando. E questo, il gioco creativo,  sempre  comunque, potrebbe essere il quarto principio. E sarebbe magnifico riuscire a creare un manuale nuovo ogni anno, con i frutti di questo gioco creativo, insieme agli allievi. Ma naturalmente un insegnante avrebbe bisogno di nove vite… Oppure dovrebbe alternare, ad un anno pieno di lavoro con gli allievi, un anno di studio e di ricerca per rigenerarsi e per raccogliere ciò che si è imparato insegnando. E questo sarebbe possibile, forse, in uno dei mondi dell’Astronomia fantastica 

Il quinto principio dovrebbe essere quello di ricordare sempre che il sapere, i concetti astratti, il nozionismo, andrebbero somministrati con prudenza e attenzione. La musica ha a che fare prima di tutto col suono e con l’ascolto. Dosi eccessive di nomi e concetti astratti, soprattutto nei primi anni, non fanno che appesantire e spegnere le facoltà di apprendimento dell’allievo. Il delicato equilibrio tra conoscenza e inconsapevolezza, tra ricordare e dimenticare è molto importante, soprattutto nei primissimi anni. Il nome delle specie delle settime, ad esempio, o dei vari tipi di sesta aumentata, sono nozioni sostanzialmente inutili all’inizio, o almeno fintantoché l’allievo non abbia fatto esperienza di quelle sonorità, ed abbia imparato a conoscerle ed interiorizzarle. Proprio per questa ragione l’ascolto, l’ascolto in classe in modo particolare, è importantissimo, e non andrebbe mai trascurato. Ma dovrebbe costituire al contrario uno di pilastri dell’insegnamento musicale. Non solo. Ma l’ascolto di alcuni capolavori scelti insiemi dal docente e dall’allievo, un ascolto continuato e  ripetuto per tutto l’anno scolastico, fino ad arrivare ad una conoscenza piena ed approfondita di quei lavori, dovrebbe costituire la base principale di un cammino di apprendimento, e questo, potrebbe essere il sesto principio.
Infine, in seguito all’ascolto attento e alla frequentazione continua e approfondita di un numero limitato ma eterogeneo di lavori, si dovrebbe predisporre ad un atteggiamento di responsabilità  ed autoregolamentazione nei confronti delle regole e delle leggi, e questo potrebbe essere il settimo principio.

Naturalmente la prima cosa che viene da osservare, è che, per come sono organizzati oggi i nostri corsi di studio, non c’è il tempo e la possibilità per questo tipo di approccio all’insegnamento. Come posso soltanto cominciare ad applicare uno di questi principi, con un corso di trenta ore o addirittura con uno di quindici?
Ma è necessario prima decidere la forma esterna dei corsi, o prima il loro contenuto? Può un calzolaio costruire prima le scarpe, a prescindere dal piede che andranno a calzare, e poi, se queste non si adattano, adattare il piede ad esse, con conseguenze dolorose e castranti per chi le indossa?
Naturalmente è un paradosso, però…

C’è da dire tuttavia che, per quanto la riforma dei Conservatori ne abbia snaturato notevolmente l’anima di scuole artigianali, di laboratori d’arte, di vere e proprie botteghe rinascimentali che nei casi migliori creavano rapporti lunghi e proficui tra allievi e maestri, la possibilità ed il tempo di instaurare rapporti duraturi resta ancora. E spesso, più che una questione di tempo, è una questione di disposizione interiore…

Inoltre il compito forse più difficile a questo punto, sarebbe quello di tradurre in pratica questi principi. Ma non è tra le finalità di questo libro quello di proporre degli esercizi concreti. Ai quali sarebbe giusto dedicare un vero e proprio Esercizi per la Grammatica dell’armonia fantastica
Anche se poi va detto che, se tali esercizi devono aderire alla specificità di ogni singolo allievo, è necessario che cambi radicalmente il modo di pensare gli esercizi stessi. E per farlo ci vorrebbe «lo sforzo e l’esperienza di molti musicisti»[4]. Anzi, più che di esercizi, sarebbe necessario «l’individuare alcuni ‘accessi’ attraverso i quali gli insegnanti siano incoraggiati a muoversi verso una nuova impostazione dei saperi…»[5].

In fondo però è anche vero che si può tener conto dei principi enunciati con qualsiasi tipo di lavoro e di compito.  Anche nella realizzazione di un semplice basso dato vi possono essere infinite possibilità di lasciare spazio alla fantasia, alla creatività, all’espressione delle proprie emozioni e del proprio mondo interioreAnimum debes mutare non caelum[6]: in questo caso deve mutare la nostra disposizione nei confronti dell’apprendimento, più che quello che studiamo; e da archivisti del sapere, riceventi passivi di una serie di informazioni, che dobbiamo semplicemente archiviare e conservare, dovremmo trasformarci in giardinieri, o in cuochi, cioè in coloro che attraverso la cura, l’amore e lo studio, trasformano e sviluppano l’elemento dato (un seme, degli ingredienti, il sapere…), in qualcosa di profondamente diverso, che gli appartiene intimamente. E lo fanno attraverso un processo che deve essere gioioso, giocoso e creativo. Sempre, «anche se sono in ballo le matematiche severe»[7]







[1] G. Rodari,  Il maestro Garrone, in Favole al telefono, Einaudi, Torino, 1962, pp.128-129.
[2] Citato in J. Spiller, Genesi degli scritti pedagogici, Saggio introduttivo a P. Klee, Teoria della forma e della figurazione – Volume I: Il pensiero immaginale, Mimesis, Milano 2011, p. XIX.
[3] G. Rodari, Dalla parte del bambino, in Scuola di fantasia, a cura di Carmine De LucaEditori Riuniti, Roma 1992, p. 61, citato in M. Piatti, E. Strobino, Grammatica della fantasia musicale, FrancoAngeli, Milano 2011, p. 17.  Il corsivo è mio.
[4] P. Hindemith, The craft of  musical composition,  Schott, London 1942, p. 9.
[5] Lo dice Edgar Morin a proposito de I sette saperi necessari all'educazione del futuro.
[6] L. A. Seneca, Epistole a Lucilio, XXVIII.1, CIV.8, Zanichelli, Bologna, 1973: «è l’animo che deve mutare, non il cielo».
[7] G. Rodari, Grammatica della fantasia musicale – Introduzione all’arte di inventare storie, Einaudi, Torino 1973, p. 172.

L'enigma delle Goldberg (da Grammatica dell'Armonia Fantastica - Appunti e Interludi, Anicia, Roma 2012)

 









Il mio studio trentennale sulle Goldberg: l'articolo uscito nel 2012.