domenica 24 maggio 2026

Balcani aumentati - Festival MITO 2019

 BALCANI AUMENTATI


Dalle note del programma che ho scritto per Il progetto musicale "Balcani Aumentati", al festival MITO SettembreMusica nel 2019. Si è trattato di uno spettacolo di musica da camera eseguito dal duo formato da Danusha Waskiewicz (viola) e Andrea Rebaudengo (pianoforte)

Non è molto nota la storia del Balkan Express che, nel corso della prima guerra mondiale, tra il 1916 e il 1918, sostituì il famosissimo Orient Express e da Berlino, con tappa a Vienna, raggiungeva Istanbul, passando attraverso quell’ampia regione peninsulare che passa sotto il nome di Balcani, un insieme vastissimo ed eterogeneo di etnie, lingue e religioni, da sempre in precario e delicatissimo equilibrio. Per fortuna la musica ha spesso la funzione di unire quello che appare sotto altri aspetti irrimediabilmente diviso e la parola Balcani musicalmente riporta ad un mondo ricco e variopinto ma con alcuni elementi amalgamanti. I ritmi bulgari o dispari, prima di tutto, ritmi così battezzati proprio da Bela Bartók e che egli stesso poi ritrovò con le sue ricerche musicologiche in un’area ben più ampia comprendente tutto il bacino del Mediterraneo; ritmi che danno vita ad una musica sanguigna e trascinante di grande intensità, capace di irrefrenabile gioia o inconsolabile malinconia. E tutta una serie di scale, non meno importanti per caratterizzare questa regione, dal sapore medio-orientale, come quella ‘aumentata’, dalla rigida simmetria interna. Scale simili si ritrovano in tutti i brani di questo concerto, fino all’Encore di Paolo Marzocchi.
Di Paolo Marzocchi, compositore e pianista, figura assolutamente poliedrica che si muove dal Brasile alla Cina con mille progetti diversi, è stato scritto che è ‘incurante delle barriere linguistiche’, e questa caratteristica può forse diventare la seconda chiave di volta di tutto il concerto di questa sera. A partire proprio da uno degli esecutori, Andrea Rebaudengo, uno dei pianisti più prestigiosi nel panorama contemporaneo, che condivide con Marzocchi un curriculum trasversale, comprendente tanto un percorso nella musica classica e contemporanea quanto frequentazioni a 360 gradi col mondo della musica popolare, del jazz e dell’improvvisazione; passando poi per il compositore croato Antun Tomislav Šaban, che si muove tanto nell’ambito della musica classica quanto del jazz, per arrivare fino all’ungherese Bela Bartók (nato in una cittadina della Transilvania oggi parte della Romania), uno dei più grandi compositori del Novecento e uno dei primi ad occuparsi professionalmente del canto popolare al quale dedicò tutta la sua vita e che riveste un ruolo centrale nel suo stile compositivo. Infine, anche la musica del compositore boemo Bohuslav Martinů, dimostra di saper mescolare la musica popolare del proprio paese con la musica dell’Impressionismo francese, di Igor Stravinskij e del jazz, in un equilibrio particolarmente felice.
«Margjelo e Pranvera filioi me ardhë [La primavera sta arrivando], sono due delle canzoni più famose della musica popolare albanese», scrive Marzocchi, «e provengono entrambe dalla città di Scutari (Shkodra) al confine tra Albania e Montenegro. La città di Scutari è un “unicum” nella cultura musicale albanese, con un’identità musicale molto forte e una tradizione antica e ricchissima di canzoni».
La prima è di Prenkë Jakova, il compositore più importante dell’Albania che dopo secoli di dominio ottomano si prese carico di ricostruire l’identità musicale del paese. La seconda, tradizionale, è una bella e dolcissima melodia nel tipico ritmo albanese in 7/8 e fa parte delle cinque Albanian Folksongs (2006 -2010), come anche Vaj si kenka ba dirnjaja [‘Ahimé, come siamo andati a finire’]. Le Albanian Folksongs rielaborano in maniera molto complessa alcune melodie popolari albanesi, tanto da potersi considerare quasi degli studi sulle potenzialità poliritmiche del pianoforte, e sono qui presentate in una versione per viola e pianoforte.
Sonata per viola e pianoforte. Martinů possiede un catalogo compositivo decisamente molto ampio e ancora abbastanza sconosciuto, che comprende una grande quantità di lavori da camera, tra i quali appunto la Sonata per viola del 1955. Si presti attenzione alla particolare alchimia di colori di questa Sonata, alla sua oscillazione tra il modo maggiore e quello minore. In un momento storico di grandi trasformazioni, Martinů trova un equilibrio particolarmente riuscito tra linguaggio popolare, scrittura semplice e felicità melodica da un lato e momenti di scrittura complessa, densamente polifonici e a tratti dissonante dall’altro.
heimat #2 (patria n.2). Variazioni su di un’immaginaria melodia popolare, dove «immaginario è l’aggettivo popolare e non la melodia» sottolinea Šaban. La composizione fa riferimento a quando una ventina d’anni fa soggiornava a Vienna e a quella particolare sensazione che condivideva con altri musicisti di doversi integrare in una società diversa, una sensazione estremamente attuale.
Canti popolari ungheresi. È del 1906 la raccolta di Bartók di 20 canti popolari ungheresi per voce e pianoforte. un momento chiave nel percorso del musicista, in cui gli antichi modi bizantini del canto contadino lo aiutano ad emanciparsi del tutto dalla tradizione romantica ottocentesca e guardare al futuro, liberandolo dal rigido esclusivismo della scala maggiore e minore, e consentendogli di poter impiegare ormai liberamente tutti e dodici i suoni della scala cromatica.
Encore. Un ‘temino’ come lo definisce lo stesso Marzocchi, nato per gioco a casa di un amico, che poi doveva essere utilizzato in un film horror del polacco di Michal Kosakowski (che non fu mai girato), che diviene infine un Encore, vale a dire un ‘bis’, e del quale esiste anche una versione orchestrale.

Gian-Luca Baldi




Brad Mehldau - Folly of Desire

 

G.L. Baldi

Programma per il Festival MITO 2021: il Song Cycle di Brad Mehldau Folly of Desire

 

 

«Ho immaginato che Brahms si fosse svegliato una mattina e avesse the blues», scrive Brad Mehldau a proposito delle sue Variations on a Melancholy Theme, la sua ultima e recentissima creatura discografica. Tuttavia le Variations costituiscono solo l’ultimo gradino di un percorso che ormai da lungo tempo intreccia musica classica e contemporanea, jazz e rock.

Di formazione classica, Mehldau comincia a studiare il pianoforte a sei anni, e già nella prima adolescenza comincia a dedicarsi al jazz. Considerato da alcuni il pianista più influente in ambito Jazz emerso dagli anni Novanta ad oggi («New York Times»), il suo stile è stato definito una miscela preziosa tra l’impressionismo pianistico di Debussy a lo stile di Bill Evans. Ma Mehldau ha dimostrato nel tempo, dopo gli esordi col suo trio (con Larry Grenadier al basso e Jorge Rossy alla batteria), di essere tanto un fine e straordinario improvvisatore, capace di far cantare il suo pianoforte, quasi fosse in grado di ricreare la voce umana con le sue dita, quanto un sapiente compositore di architetture musicali ampie e complesse.

Prima di Folly of desire si era già dedicato ad un ciclo unitario di composizioni vocali. Nel 2005 ha collaborato infatti con la soprano Renée Fleming, dando vita a Love Sublime, su testi della poetessa americana Louise Bogan e di Rainer Maria Rilke.  Altro momento cruciale della sua carriera è l’incontro con Johann Sebastian Bach, per il quale è inevitabile correre col pensiero a Keith Jarret e alle sue incisioni discografiche del Clavicembalo ben temperato e delle Variazioni Goldberg. Ma nel suo After Bach Mehldau non si limita ad eseguire cinque brani originali del grande compositore barocco, bensì li alterna a cinque composizioni proprie, nelle quali rielabora e reinventa l’originale bachiano in chiave moderna.

Infine non va dimenticato il suo rapporto col rock. Tra i tanti autori le cui canzoni ha inserito nel suo repertorio (Beatles, Beach Boys, Nirvana, Nick Drake, Pink Floyd), spicca l’attenzione costante al gruppo dei Radiohead, anch’esso come Mehldau aperto a sua volta a sintesi ed incontri trasversali tra mondi diversi (si veda l’incontro di Johnny Greenwood con uno dei più grandi compositori dell’avanguardia del secondo dopo guerra come Krzysztof Penderecki).

Folly of desire è stato commissionato in occasione dell’esecuzione dei Dichterliebe di Robert Schumann alla Carnegie Hall nel 2011 col tenore Ian Bostridge. Entrambe possono essere considerate due raccolte di Lieder.

Si faccia tuttavia attenzione alla delicata traduzione della parola tedesca Lied (Lieder al plurale), il cui significato sembra ingannevolmente corrispondere senza tanti problemi alla parola italiana ‘canzone’. In realtà, il termine italiano, dopo essersi prestato ad indicare una forma strumentale importante della musica rinascimentale, ha acquisito nel tempo una connotazione sempre più legata alla musica leggera italiana degli ultimi settanta anni. Completamente diversa invece la storia del termine Lied, che indica una breve forma vocale per voce e pianoforte fiorita nei salotti dell’alta borghesia mitteleuropea, a cavallo tra Sette e Ottocento, e che accidentalmente può essere prestata anche a quelle composizioni che, come Folly of desire, desiderano collocarsi nel solco di quei repertori.

Da sottolineare, nel repertorio liederistico, il delicato equilibrio tra voce e pianoforte. La scrittura pianistica è spesso semplice ed essenziale, ma quasi mai scade nel ruolo di un mero accompagnamento, bensì dialoga col canto, avendo sovente il proprio materiale tematico indipendente, sia esso costituito da una sola linea melodica che contrappunta la voce o da gesti più accordali e strumentali.

Composti inizialmente per una voce femminile e dedicati al soprano Wilhelmine Schröder-Devrient, i Dichterliebe (Amore di poeta, 1840) vengono oggi eseguiti principalmente da voci maschili. Schumann aveva selezionato una ventina di testi dalle sessantacinque poesie della raccolta Lyrisches Intermezzo, pubblicata da Heine come seconda parte del suo Buch der Lieder , ma poi ne vennero selezionati 16 per la pubblicazione. Da sottolineare che all’interno della produzione di Schumann, il 1840, l’anno in cui egli sposa Clara Wieck, riveste un’importanza del tutto speciale, perché egli si dedica con particolare assiduità ai Lieder, componendone oltre cento.


Se i Dichterliebe costituiscono la cronaca amara delle altalenanti emozioni di un cuore innamorato, spaziando dalla gioia (n.1) alle lacrime di commozione (n.2), dal perdersi fiducioso in un sentimento totalizzante ed assoluto (nn.3,4,5 e 6), allo scoramento più nero (n.8), fino alla rabbia (16), ancora più complessa la tavolozza di colori emotivi e di sentimenti collezionati da Mehldau per il suo ciclo, che raccoglie insieme infatti anche i più diversi poeti, da Goethe a Brecht, da Blake a Shakespeare, fino ai contemporanei Edward Estling Cummings (1897-1962), meglio noto come e. e. cummings (nemico delle maiuscole e delle regole di punteggiatura) e W.H. Auden (1907-1973). In questa raccolta si passa dalle inquietudini di Blake che associa la rosa, simbolo per antonomasia dell’amore, alla malattia e al verme che vola invisibile nella tempesta notturna e si appresta a divorarla, al desiderio bruciante dei Sonetti di Shakespeare, dall’enigmatica vicenda mitologica di Leda afferrata da un cigno e portata in volo e poi lasciata cadere di Yeats, al sacrilego stupro di un angelo di Brecht, fino alla dissacrante e oscena filastrocca amorosa di Cummings.





giovedì 16 aprile 2026

Ultima mattina del Favoliere a Castelfranco Veneto con l'Atelier di Elisabetta Garilli


 16 aprile 2026 - Teatro Accademico di Castelfranco Veneto

Sotto il palco da sinistra:

Elisabetta Garilli, Enrico Benati, voci recitanti, Paolo Troncon e Gian-Luca Baldi, compositori, sul palco il direttore Beppe Falco e tutti i ragazzi dell'orchestra, sullo sfondo a destra la ballerina di carta, Giulia Carli



sabato 11 aprile 2026

Favole al telefono di Gianni Rodari al Teatro Accademico di Castelfranco Veneto

 Le mie Favole al telefono per quintetto di fiati e voce narrante


Bruf, bruf, braf

A contare i numeri

La fuga di Pulcinella

La scuola del Maestro Garrone

Il Filobus 75


Partiture disponibili su richiesta








domenica 5 aprile 2026

Song is a sacre form - Sting at the Rijksmuseum, Amsterdam - ARTE Concert

Questo concerto di Sting, del marzo 2026, in un luogo di grande arte come il Rijksmuseum di Amsterdam, circondato da straordinari dipinti (Rembrandt, Vermeer e Van Gogh), testimonia ancora una volta come in Europa e nel mondo, Italia a parte, la canzone sia sentita come un genere nobile, o meglio, sacro. Apparentemente semplice, ma non per questo mento profondo e complesso, che in pochi minuti può racchiudere un mondo e arrivare al cuore di tutti. Un piccolo grande miracolo dell'arte umana, il cuore musicale del XXI secolo.

Ne sa qualcosa un gigantesco pianista come Brad Mehldau, che continua a dedicare la sua bravura a perle di tutto il repertorio a cavallo tra XX e XXI secolo, a canzoni dei Radiohead e di Nick Drake, dei Beatles e di infiniti altri.




https://www.youtube.com/watch?v=t9UsFbCuM7I&list=RDt9UsFbCuM7I&start_radio=1 

giovedì 2 aprile 2026

Trittico Verdiano a Helsinki mercoledì 8 aprile

 




Il festival della chitarra si aprirà con un recital del chitarrista italiano Alberto Mesirca.

Programma

Francesco Canova da Milano (1497-1543):
Ricercare XXV
Ricercare V
Fantasia detta "La compagna" (dal manoscritto per liuto di Castelfranco Veneto, datato 1565, trascritto Alberto Mesirca)

Domenico Scarlatti (1685-1757):
Sonata K466
Sonata K1
Sonata K208
(trascrizioni di Wolfgang Lendle e Alberto Mesirca)

Giulio Regondi (1822-1872):
Introduzione et Capriccio op. 23

Angelo Gilardino (1941-2022):
-Les Jardins Mysterieux
-Paesaggio Ligure

Claudio Ambrosini (1948):
Ciaccona in labirinto

Luigi Sammarchi (1962):
Mitternacht – Chemin on Doktor Faust di Ferruccio Busoni, in memoriam- Prima finlandese

Gian-Luca Baldi (1961):
'Its time, 'tis time – Trittico Verdiano – Anteprima finlandese

Antonio José (1902-1936)
Sonata per chitarra:
Allegro moderato
Minueto
Pavana triste
Finale

Sono possibili modifiche.

Per ulteriori informazioni: Matti Leisma,  matti.leisma@uniarts.fi

Festival di chitarra dell'Accademia Sibelius 

Il programma del festival comprende, tra gli altri, il recital di apertura del chitarrista italiano Alberto Mesirca e concerti di studenti di chitarra, in cui verranno presentati i risultati del lavoro svolto durante l'anno accademico, sia in formazioni solistiche che cameristiche. Il concerto di musica da camera, organizzato in collaborazione con l'associazione Kitara Nova, proporrà una raccolta di composizioni d'avanguardia italiane degli anni '80, composte dagli ex allievi dell'Accademia Sibelius Jonne Grans e Santeri Rautiainen.

Il direttore artistico del festival è Ismo Eskelinen.