BALCANI AUMENTATI
Dalle note del programma che ho scritto per Il progetto musicale "Balcani Aumentati", al festival MITO SettembreMusica nel 2019. Si è trattato di uno spettacolo di musica da camera eseguito dal duo formato da Danusha Waskiewicz (viola) e Andrea Rebaudengo (pianoforte)
Non è molto nota la storia del Balkan Express che, nel corso della prima guerra mondiale, tra il 1916 e il 1918, sostituì il famosissimo Orient Express e da Berlino, con tappa a Vienna, raggiungeva Istanbul, passando attraverso quell’ampia regione peninsulare che passa sotto il nome di Balcani, un insieme vastissimo ed eterogeneo di etnie, lingue e religioni, da sempre in precario e delicatissimo equilibrio. Per fortuna la musica ha spesso la funzione di unire quello che appare sotto altri aspetti irrimediabilmente diviso e la parola Balcani musicalmente riporta ad un mondo ricco e variopinto ma con alcuni elementi amalgamanti. I ritmi bulgari o dispari, prima di tutto, ritmi così battezzati proprio da Bela Bartók e che egli stesso poi ritrovò con le sue ricerche musicologiche in un’area ben più ampia comprendente tutto il bacino del Mediterraneo; ritmi che danno vita ad una musica sanguigna e trascinante di grande intensità, capace di irrefrenabile gioia o inconsolabile malinconia. E tutta una serie di scale, non meno importanti per caratterizzare questa regione, dal sapore medio-orientale, come quella ‘aumentata’, dalla rigida simmetria interna. Scale simili si ritrovano in tutti i brani di questo concerto, fino all’Encore di Paolo Marzocchi.
Di Paolo Marzocchi, compositore e pianista, figura assolutamente poliedrica che si muove dal Brasile alla Cina con mille progetti diversi, è stato scritto che è ‘incurante delle barriere linguistiche’, e questa caratteristica può forse diventare la seconda chiave di volta di tutto il concerto di questa sera. A partire proprio da uno degli esecutori, Andrea Rebaudengo, uno dei pianisti più prestigiosi nel panorama contemporaneo, che condivide con Marzocchi un curriculum trasversale, comprendente tanto un percorso nella musica classica e contemporanea quanto frequentazioni a 360 gradi col mondo della musica popolare, del jazz e dell’improvvisazione; passando poi per il compositore croato Antun Tomislav Šaban, che si muove tanto nell’ambito della musica classica quanto del jazz, per arrivare fino all’ungherese Bela Bartók (nato in una cittadina della Transilvania oggi parte della Romania), uno dei più grandi compositori del Novecento e uno dei primi ad occuparsi professionalmente del canto popolare al quale dedicò tutta la sua vita e che riveste un ruolo centrale nel suo stile compositivo. Infine, anche la musica del compositore boemo Bohuslav Martinů, dimostra di saper mescolare la musica popolare del proprio paese con la musica dell’Impressionismo francese, di Igor Stravinskij e del jazz, in un equilibrio particolarmente felice.
«Margjelo e Pranvera filioi me ardhë [La primavera sta arrivando], sono due delle canzoni più famose della musica popolare albanese», scrive Marzocchi, «e provengono entrambe dalla città di Scutari (Shkodra) al confine tra Albania e Montenegro. La città di Scutari è un “unicum” nella cultura musicale albanese, con un’identità musicale molto forte e una tradizione antica e ricchissima di canzoni».
La prima è di Prenkë Jakova, il compositore più importante dell’Albania che dopo secoli di dominio ottomano si prese carico di ricostruire l’identità musicale del paese. La seconda, tradizionale, è una bella e dolcissima melodia nel tipico ritmo albanese in 7/8 e fa parte delle cinque Albanian Folksongs (2006 -2010), come anche Vaj si kenka ba dirnjaja [‘Ahimé, come siamo andati a finire’]. Le Albanian Folksongs rielaborano in maniera molto complessa alcune melodie popolari albanesi, tanto da potersi considerare quasi degli studi sulle potenzialità poliritmiche del pianoforte, e sono qui presentate in una versione per viola e pianoforte.
Sonata per viola e pianoforte. Martinů possiede un catalogo compositivo decisamente molto ampio e ancora abbastanza sconosciuto, che comprende una grande quantità di lavori da camera, tra i quali appunto la Sonata per viola del 1955. Si presti attenzione alla particolare alchimia di colori di questa Sonata, alla sua oscillazione tra il modo maggiore e quello minore. In un momento storico di grandi trasformazioni, Martinů trova un equilibrio particolarmente riuscito tra linguaggio popolare, scrittura semplice e felicità melodica da un lato e momenti di scrittura complessa, densamente polifonici e a tratti dissonante dall’altro.
heimat #2 (patria n.2). Variazioni su di un’immaginaria melodia popolare, dove «immaginario è l’aggettivo popolare e non la melodia» sottolinea Šaban. La composizione fa riferimento a quando una ventina d’anni fa soggiornava a Vienna e a quella particolare sensazione che condivideva con altri musicisti di doversi integrare in una società diversa, una sensazione estremamente attuale.
Canti popolari ungheresi. È del 1906 la raccolta di Bartók di 20 canti popolari ungheresi per voce e pianoforte. un momento chiave nel percorso del musicista, in cui gli antichi modi bizantini del canto contadino lo aiutano ad emanciparsi del tutto dalla tradizione romantica ottocentesca e guardare al futuro, liberandolo dal rigido esclusivismo della scala maggiore e minore, e consentendogli di poter impiegare ormai liberamente tutti e dodici i suoni della scala cromatica.
Encore. Un ‘temino’ come lo definisce lo stesso Marzocchi, nato per gioco a casa di un amico, che poi doveva essere utilizzato in un film horror del polacco di Michal Kosakowski (che non fu mai girato), che diviene infine un Encore, vale a dire un ‘bis’, e del quale esiste anche una versione orchestrale.
Gian-Luca Baldi


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