Nell'estate del 2022 ricevetti una mail da uno studioso di nome Paolo Cerlati in cui mi si chiedeva di compilare un questionario in relazione ad un libro che ne sarebbe seguito. Cerlati rimase piuttosto stupito del fatto che non lo conoscessi, e io rimasi stupito del suo stupore. Il rapporto non era cominciato nel migliore dei modi.
Ciò non di meno il questionario era interessante e dedicai diverse ore a compilarlo. Non ebbi da allora alcun riscontro né notizie del libro che ad oggi non mi risulta sia ancora uscito. E così vorrei, a distanza di quattro anni, condividerne alcune parti, dalle quali ho omesso le domande del questionario e che pur tuttavia si possono dedurre dalle risposte.
Harmony is my Mistress
Ideare -
Immaginare - Inventare
Comporre per...
G.L.B. - Per me la
necessità impellente di creare si è fatta sentire molto presto, e sempre più
prepotentemente. Per questa ragione ho costruito tutta la mia vita intorno a
questo bisogno che definirei primario e ineludibile, che si trattasse di
dipinti, fumetti, racconti, canzoni, musica da camera e per orchestra, romanzi
o altro. Intendo dire che, dopo il liceo, ho preso atto di questo stato di cose
e ho diretto tutti i miei studi e le mie energie in quella direzione. E così,
alla fine, tra varie ipotesi aperte, ho studiato composizione in conservatorio
e deciso di fare il compositore. Mi sembrava il percorso più strutturato e più
professionalizzante in ambito creativo. Quindi ho cercato di fare del comporre
la mia professione, anche se parallelamente a quella di insegnante, perché
oggettivamente non avrei mai potuto vivere solo con lo scrivere musica, anche
se negli anni ho ricevuto commissioni anche abbastanza remunerative.
Le occasioni poi per creare possono essere tantissime, ma io preferisco sempre quelle libere. Intendo dire che, al di là di commissioni e richieste e necessità, che realizzo sempre con puntualità e serietà, io preferisco portare a termine idee che nascono spontaneamente nella mia mente e libere da qualsiasi indicazione esterna. Unica eccezione, lo scrivere per mia figlia, alla quale ho dedicato, da quando era molto piccola, ninna nanne, fiabe, racconti, romanzi e canzoni. E questo mi ha reso, in un certo modo, uno scrittore e un compositore per l’infanzia.
G.L.B. - Io ho cominciato a dedicarmi all’infanzia quando sono diventato padre, come molti probabilmente. Si comincia per gioco e poi diventa una cosa terribilmente seria. Si scopre che scrivere per bambini è un viaggio attraverso l’umiltà, la chiarezza, l’essenzialità. Tuttavia non so se ho mai davvero scritto per bambini. Il fatto che mia figlia sia cresciuta con le mie canzoni e le mie fiabe non significa che possano andare bene per tutti i bambini. Le cose che ho fatto in teatro sono andate molto bene, ma certo erano spesso un po’ più difficili e impegnative delle cose che si intendono generalmente per bambini. E comunque non ho mai scritto perché la musica fosse suonata da bambini e adolescenti, ma solo per il loro ascolto. Non ho nemmeno mai insegnato professionalmente a bambini e adolescenti, ma interagito con loro solo in presentazioni e laboratori, soprattutto in Puglia, dopo l’uscita della mia fiaba sulla vera storia di Hallowe’en, fatta con una cantante irlandese. Ricordo incontri con decine e decine di bambini attenti, curiosi, sensibilissimi, pronti a fare le osservazioni più incredibili e intelligenti. Tutte esperienze molto belle. Ho fatto anche laboratori su Il Piccolo Principe e sui miei libri, come il romanzo La principessa Hamlet e il Regno degli Orchi.
In generale mi sento di dire che io farei attenzione a non creare eccessivamente un ambito stilistico definito “per bambini”. A volte ho l’impressione che le cose per bambini siano forzatamente semplificate, banali. Ho avuto una figlia e non mi sono mai relazionato a lei in quel modo. E poi lei ascoltava Mozart e Beatles a 4 anni. I bambini hanno un cervello immenso e possono ascoltare di tutto. Non limitiamo le loro potenzialità.
Una cosa mi
sento di dire: l’azione dello scrivere avviene su diversi livelli, e questo lo
racconto sempre ai miei allievi, portando l’esempio di Beethoven. Beethoven
passava ore al pianoforte a suonare e improvvisare e qui accumulava un tesoro
di idee e intuizioni che scaturivano direttamente dal suono. Poi lavorava sulla
carta, a tavolino, lontano dallo strumento e progettava razionalmente e lucidamente,
forme, strutture, percorsi. Infine andava a passeggiare in mezzo alla natura e
tutti gli elementi si ricomponevano nella sua mente come per incanto. Senza uno
di questi passaggi non avrebbe potuto scrivere quello che ha scritto.
A me dà piacere la creazione disimpegnata, a Roma si direbbe “il cazzeggio”. Mettersi sul divano, magari anche davanti alla tv e improvvisare sulla chitarra. Oppure sedermi al pianoforte in momenti particolari, che io sento “magici”. E questo sarebbe il punto 1 di Beethoven. Ma poi arriva il punto 2, quando metto tutto insieme su carta o al computer, e subentra una fase più razionale e riflessiva. Ma la verifica ulteriore è indispensabile e la faccio camminando e nuotando. Ma tutto può cominciare anche dagli appunti su di un librettino, o meglio ancora nel silenzio della mente, mentre sono in macchina o a passeggio. E le varie fasi del processo si mettono a procedere a ritroso
G.L.B. - Sono un docente
di composizione, studio continuamente decine e decine di autori e tutti mi
donano qualcosa. Ma non solo quello classici. Scopro ogni giorno autori nuovi,
gruppi nuovi e spesso sono gli allievi a farmeli scoprire. Ultimamente Leprous, Florence and the Machine, London
Grammar, Stromae. E poi Olafur Arnalds, Winged Victory for the Sullen e
tantissimi altri.
Per quanto riguarda i processi, ne parlerò più avanti, tuttavia mi preme sottolineare che l’armonia è la mia signora, per parafrasare il titolo dell'autobiografia di un autore che amo moltissimo Duke Ellington, e al quale ho dedicato un grande brano sinfonico nel 2008 (Orchestra della Provincia di Bari): Music is my Mistress. Elaborare percorsi armonici è ciò che amo di più. Gioco con le armonie e con gli accordi. Ne sono innamorato. Nell'abbandonare la musica per dedicarsi totalmente alla pittura, Paul Klee disse: "il colore mi ha vinto, sono pittore". Parafrasandolo direi: l'armonia mi ha vinto, sono musicista (nel riquadro: Paul Klee, Giardini della Tunisia).

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