Arrivare in una casa nuova, prenderne
possesso, sistemare i vestiti negli armadi e nei cassetti, mettere lo
spazzolino in bagno, dare un’occhiata al letto. Spazzare e pulire. Pensare che
quella, per una settimana sarà la nostra casa e il cronometro parte col suo conto
alla rovescia: meno sette giorni.
Per una strana velocità dei nostri
pensieri, a causa forse della loro turbolenza temporale, le immagini che stiamo vivendo hanno già il sapore del ricordo. Forse perché presto saranno parte del
passato. Cos’è una settimana in fondo? Come sdoppiarsi e vedere se stessi da lontano.
Intanto prosegue il conto alla rovescia: meno sei, meno cinque giorni.
I primi giorni rappresentano la scoperta di quel luogo nuovo e il tempo all’inizio sembra dilatarsi, ogni istante è ricco e passa più lentamente. E velocemente ci si abitua ad un tipo particolare di suoni e di odori, a quelle stanze, a quel bagno, a quel sentiero.
Per pochi giorni il tornare a casa avrà un altro significato.
Ci si abitua al sapore di quel caffè fatto in
una macchinetta diversa dalla nostra, e al rumore di quegli scuri che sbattono
al vento. Ogni casa ha mille caratteristiche che la rendono diversa da tutte le
altre. A partire proprio dai suoni. Ai quali, quando siamo a casa nostra, non
prestiamo più attenzione, ma che percepiamo nei più piccoli dettagli quando
sono nuovi e sconosciuti: il suono di un ascensore che si ferma al piano, del
citofono del vicino, di un qualcosa che viene spostato al piano di sopra,
oppure il particolare rumore del traffico delle macchine nella strada
sottostante, rumore che è completamente diverso da via a via, da città a città,
da un’ora del giorno all’altra.
Se è una casa al mare, l’assenza
invece dei rumori, e il suono del vento, degli insetti e dei condizionatori.
La nostra pelle sembra diventata più sensibile, e avvertire in maniera diversa la temperatura dell’aria e gli oggetti che la sfiorano.
Poi, ad un certo punto, diverso da vacanza a vacanza, il tempo comincia a accelerare mentre il conto
alla rovescia continua: meno quattro, meno tre.
Infine il momento di partire si
avvicina. E si accresce il nostro attaccamento a quei luoghi, che non saranno
mai più nostri. «Tutto è in prestito», dice la poetessa, e mai come in quel
caso ne facciamo esperienza, tocchiamo con mano la reale entità della nostra
precarietà, del nostro fluire e scivolare. In poco tempo ci siamo affezionati a
delle piccole cose nuove, e soprattutto a certi luoghi. Al caffè preso in un
certo posto, agli aperitivi e alle chiacchierate in un altro.
Il conto alla rovescia prosegue. Meno
due, meno uno ed è già il momento di partire. Si salutano i luoghi, si saluta
il cielo, si saluta la luce, si saluta soprattutto il mare, e siamo già in porto,
sulla pensilina, ad aspettare il traghetto.



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