L'armonia misurata del giorno e della notte parte II - DANZA A TRE
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Quando cominciai a collaborare con la coreografa e ballerina californiana Teri Weikel, stavo attraversando un periodo molto particolare della mia vita di compositore.
Era nata da poco mia figlia e tutta la mia energia e concentrazione sembrava precipitare verso quel vortice di amore e sconvolgimento che era l'esser padre.
Mi fu chiesto di scrivere musica in un paio di settimane. Oggi ci metterei anche la metà del tempo, ma allora era come prendere una navicella interstellare per affrontare un viaggio galattico e tornare sulla terra.
Mi sembrava un compito impossibile e non sapevo da dove cominciare.
Presi lo spunto da una canzone che avevo scritto in quel periodo (ma guarda un po') con un ostinato molto accattivante che è poi quello di Danza a tre.
Il testo diceva qualcosa di simile (non l'ho mai scritta):
I watch the sky
Open the windows of my eyes
My mind is void
My thoughts many miles away
E poi nel ritornello che è la parte dove, nel brano strumentale, la musica si addolcisce e compare una melodia discendente per gradi congiunti:
Soft and gently
The rain falls
on my roof.
Tuttavia la ragione principale che mi spinse a fare questa esperienza col minimalismo fu un'altra.
Teri era un'improvvisatrice nata. Ed io come potevo starle dietro con la musica scritta? Se lei allungava o accorciava i suoi numeri di 3 o 4 minuti, ero perso.
Escogitai allora il sistema a ritornelli di quattro misure, tipo lo Steve Reich di Piano Phase e tanti altri pezzi. In questo modo potevo facilmente allungare o accorciare il mio pezzo a fisarmonica, semplicemente dicendo agli interpreti di ripetere non 3 ma 4 o più volte.










