G.L. Baldi
Programma per il Festival MITO 2021: il Song Cycle di Brad Mehldau Folly of Desire
«Ho immaginato che Brahms si fosse
svegliato una mattina e avesse the blues»,
scrive Brad Mehldau a proposito delle sue Variations
on a Melancholy Theme, la sua ultima e recentissima creatura
discografica. Tuttavia le Variations
costituiscono solo l’ultimo gradino di un percorso che ormai da lungo tempo
intreccia musica classica e contemporanea, jazz e rock.
Di formazione classica, Mehldau comincia
a studiare il pianoforte a sei anni, e già nella prima adolescenza comincia a
dedicarsi al jazz. Considerato da alcuni il pianista più influente in ambito
Jazz emerso dagli anni Novanta ad oggi («New York Times»), il suo stile è stato
definito una miscela preziosa tra l’impressionismo pianistico di Debussy a lo
stile di Bill Evans. Ma Mehldau ha dimostrato nel tempo, dopo gli esordi col
suo trio (con Larry Grenadier al basso e Jorge Rossy alla batteria), di essere tanto un
fine e straordinario improvvisatore, capace di far cantare il suo pianoforte,
quasi fosse in grado di ricreare la voce umana con le sue dita, quanto un
sapiente compositore di architetture musicali ampie e complesse.
Prima di Folly of desire si era già dedicato ad
un ciclo unitario di composizioni vocali. Nel 2005 ha collaborato infatti con
la soprano Renée Fleming, dando vita a Love
Sublime, su testi della poetessa americana Louise Bogan e di Rainer Maria
Rilke. Altro momento cruciale della sua
carriera è l’incontro con Johann Sebastian Bach, per il quale è inevitabile
correre col pensiero a Keith Jarret e alle sue incisioni discografiche del Clavicembalo ben temperato e delle Variazioni Goldberg. Ma nel suo After Bach Mehldau non si limita ad
eseguire cinque brani originali del grande compositore barocco, bensì li alterna
a cinque composizioni proprie, nelle quali rielabora e reinventa l’originale
bachiano in chiave moderna.
Infine non va dimenticato
il suo rapporto col rock. Tra i tanti autori le cui canzoni ha inserito nel suo
repertorio (Beatles, Beach Boys, Nirvana, Nick Drake, Pink Floyd), spicca
l’attenzione costante al gruppo dei Radiohead, anch’esso come Mehldau aperto a
sua volta a sintesi ed incontri trasversali tra mondi diversi (si veda
l’incontro di Johnny Greenwood con uno dei più grandi compositori
dell’avanguardia del secondo dopo guerra come Krzysztof Penderecki).
Folly of desire è stato commissionato in occasione dell’esecuzione dei Dichterliebe di Robert Schumann alla
Carnegie Hall nel 2011 col tenore Ian Bostridge. Entrambe possono essere
considerate due raccolte di Lieder.
Si faccia tuttavia attenzione alla delicata traduzione della parola tedesca
Lied (Lieder al plurale), il cui significato sembra ingannevolmente
corrispondere senza tanti problemi alla parola italiana ‘canzone’. In realtà, il
termine italiano, dopo essersi prestato ad indicare una forma strumentale
importante della musica rinascimentale, ha acquisito nel tempo una connotazione
sempre più legata alla musica leggera italiana degli ultimi settanta anni.
Completamente diversa invece la storia del termine Lied, che indica una breve
forma vocale per voce e pianoforte fiorita nei salotti dell’alta borghesia
mitteleuropea, a cavallo tra Sette e Ottocento, e che accidentalmente può
essere prestata anche a quelle composizioni che, come Folly of desire, desiderano collocarsi nel solco di quei repertori.
Da sottolineare, nel repertorio liederistico, il delicato equilibrio tra
voce e pianoforte. La scrittura pianistica è spesso semplice ed essenziale, ma
quasi mai scade nel ruolo di un mero accompagnamento, bensì dialoga col canto,
avendo sovente il proprio materiale tematico indipendente, sia esso costituito
da una sola linea melodica che contrappunta la voce o da gesti più accordali e
strumentali.
Composti inizialmente per una voce femminile e dedicati al soprano Wilhelmine Schröder-Devrient, i Dichterliebe (Amore di poeta,
1840) vengono oggi eseguiti principalmente da voci maschili. Schumann aveva
selezionato una ventina di testi dalle sessantacinque poesie della raccolta Lyrisches
Intermezzo, pubblicata da Heine come seconda parte del suo Buch der Lieder , ma poi ne vennero selezionati
16 per la pubblicazione. Da sottolineare che all’interno della
produzione di Schumann, il 1840, l’anno in cui egli sposa Clara Wieck, riveste
un’importanza del tutto speciale, perché egli si dedica con particolare
assiduità ai Lieder, componendone oltre cento.
Se i Dichterliebe
costituiscono la cronaca amara delle altalenanti emozioni di un cuore
innamorato, spaziando dalla gioia (n.1) alle lacrime di commozione (n.2), dal
perdersi fiducioso in un sentimento totalizzante ed assoluto (nn.3,4,5 e 6),
allo scoramento più nero (n.8), fino alla rabbia (16), ancora più complessa la
tavolozza di colori emotivi e di sentimenti collezionati da Mehldau per il suo
ciclo, che raccoglie insieme infatti anche i più diversi poeti, da Goethe a
Brecht, da Blake a Shakespeare, fino ai contemporanei Edward Estling Cummings
(1897-1962), meglio noto come e. e. cummings (nemico delle maiuscole e delle
regole di punteggiatura) e W.H. Auden (1907-1973). In questa raccolta si passa
dalle inquietudini di Blake che associa la rosa, simbolo per antonomasia
dell’amore, alla malattia e al verme che vola invisibile nella tempesta
notturna e si appresta a divorarla, al desiderio bruciante dei Sonetti di
Shakespeare, dall’enigmatica vicenda mitologica di Leda afferrata da un cigno e
portata in volo e poi lasciata cadere di Yeats, al sacrilego stupro di un
angelo di Brecht, fino alla dissacrante e oscena filastrocca amorosa di Cummings.






