sabato 21 marzo 2020

La vita - è il solo modo

Wislawa Szymborska


La vita – è il solo modo
per coprirsi di foglie,
prendere fiato sulla sabbia,
sollevarsi sulle ali;
essere un cane,
o carezzarlo sul suo pelo caldo;
distinguere il dolore
da tutto ciò che dolore non è;
stare dentro gli eventi,
dileguarsi nelle vedute,
cercare il più piccolo errore.
Un'occasione eccezionale
per ricordare per un attimo
di che si è parlato
a luce spenta;
e almeno per una volta
inciampare in una pietra,
bagnarsi in qualche pioggia,
perdere le chiavi tra l'erba;
e seguire con gli occhi una scintilla nel vento;
e persistere nel non sapere
qualcosa d'importante


sabato 14 marzo 2020

Due piccole storie per la primavera che sta per arrivare


Il pianeta-ragnatela

Non rende giustizia a questo bellissimo pianeta, così luminoso e pieno di colori, il suo nome: il pianeta-ragnatela, perché questo pianeta non ha proprio niente a che fare con polverose soffitte e luoghi bui e spaventosi, né tanto meno con ragni e insetti.
Purtroppo i tanti viaggiatori che l’hanno visitato non hanno trovato niente di meglio di questo strano nome.
Ma, ci assicurano, il pianeta, è uno dei più belli di tutto l’universo.
Abitato da infinite specie di animali e di piante, letteralmente ricoperto di fiori dai colori più intensi e diversi, pullulante di vita in ogni più piccolo anfratto e meandro, il pianeta-ragnatela ha una particolarità sorprendente e davvero unica.
Tutte le creature viventi sono legate tra di loro da fili sottilissimi e quasi invisibili. Che rilucono tuttavia alla luce del sole, e si possono scorgere bene soprattutto nelle belle mattine d’estate.
Se un piccolo germoglio soffre la sete, se la più piccola delle creature animali ha fame o freddo, se una qualsiasi creatura soffre, tutte le altre, ma proprio tutte, condividono le stesse emozioni, la stessa felicità, la stessa sofferenza.
Per questa ragione, tutte le creature viventi si prendono cura le une delle altre, e nessuna fa mai del male ad alcun'altra.
Gli abitanti di questo pianeta meraviglioso hanno però una strana convinzione.
Sostengono che in tutto l’universo esistono questi fili che legano tutte le creature viventi fra di loro.
E inutilmente noi terrestri cerchiamo di spiegar loro che non è così.
Sono però così persuasi, gli abitanti del pianeta-ragnatela, di questa cosa, che a volte viene il dubbio che non abbiano ragione…



Un pianeta chiamato Bukk

Avvicinandosi con l’aeronave al pianeta chiamato Bukk, si è colpiti dalla vegetazione ricchissima e colorata.
Con quale sorpresa poi, una volta atterrati, ci si accorge, di cosa siano tutti quei fiori e quelle piante.
Libri, non sono altro che libri.
Che nascono, come piccoli germogli, grandi come il palmo della manina di un neonato, e con piccoli segni quasi incomprensibili sparsi tra le sue poche pagine.
E poi crescono, fino diventare dei grandi volumi ricchi di parole e di figure.
Come si può vedere nelle grandi foreste-enciclopedie.
E le persone? Dove sono le persone?
Nel pianeta chiamato Bukk  non sono le persone che immaginano e poi scrivono e poi stampano i libri.
Ma sono i libri che immaginano e creano le persone.
Quando un libro cresce, il fusto della pianta diventa alto e ben solido, e i suoi frutti-libri sono maturi, le sue storie cominciano a prendere vita. E compaiono e vanno ad abitare la superficie del pianeta.
Ci sono bellissime città, immaginate dai libri.
E persone, e storie.
Alcuni dicono che il primo uomo sulla terra sia arrivato dal pianeta chiamato Bukk, sognato un giorno da un libro, e capitato sul nostro pianeta per caso, spinto forse da un vento siderale…

(Da Gian-luca BaldiPiccole storie di altri pianeti - Favole marziane)






sabato 7 marzo 2020

Da Grammatica dell'armonia fantastica - Un capitolo inedito


La fiaba giusta

«L’uomo pensa. Dio ride».
 Proverbio Yiddish

A proposito del filobus numero 75 e del pensiero divergente,  c’è un’immagine molto significativa, forse “l’ultima immagine che Rodari ci ha lasciato”[1], quella  di un bambino di due-tre anni che a un tratto sale con la nonna sul tram, in mezzo a “gente cipigliosa, ingrugnata, che pensa alle sue preoccupazioni, alle malattie”[2], “e lui se ne infischia e ride, scherza, domanda, gioca e intanto cresce e impara a usare corpo, mente e ragione”.[3]
Di nuovo un tram, pieno di gente ‘seria e ingrugnita’. Ma adesso è il bambino che ride la forza che vi si oppone, e non il tram stesso che scappa via dalla città, uscendo dai binari.
Ed è proprio di questa forza rivoluzionaria che c’è nel bambino, della sua apertura verso il mondo e l’apprendimento, che abbiamo bisogno, e di chi, come Rodari[4], l’ha saputa veramente cogliere e valorizzare con i suoi iscritti e il suo impegno nel campo della creatività, dell’invenzione e della fantasia, per diffondere quella rivoluzione copernicana[5] che ha investito le scienze pedagogiche nell’ultimo secolo:
Nella nostra educazione si sta verificando lo spostamento del centro di gravità. E’ un cambiamento, una rivoluzione, non diversa da quella provocata da Copernico… Nel nostro caso il fanciullo diventa il sole intorno al quale girano gli strumenti dell’educazione. Ma al di là del fanciullo in quanto tale c’è l’Individuo, coi suoi caratteri irripetibili. Si prospetta, così, una rivoluzione più radicale, per la quale il valore si identifica colla espansione spontanea dei caratteri individuali[6].
Ne abbiamo bisogno in un mondo come quello del Conservatorio, in cui non è mai esistita «la possibilità di sviluppare le competenze fondamentali per imparare a insegnare il proprio strumento o la propria materia[7]», ma dove «tutto è affidato ancora alle disposizioni e capacità dei singoli docenti e al loro rapporto con gli studenti»[8] e che da anni si trova in una fase di trasformazione e di passaggio quasi ‘permanente’.
Ed in questo lunga e travagliata fase di ripensamento e di sospensione, mi è venuto un timore, la paura che a volte io ed i miei colleghi ci siamo interrogati sulle questioni sbagliate, cercando e ricercando le formule giuste, i programmi migliori, ma tralasciando lo spirito stesso dell’insegnare.
E mi è venuta allora in mente un’altra immagine vicina al mondo di Rodari.
Facciamo l’ipotesi che ad una giovane mamma, che sia stata assorbita molto dal suo lavoro[9], e ha un po’ trascurato il suo bambino, venga consigliato di leggere dei libri a suo figlio. E in modo particolare di leggergli delle fiabe.
Immaginiamo per assurdo che questa mamma non sia mai stata abituata a farlo, né da bambina avesse mai avuto qualcuno che lo facesse per lei. Prende tuttavia questo consiglio con impegno e serietà.
Perciò acquista una raccolta di fiabe e comincia a sceglierne alcune. E ogni sera passa molto tempo a scegliere la fiaba giusta. Ma c’è sempre qualcosa che non va.
Vede che la cosa non funziona. Il suo bambino è disattento, e questo momento di lettura non produce i risultati sperati. Perciò attribuisce la colpa alla fiaba sbagliata. Sceglie e risceglie, e compra delle nuove raccolte.
Ma niente da fare.
Allora consulta nuovamente lo specialista che le aveva consigliato l’attività di lettura ad alta voce, ed egli le fa delle domande.
Così lo specialista scopre che la mamma è sempre un po’ distratta mentre legge le fiabe al figlio. Si interrompe spesso per rispondere al telefono. Legge con disattenzione e non mostra alcun divertimento né piacere nel leggere. Non capisce bene il senso di questa attività, nonostante vi si dedichi con serietà, convinta di fare qualcosa di utile per suo figlio.  La mamma insomma è convinta che tutto il beneficio di quell’attività stia nel contenuto della fiaba, e per questa ragione è molto preoccupata di trovare quella giusta, che possa insegnare delle cose importanti al suo bambino. E non capisce che in fondo la fiaba scelta ha solo un’importanza relativa, ma tutto il beneficio di leggere ad alta voce al suo piccolo sta proprio in quel rapporto madre-figlio, nel creare un momento speciale, esclusivo, di intimità e complicità, nella sua voce che deve comunicare amore e sicurezza, e in tutte le cose che la sua voce può comunicare al di là delle parole e dei contenuti della fiaba che sta leggendo[10].
Così anche a volte anche noi abbiamo cercato disperatamente la fiaba giusta, senza capire che era tutto il resto ad essere importante e sul quale dovevamo porre la nostra attenzione.
Non è tanto quello che si sceglie come prova d’esame, o il testo o i compiti a cambiare davvero la maniera di insegnare l’Armonia. Che si realizzi un basso dato, e che sia poi un basso in stile oppure scolastico, oppure si preferisca il corale, o invece una libera composizione, le cose non cambiano molto in realtà, se non cambia l’approccio stesso al modo in cui si insegnano queste cose.
“In un’impresa educativa il programma non dovrebbe essere l’elenco delle cose che ci proponiamo di ottenere dai bambini, ma di quello che dobbiamo fare noi per essere utili ai bambini. Dovremmo elaborare regole per il nostro comportamento.”[11]
E non ha nessuna importanza che Rodari parli di bambini. Siamo tutti bambini quando compiamo i primi passi nell’apprendimento di una materia nuova, o meglio, dovremmo tutti esserlo, restando per il resto della nostra vita in apprendimento perenne, come dice uno dei principi cardine della pedagogia...
Sorprendente a questo proposito quello che dice Ernesto Consolo, affermato pianista e insegnante di pianoforte presso il Conservatorio di Firenze[12], nel 1926 (!):
“[…] durante la mia lunga esperienza, mi sono convinto che, almeno per quanto riguarda il pianoforte, è impossibile d’adottare un programma fisso d’insegnamento. Le qualità psichico-musicali e la conformazione della mano variano all’infinito e sono fattori di cui bisogna tener conto severamente. Da queste considerazioni scaturisce chiara la necessità di adattare il programma al “soggetto” , e non il “soggetto” al programma”[13].
Queste dichiarazioni (che ricordano da vicino le parole appena citate di Rodari), per quanto provenienti da un musicista di formazione e carriera internazionali, che insegnò a Chicago e in Svizzera prima di arrivare a Firenze, sono pur sempre del 1926, e quindi davvero sorprendenti, per la loro assoluta modernità e attualità. Naturalmente la storia dei programmi e della didattica del Conservatorio prese allora una strada completamente diversa…



Nelle foto: Gianni Rodari
Il pianista Ernesto Consolo



[1] T.  De Mauro, Prefazione a Gianni Rodari, Esercizi di fantasia, pag. 9
[2] G. Rodari, Quello che i bambini insegnano ai grandi, in Esercizi di fantasia, Editori Riuniti 2006, pag.208
[3] T.  De Mauro, Prefazione a…, pag. 9
[4] “Chi onora la Santa Infanzia lo porto in palmo di mano”, G. Rodari, Il cavallo saggio – Poesie epigrafi esercizi, Einaudi 2011, p. 67.
[5]Rivoluzione copernicana”. L’immagine si trova in Scuola e società di Dewey.
[6] L.  Geymonat, Storia del pensiero filosofico e scientifico, Volume sesto, Il Novecento, Aldo Garzanti Editore 1972, pag.395.
[7] O. Maione, I Conservatori di musica durante il fascismo: la riforma del 1930: storia e documenti, De Sono Associazione per la musica, EDT, 2005, pag. 55
[8] O. Maione, I Conservatori di musica …, pag. 55
[9] “La madre è sempre tanto occupata, il padre appare e dispare secondo un ritmo misterioso, fonte di ricorrenti inquietudini.” Gianni Rodari, La grammatica…, il capitolo Il bambino che ascoltale fiabe, pag.136.
[10] “La voce della madre non gli parla solo di Cappuccetto rosso o di Pollicino, gli parla di se stessa”, Gianni Rodari, La grammatica…, p. 137. Si veda anche quanto scrivo in Come succede che un compositore scriva un libro, appendice al mio romanzo per ragazzi La principessa Amleth e il regno degli orchi, Ancia 2011, pp.169/170.
[11] Gianni Rodari, “Dalla parte del bambino”, in Id. Scuola di fantasia, citato in Strobino – Piatti… Il corsivo è mio.
[12] Nato nel 1864 a Londra da una famiglia di Ebrei italiani, fu allievo di Giovanni Sgambati (Roma) e Carl Reinecke (Lipsia). Svolse una brillante carriera in tutta Europa. Diresse la classe superiore di pianoforte al Musical College di Chicago dal 1906 al 1909 e insegnò anche al Conservatorio di Ginevra. Visse per anni a Lugano, per poi stabilirsi definitivamente  a Firenze, dove morì nel 1931. Fu nel 1921 autore, insieme a Ferruccio Busoni, di una proposta di rinnovamento degli studi musicali.
[13] In O. Maione, I conservatori di musica…, pag.28

martedì 3 marzo 2020

I due artusi


Leggi del contrappunto e leggi di cucina...

Ripeto da sempre ai miei allievi di composizione di non confondere leggi musicali e leggi dello stato, perché le leggi che si trovano sui manuali – regole di contrappunto e armonia ad esempio -  nulla hanno a che fare con le leggi emanate dalle camere, che entrano in vigore con la pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale e la violazione delle quali può portare anche alla prigione.
I manuali di armonia e composizione non fanno altro che constatare delle prassi, legate sempre a dei momenti storici e degli stili, magari accomunate da alcuni elementi legati al suono e alle sue caratteristiche fisiche, ma l’autore del libro non ha certo deciso quelle leggi, né il violarle comporta alcuna multa o pena.
Ma mai forse come qualche settimana fa mi sono reso conto di quanto un manuale di cucina sia vicino a un manuale di armonia!
Pellegrino Artusi, famoso gastronomo e critico letterario di Forlimpopoli, di cui quest’anno ricorrono i duecento anni della nascita (e ne visse ben 91!), raccolse 790 ricette in un libro diventato un classico della cucina, e almeno fino a qualche anno fa popolarissimo.
Mia nonna, una donna in anticipo sui tempi e decisamente controcorrente, che aveva sempre odiato cucinare nonostante siciliana e madre di quattro figli, si fece una grande risata quando mia madre regalò l’Artusi a mia moglie. Come dire: «Per noi donne non cambierà mai nulla…».
Di Giovanni Maria Artusi, allievo niente di meno che di Gioseffo Zarlino, tutti hanno sentito parlare probabilmente a proposito della querelle a distanza con Monteverdi, e della sua critica feroce che egli condusse contro le crudezze e licenze della cosiddetta seconda prattica, vale a dire contro un uso più disinvolto delle dissonanze e soprattutto della linee melodiche, che Monteverdi usava nelle sue raccolte di Madrigali. Nessuno cita mai invece una lettera, molti anni più tardi, nella quale l’Artusi di dichiarava pentito delle sue critiche e riconosceva a Monteverdi in pieno la sua grandezza.
Pensandoci bene, quanto sono simili un manuale di cucina e uno di armonia!
Un manuale di cucina deve partire dagli ingredienti, dalla conoscenza delle caratteristiche degli elementi che andrà a usare, dolci, acidi, amari, grassi, ecc., così come noi dobbiamo imparare a conoscere il suono e le sue caratteristiche. E poi dà delle indicazioni su come, in un certo ambito culturale, di gusto e di tradizione, quegli elementi possono dare il meglio se combinati insieme, mostrando ciò che i grandi del passato hanno fatto. Non leggi quindi, ma consuetudini centenarie, che comunque ciascuno ha la libertà di ripensare, riconsiderare e anche a stravolgere; nel caso della cucina, a suo rischio e pericolo naturalmente. 






mercoledì 5 febbraio 2020

Cosa lega Ilaria Alpi a Mario Tchou?

Quasi tutti hanno sentito parlare di Ilaria Alpi. Vicino alla mia via ci sono perfino due strade intitolate a lei nel giro di meno di un chilometro (in due comuni diversi), una proprio davanti al mio portone di casa. Quasi nessuno sa invece chi è Mario Tchou, ingegnere informatico dell'Olivetti.
E cosa lega questa donna e quest'uomo, a parte il fatto di essere morti entrambi prima di compiere i quarant'anni?
Intanto Ilaria e la secondogenita di Mario Tchou, Donata, sono state molto amiche dai tempi del liceo.
Ed entrambe, Ilaria e Donata, erano mie compagne di classe al Lucrezio Caro, liceo classico di Roma a due passi da dove più di 25 anni dopo sarebbe sorto il Parco della Musica.
Ilaria fu anche la mia grande cotta del liceo. Un amore mai corrisposto, ma una vera amica per gli anni del ginnasio e i primi del liceo, con cui condividevo le idee politche e la visione del mondo.
Sapere pochi anni fa che la sua morte sarebbe attribuibile ai servizi segreti americani è stato terribile, anche se non una sorpresa vera e propria... Diversi articoli uscirono tra il 2015 e 2016 a questo proposito.
Ma l'altra sera ho scoperto qualcosa che mi ha sconcertato ancora di più.
Una scrittrice americana di 89 anni ha appena scritto un libro sull'Olivetti e la scomparsa di Adriano Olivetti (1960) e quella ben più misteriosa di Mario Tchou (1961).
Ancora meno persone sapranno che il primo computer da tavola fu creato dagli italiani: "In diciotto mesi l'Olivetti raggiunse e superò l'IBM e vendette oltre 40 mila esemplari, una decina anche alla NASA che li utilizzò per l'allunaggio dell'Apollo 11". La scomparsa dei due uomini bloccò la nascita di un colosso italiano dell'informatica. Ma oggi questa signora, Meryle Screst, sostiene che le due morti non furono accidentali e vanno attribuite ai servizi segreti americani.
Ilaria e Donata, due amiche la cui vita fu sconvolta dalla CIA. La prima ne ebbe la vita stroncata a 33 anni, la seconda perse il padre prima ancora di nascere. Ilaria e Donata, due mie care compagne di classe...

(le informazioni sul libro della Secrest sono tratte dall'articolo di Costanza Rizzacasa D'Orsogna, Nei computer dell'Olivetti si intrufolò un baco: la Cia, "Lettura" del "Corriere della sera" del 26 gennaio 2020).



sabato 7 dicembre 2019

Il brodo primordiale


Il brodo primordiale - Ancora una riflessione sulle critiche più frequenti al movimento delle Sardine – Lettera aperta a Sallusti e alla Gruber e all’articolo del Giornale di oggi: Non bastano le piazze, dite cosa volete fare

Tornando alla trasmissione di La7 del 5 sera, vorrei cercare di chiarire il perché, secondo me, le due critiche che vengono rivolte più frequentemente alle Sardine appaiono ingiuste e fuori luogo.
1 – Un movimento di piazza, o popolare che dir si voglia non è una proposta politica. Può diventarlo, ma non nasce con questo spirito. Sta al di qua del vetro, guarda gli attori ed i protagonisti del palcoscenico politico dalla ‘platea’ e cerca di comunicare con loro, sia per spronarli e guidarli che per criticarli, cercando di intervenire su alcuni argomenti specifici.
Ha fatto benissimo Rita Licata a citare alcuni movimenti del passato. Avrebbe avuto un senso chiedere a coloro che scendevano in piazza contro la guerra in Vietnam cosa ne pensassero di argomenti di finanza?  Non solo Sallusti, ma anche la Gruber si sono messi a chiedere a Mattia cosa ne pensasse dell’Ilva o del MES e Mattia ha fatto benissimo a non rispondere. Perché nelle piazze che si stanno affollando di Sardine in queste settimane in Italia, probabilmente ci sono persone che la pensano anche diversamente su questi temi, o forse non hanno ancora sviluppato un’opinione a riguardo. Sta a colui che decide di candidarsi alle elezioni presentare un programma e dare indicazioni su come affronterebbe tutta una serie di problemi. Chi è in platea fischia il tenore stonato o il direttore che non tiene il tempo, ma questi non possono invitarlo in platea a far meglio di loro! Devono assumersi la responsabilità del loro fiasco. Le Sardine reclamano un qualcosa che riguarda tutti i partiti politici, un richiamo a certi valori e a certi principi che devono essere condivisi da tutti. Una delle prime parole d’ordine del movimento è stato contrastare il clima di odio e far uscire le persone dalla realtà virtuale delle chat per riportarle fisicamente in piazza. Caro Sallusti, io sono sicuro che lei abbia perfettamente presente queste differenze, ma per portare avanti la sua guerra mediatica contro le Sardine deve sapientemente ignorarle. In questo modo sarà più forte e decisiva la sua opera di persuasione. Ma un’opera di persuasione dovrebbe essere condotta sulla base di principi di verità, di informazioni esatte e non deformate. In questo momento lei si sta invece comportando come un avvocato che deve difendere un cliente che sa essere colpevole, ed è quindi costretto a forzare la realtà per truccare le carte in tavola. Intendo dire che lei è perfettamente consapevole, ne sono sicuro, che le critiche che sta rivolgendo alle Sardine sono pretestuose. E allora mi chiedo: è eticamente corretto tutto ciò?
2 – Le idee delle Sardine
Altra critica frequentissima: le Sardine non hanno idee? Ma è proprio così? Non credo, anzi, non mi pare proprio. Queste sono alcune delle idee che sono emerse fino ad oggi:
a – Crediamo nella Costituzione in Italiana, se non la migliore del mondo, la migliore per un paese come il nostro. Crediamo nei valori che hanno fondato il nostro Stato repubblicano e nel 25 aprile, e per questa ragione cantiamo Bella ciao, che non è una canzone comunista, ma la voce genuina di un popolo che si ribella contro la dominazione nazi-fascista (per questa ragione è stata una tristezza vedere un ministro della Repubblica rifiutarsi di festeggiare il 25 aprile. Ci auguriamo che non accada mai più). Una costituzione che da sempre è sotto attacco da destra e da sinistra, in particolar modo mi riferisco alle proposte per una Repubblica presidenziale (uno dei punti chiave della P2 di Gelli), per la riforma del Senato, per la riduzione dei parlamentari. Personalmente credo nel Bicameralismo e mi dispiace molto che si sia votato per diminuire i parlamentari. Li avrei anzi aumentati, ma facendoli guadagnare molto meno.
b  - Siamo molto preoccupati dei rigurgiti di razzismo, neofascismo e neonazismo che stanno caratterizzando questi anni. I segnali sono preoccupanti e ancor più preoccupante degli arresti di gruppi armati ed organizzati, dei professori universitari che inneggiano al nazismo e di donne che si autodefiniscono ‘la segretaria di Hitler, di coloro che vanno a rendere omaggio alla memoria del Duce a Predappio e di chi si dice scandalizzato di sentir dire che Gesù era ebreo, o di chi sostiene che un’ebrea o un africano non potranno mai essere italiani, molto più preoccupante di tutto questo è assistere a delle forze politiche che ripetono lo stesso errore di sempre, e come apprendisti stregoni, evocano queste forze, le blandiscono, ci si mescolano, credendo di dominarle. Ma la storia ci insegna che queste forze, una volta destate e lasciate ingrandirsi e prosperare, sono indomabili. Se alcuni leader politici credono di star preparandosi il terreno per poter poi prendere i pieni poteri, si sbagliano. Dietro di loro ci sono persone ben più intelligenti, determinate, abili e malvage, che li scalzeranno. A tutto questo si aggiunge che nel mondo di oggi, se applicheremo la tecnologia 5G e dovesse instaurarsi un regime autoritario, sarà la fine, perché un simile governo avrà modo di controllare ogni nostro singolo colpo di tosse, tutto quello che facciamo, i libri che leggiamo, i programmi che vediamo, le persone che incontriamo…
c – Grande e semplicissima idea chiave del movimento e di Mattia Sartori: la realtà di oggi comporta problemi complessi ai quali va data una risposta complessa. Sembra una banalità, ma in realtà è una idea fondamentale e fondante. E riporta la competenza al centro, la necessità di essere informati, di studiare. Abbiamo bisogno di una classe dirigente tanto onesta, quanto colta e preparata. Se scaviamo sotto a questa idea, in realtà troviamo un tesoro. Perché questo significa affrontare in maniera totalmente diversa i problemi della politica. Significa non chiedere a un sondaggio o ad una piattaforma informatica, che nella maggior parte dei casi sfrutta la pancia delle persone, se si vuole la TAV o meno. Significa creare un gruppo di persone competenti che affrontino con lucidità e serenità la questione e magari lo illustrino in un programma ben condotto alla Piero Angela o alla Milena Gabanelli, in cui si chiarisca bene agli italiani quali sono i termini del problema. E’ mai stato fatto niente di simile? Nel mio campo, ad esempio, i Conservatori di musica, posso dire che manca totalmente una seppur minima competenza e capacità di comprendere da parte di coloro che devono prendere delle decisioni. Ci sono politici che da anni ‘transitano in fretta e con disattenzione’ non riuscendo minimamente a capire i termini del problema. Nel migliore dei casi lasciano tutto come sta, che è sempre meglio di far dei guai. Ma questa situazione andrebbe cambiata radicalmente. La cultura e il sapere sembrano essere diventati una colpa, qualcosa di cui vergognarsi. Eppure abbiamo generazioni di ventenni e trentenni tra le più preparate che si siano mai avute in passato. Sfruttiamole. Al Ministro dell’ambiente è mai venuto in mente di chiamare un gruppo di neolaureati in chimica per proporre sostituti alternativi alla plastica non riciclabile?
D – Da questo punto consegue direttamente il seguente. Con la propaganda non si risolvono i problemi. L’emigrazione, ad esempio, è un problema enormemente complesso. L’ex-ministro degli Interni avrebbe potuto continuare a fare il suo lavoro per mille anni senza risolvere assolutamente nulla. Chiudere i porti alle Ong mentre migliaia di sbarchi clandestini avvenivano alle sue spalle e soprattutto non affrontare il problema dell’accoglienza e dell’integrazione alla radice, vuol dire non fare nulla. E vuol dire preparare in Italia un futuro nel quale le nostre città saranno divise in ghetti ribollenti d’odio e in confronto alle quali l’Alabama degli anni Cinquanta sarebbe un esempio di pace e integrazione. Qual è l’idea di futuro che hanno queste persone? Si rendono conto di che tipo di governi siano quelli che sembrano tanto ammirare come la Russia o l’Ungheria?  Dove non esiste più non solo la libertà di stampa ma anche di parola e di pensiero? Qual è la società che hanno in mente, dopo i pieni poteri, dopo la Repubblica presidenziale, dopo il prima gli Italiani? E dopo?
Siamo preoccupati, siamo molto preoccupati e non ci sentiamo rappresentati da nessuna classe politica veramente. Ecco, solo alcune delle idee emerse in queste settimane e le ragioni che hanno spinto tanti di noi, di qualsiasi età e di diversi credi politici, a scendere in piazza, in alcuni casi anche per la prima volta.
Se questo fermento è poi una sorta di brodo primordiale dal quale un giorno nascerà la vita, vale a dire una proposta politica, chi può dirlo ora? È forse più chiaro adesso signor Sallusti?


giovedì 5 dicembre 2019

Parliamone

Ascoltando LA7... oggi 5 dicembre, ore 21
Possibile che nessuno capisca il senso di questo movimento???
Per favore, fatemi parlare con Sallusti e spiegarglielo con calma
Fatemi parlare del disagio che provo da mesi se non da anni
per un modo di fare politica che non accetto, del mio disagio nei confronti delle parole che vengono usate, delle menzogne, di una propaganda di matrice goebbelsiana, dalla violenza. Fatemi parlare del diritto di sognare una politica nella quale, qualunque idea si abbia, che si sia di destra, sinistra o centro, ci siano dei fondamenti comuni di rispetto, di correttezza, di trasparenza e principi democratici e antifascisti condivisi. Fatemi parlare della necessità di un metodo di discutere per affrontare i problemi e la complessità. Non semplicemente un dire, ad esempio, MES sì o MES no, E' sedersi intorno ad un tavolo e studiare con attenzione le carte e discuterne senza insultarsi... E' tanto difficle capirlo?