martedì 11 agosto 2026

Il Mondo intero in una sinfonia: Gustav Mahler II - Le vicende biografiche

 

Gustav Mahler nasce il 7 luglio del 1860 a Kaliště, un villaggio boemo di una cinquantina di case a duecento chilometri circa da Vienna. Oggi è situato nella Repubblica Ceca, ma al tempo era parte di quell’Impero Asburgico che di lì a qualche anno, grazie ad una riforma costituzionale, sarebbe diventato Impero austro-ungarico (1867). Nello stesso anno viene proclamata la definitiva emancipazione degli ebrei, che acquisiscono così diritti paritari, ma già quattro mesi dopo la nascita di Gustav il padre, Bernard coglie al volo la libertà di spostamento che l’inizio dell’allentamento delle rigide leggi sulla dimora degli ebrei gli consente, per abbandonare il minuscolo centro e trasferirsi in una città più grande. Sceglie Jihlava, città industriale, centro minerario e sede di una guarnigione militare, un isolato avamposto di cultura tedesca in un’area prevalentemente di cultura ceca, situata lungo il corso del fiume omonimo, che una volta costituiva i confini tra Boemia e Moravia. In quella regione gli ebrei si erano elevati a «difensori della lingua e della cultura tedesca» (La Grange 2007, p.3), e questo contribuì senza dubbio a creare quel senso d’isolamento e solitudine che Mahler avvertì tutta la vita: «Sono tre volte senza patria: un boemo tra gli austriaci, un austriaco tra i tedeschi e un ebreo tra i popoli di tutto il mondo».








Solo dieci anni prima, nel 1850, i Mahler erano sfuggiti alla condizione di ebrei erranti, col nonno Simon, che aveva potuto così legalizzare il suo matrimonio ed esercitare ufficialmente la professione di distillatore (il suocero possedeva un’osteria con distilleria annessa). Il padre, pieno d’iniziativa e assetato di cultura, da carrettiere, commesso, artigiano, proprietario anch’egli di una modesta osteria con distilleria, divenne col tempo un uomo d’affari di successo e un rispettato membro della comunità ebraica della sua città. La sua famiglia crebbe in prosperità e numero: nel 1879 nacque il quattordicesimo figlio. Di questi, la metà morirono prima di raggiungere i due anni, ma uno di loro, Ernst, morì adolescente, e la sua morte segnò profondamente Mahler.

L’infanzia e prima adolescenza fu molto importante per il futuro compositore, costituendo l’altra faccia della sua formazione musicale rispetto agli anni che avrebbe passato in conservatorio a Vienna. Se nella capitale ebbe una formazione accademica completa e rigorosa, gli anni a Jihlava gli infusero la conoscenza e l’amore per i canti e le danze popolari, per i musicisti itineranti, le bande e le fanfare militari, tutti elementi che giocheranno un ruolo fondamentale nelle sue Sinfonie.

Mahler, da bambino, era spesso condotto in carrozzina verso le vicine caserme, dove la ragazza che gli faceva da nurse aveva il suo innamorato. Fanfare e ritmi di marcia furono così tra le prime impressioni musicali che ebbe. In ogni caso il suono delle bande popolari era estremamente familiare nell’Austria dell’Ottocento (Barford 1982, p. 21).

A tre anni gli fu regalata una piccola fisarmonica e da solo imparò a suonarvi semplici melodie e motivi popolari. A quattro scoprì per caso un pianoforte nella soffitta dei nonni a Ledetsch, un paesino a una decina di chilometri a nord di Jihlava. Il nonno, colpito da come il piccolo vi suonava delle melodie, lo fece trasportare a casa del nipote. E così il piccolo Gustav cominciò a prendere lezioni: in città c’erano molti buoni insegnanti e in poco tempo fece notevoli progressi. Sembrava che non gli importasse altro che stare al piano, nemmeno andare a mangiare. Già a otto anni dava egli stesso lezioni a diversi bambini, facendosi pagare un centesimo a lezione, e a dieci anni si esibì per la prima volta in pubblico, presentato come un vero bambino prodigio e guadagnando l’attenzione di un giornale cittadino. In seguito cominciò anche a prendere in prestito delle partiture da una biblioteca e dai propri insegnanti, tra i quali il direttore musicale di St. Jacob, che gli impartì le prime lezioni di armonia.

Solo un’altra passione sembrava eguagliare quella della musica: la lettura. Spesso passava intere giornate a leggere nascosto da qualche parte, e nessuno riusciva a trovarlo. Bambino e adolescente introverso, forse sfuggiva anche al clima familiare, ai continui litigi tra i genitori e al brutto carattere del padre: «vero tiranno domestico, cupo e spesso cavilloso, sempre difficile da accontentare» (La Grange 2007, p. 4). In particolare un episodio sembra segnarlo in maniera particolare, episodio che racconterà poi da adulto a Sigmund Freud, con il quale Mahler ebbe un lungo colloquio nell’estate del 1910, un anno prima di morire. In seguito ad una lite furiosa dei suoi genitori era fuggito in strada terrorizzato, e qui era rimasto colpito dalla melodia di un musicista girovago. Così Mahler spiegò l’irruzione di motivi popolari nella sua musica, un procedimento di cui parleremo nel secondo articolo e che rappresenterà un elemento cardine del suo stile.

Fu un amico di famiglia, di fronte ai sorprendenti progressi del ragazzo, a convincere il padre recalcitrante a mandarlo a studiare a Vienna e a sostenere un’audizione presso il prestigioso pianista Julius Epstein. Quest’ultimo, dopo neanche dieci minuti che Gustav suonava, lo interruppe e disse al padre: «Signor Mahler, suo figlio è un musicista nato e so di non sbagliarmi. Il ragazzo è dotato di spirito, ma non deve essere costretto a fornire vino e spirito come il padre…» (La Grange 2005, p.3). Due mesi dopo era iscritto al conservatorio di Vienna. Qui ebbe modo di studiare pianoforte con Epstein, Armonia con Robert Fuchs (tra i suoi allievi più famosi anche George Enescu, Jean Sibelius e Hugo Wolf) e contrappunto con Franz Krenn (che fu anche maestro di Leos Janáček e Alexander von Zemlinsky).

Finiti brillantemente gli studi in conservatorio a Vienna, Mahler sembrò deciso a puntare tutto sulla composizione, dopo essersi intimamente convinto, nonostante il primo premio ottenuto non solo nella composizione, ma anche nella classe di pianoforte, di non essere nato per la carriera di pianista.

Due strade gli si aprivano principalmente davanti: quella dell’opera e quella della musica sinfonica. Dopo aver lavorato a diverse idee nell’estate del 1878 (abbiamo due titoli: Herzog Ernst von Schwaben e Die Argonauten, tratta da Grillparzer, entrambe perdute) si concentrò, ventenne, sul progetto di un’opera lirica dal carattere magico e fiabesco, Rübezhal (un leggendario spirito delle Montagne dei Giganti in Silesia), coltivandolo per una decina d’anni prima di abbandonarlo definitivamente. Tale scelta fu causa anche di un furioso litigio col suo carissimo amico Hugo Wolf, che lo accusò di avergli rubato l’idea. Paradossalmente, nemmeno quest’ultimo completò mai l’opera.

Altrettanto lunga e difficile era la via della musica strumentale e orchestrale. Tanto più che Mahler non solo stava sviluppando già un linguaggio autonomo e una spiccata personalità (cosa che aiuta nella lunga distanza, ma non certo agli inizi), ma aveva da subito, già dal tempo del conservatorio, in una Vienna musicale divisa tra due fazioni aspramente e incessantemente contrapposte, parteggiato per la parte “sbagliata”.  Non si era inserito cioè nella corrente accademica e dominante che faceva capo a Brahms e al critico e musicologo Eduard Hanslick (apertamente antiwagneriano). Egli invece, oltre ad essere un’entusiasta della musica di Wagner, aveva familiarizzato con l’outsider Anton Bruckner (anch’egli poco amato), di cui frequentò per un certo tempo i corsi universitari e questo non giovava certo alla sua carriera.

Mahler decise all’inizio perciò, per mantenersi, di dedicarsi alle lezioni private di pianoforte e ad accompagnare saltuariamente i cantanti. Un piccolo aiuto mensile da parte del padre non bastava a toglierlo da una situazione di fondamentale indigenza. Furono due anni piuttosto difficili per il giovane compositore, che definì «stagnante e disgustosa palude» la sua vita in una lettera a un amico del giugno 1879. Non poté mancare infine l’arrivo di un amore non corrisposto, che sembrò metterlo profondamente in crisi. In questa situazione, tentò allora la strada della direzione d’orchestra, affidandosi a un impresario celebre e molto potente. Così, nel 1880, quasi senza nessuna esperienza se non quella di aver diretto qualche ensemble di studenti in conservatorio, ottiene un posto come direttore di una piccola formazione orchestrale (quindici elementi) per la stagione estiva di operette in una cittadina al sud di Linz, nell’Alta Austria, Hall. A persuaderlo a darsi con tutto se stesso alla direzione d’orchestra fu però l’esito di un concorso importante al quale partecipò l’anno seguente. Nel 1881 mandò una sua composizione al Premio Beethoven, Das Klagende Lied (tenendo conto del doppio significato del verbo tedesco potrebbe tradursi Il canto del lamento e dell’accusa, come suggerisce il musicologo Quirino Principe), una fiaba per soli, coro e orchestra, anch’essa nata inizialmente come idea per un‘opera lirica. «Il primo dei miei lavori in cui mi ritrovai “Mahler”» scrisse in una lettera molti anni più tardi, e altrove: «Questa mia primissima opera è già pienamente originale». In giuria c’era Johannes Brahms, ma Mahler non vinse né ottenne alcuna menzione, e la delusione fu profonda. Naturalmente vinse un compositore il cui stile era rigorosamente di ortodossia brahmsiana.

Questa sconfitta tuttavia segnò la sua vita professionale. Come compositore Mahler certamente non si arrese, al contrario, è ammirabile vedere come abbia perseguito con dedizione totale a lavorare al suo cammino compositivo, al quale dedicherà soprattutto le estati, ma professionalmente decise di puntare tutto sulla direzione d’orchestra. Finita l’esperienza estiva, passarono alcuni mesi di inoperosità. Rifiutò tra l’altro un incarico nella sua città natale per la vergogna di mostrarsi alla sua famiglia, ma presto ottenne un altro incarico presso il Landestheater di Lubiana, dove, ventunenne  ebbe modo di dirigere più di cinquanta opere tra quelle di Rossini e Mozart, Donizetti, Weber e Verdi. L’ampio sostegno della stampa lo portò in breve di nuovo in Moravia, a Olomouc e da lì cominciò un’inarrestabile carriera, le cui prime tappe furono Praga e poi Lipsia. Qui otterrà uno dei suoi primi, veri trionfi, proprio nel momento in cui l’orchestra aveva scritto una lettera di protesta per il «trattamento indegno» a cui il direttore li sottoponeva. La sua esecuzione del Siegfried di Wagner ricevette ben dodici chiamate successive e dieci minuti di applausi, il pubblico era in delirio.

Senza dubbio Mahler era un direttore pignolo, oltremodo esigente e caparbio, dotato inoltre di un’enorme capacità di lavoro e organizzativa. Proprio a Lipsia, nel 1887, fu capace in un mese di dirigere tredici opere diverse. «Ogni cosa che prendeva forma sotto le dita di Mahler era come se nascesse di nuovo, ogni battuta diretta da lui acquisiva nuovo interesse e vita», scrive Paul Stefan, autore di una biografia che uscì ancor prima della morte di Mahler, e che è stata solo recentemente ristampata in lingua inglese (Stefan 2012, p. 37).

Da sottolineare un altro avvenimento durante il soggiorno a Lipsia: un’esperienza nel campo dell’opera e anche di notevole successo, che gli regalò delle soddisfazioni economiche tali da poter inviare ai genitori dei soldi che permisero loro di vendere la loro attività e vivere di rendita. Conobbe, infatti, nel 1886, Karl von Weber, nipote di Carl Maria von Weber, uno dei fondatori dell’opera tedesca e molto conosciuto e amato nei paesi di lingua tedesca. Il nipote (della cui moglie Mahler s’innamorò poi perdutamente) gli mostrò gli schizzi di un’opera rimasta incompiuta, Die drei Pintos (solo sette numeri su diciassette erano stati terminati) e gli propose di completarla. Mahler, nonostante alcune perplessità, accettò infine il lavoro: in parte utilizzò altre musiche di Weber, in parte compose egli stesso le parti mancanti riuscendo in un’operazione di perfetta mimesi ed identificazione con lo stile di Weber. L’opera riscontrò un notevole successo, pur non senza il levarsi di voci nettamente negative (tra le quali quelle di Brahms e Bülow), ma soprattutto fu un’occasione per Mahler di mostrarsi al pubblico per la prima volta non soltanto nella veste di direttore d’orchestra. L’incontro col nipote di Weber ebbe anche un’altra conseguenza. Proprio nella sua casa scoprì il manoscritto di una raccolta di testi fiabeschi, Das Knaben Wunderhorn (Il corno magico del fanciullo), che sarebbe stata per lui fonte inesauribile di ispirazione e a cui attinse fino al 1901 testi per i propri Lieder.

Perché Mahler non approfittò di quest’occasione per proporre una sua opera, terminando quella che aveva nel cassetto? In realtà un progetto di un’opera su libretto proprio del nipote di Weber aveva preso forma, ma il successo ottenuto aveva riacceso in Mahler il sogno di completare la sua Sinfonia, iniziata l’anno precedente, e verso la quale nutriva le più grandi speranze, convinto che sull’onda del successo di Die drei Pintos, non avrebbe avuto difficoltà a farla eseguire. «Nella mia più totale incoscienza avevo scritto uno dei miei lavori più audaci, e pensavo ancora ingenuamente che fosse di una semplicità infantile, che sarebbe immediatamente piaciuto e che avrei potuto vivere tranquillamente dei diritti d’autore». La realtà purtroppo fu del tutto diversa. L’estate seguente fece di tutto per farla eseguire, ma senza riuscirvi. La dirigerà egli stesso alla Filarmonica di Budapest, il 20 novembre 1889, con un totale insuccesso, evidentemente troppo rivoluzionaria per catturare l’attenzione di un ambiente musicale ancora molto conservatore. «La mescolanza di stili e di prestiti dalla musica popolare che ci colpiscono oggi come uno dei tratti più originali e arditi del suo linguaggio musicale scandalizzarono il pubblico dell’epoca». (La Grange 2007, p. 383).

In realtà l’onda del successo di Die drei Pintos fu davvero travolgente, ma riguardò quasi esclusivamente il Mahler direttore, e fu quell’onda a portarlo a divenire, a ventotto anni, il direttore principale di un grande teatro d’opera come quello di Budapest, dove ebbe successi trionfali col dirigere le opere di Wagner ed elogi straordinari, come abbiamo detto, da parte proprio di Johannes Brahms. Quando ottenne l’incarico, scrisse ai genitori: «La posizione che mi si offre qui è così importante che ne sono ancora stupefatto! […] Sarò direttore dell’Opera reale con poteri assolutamente illimitati, signore e maestro di un’istituzione importante quanto l’Opera di Vienna e al tempo stesso primo direttore dell’orchestra. Sarò sottoposto solo al Ministro, dunque totalmente libero. Stipendio annuale 10.000 fiorini, con tutta una serie di entrate accessorie e quattro mesi di vacanze! È semplicemente incredibile». Quattro mesi di vacanze, ecco per il Mahler compositore un particolare fondamentale. Perché la sua vita musicale si divise esattamente quasi da subito in due parti: il lavoro febbrile e intenso alla composizione nei mesi estivi, e quello con l’orchestra durante il resto dell’anno. Così scrive in una lettera di fine agosto 1909, dopo aver completato una prima stesura della Nona Sinfonia:

Ho lavorato molto e proprio ora do l’ultima mano ad una nuova Sinfonia. Purtroppo anche le vacanze stanno per finire e io mi ritrovo anche questa volta, come sempre, nell’assurda situazione di dover lasciar i miei fogli senza nemmeno aver ripreso fiato, per tornare in città e al lavoro. Sembra che sia il mio destino, una volta per tutte.

Quando aveva mescolato invece le due attività, all’inizio della sua carriera, i risultati si erano visti immediatamente. A gennaio del 1888 a Lipsia, infatti, era stato così preso dal comporre da trascurare i suoi doveri di direttore, dovendosene poi scusare in una lettera all’amministratore e responsabile del Teatro, e chiedendo di essere momentaneamente esonerato di una parte dei suoi incarichi. Da allora avrebbe composto quasi esclusivamente nel corso dell’estate. La storia della composizione delle sue Sinfonie, che seguiremo nel prossimo articolo, si svolgerà quindi sempre nei mesi estivi, nelle località di vacanza, in mezzo ai boschi e alle montagne. Ma il luogo ideale per comporre non venne trovato subito, col rischio che l’estate passi inoperosa, come quella del 1892. Solo l’anno seguente troverà in Steinbach, a est di Salisburgo, la cornice perfetta per la sua creatività. Qui fece costruire un piccolo padiglione in legno, su di una penisola sulle sponde dell’Attersee, e qui riprese il filo della sua Seconda Sinfonia.

Dopo Budapest, Mahler passò prima ad Amburgo, e poco dopo, a soli trentotto anni divenne direttore del Teatro stabile di Vienna, occupandosi parallelamente e per un certo tempo anche della stagione dei concerti. Qui passò dieci anni, considerati uno dei periodi più importanti per l’Opera tedesca, sia per la qualità delle esecuzioni che per le opere presentate, anni paragonati a quelli che videro a Dresda nella prima parte del secolo, dapprima Carl Maria von Weber e poi Richard Wagner (entrambi compositori e direttori).

Durante il soggiorno a Vienna conobbe e sposò la figlia di un pittore famoso, più giovane di lui di una ventina d’anni, Alma Schindler, dalla quale avrà due figlie. Mahler vi resterà fino al 1907, fino a quando conflitti inconciliabili lo convinsero a dare le dimissioni. Proprio il 1907 fu un anno drammatico per lui: perse la figlia Maria Anna e gli fu diagnosticata una grave malattia cardiaca, un vizio valvolare congenito. Tuttavia, dopo Vienna, accettò l’invito del Metropolitan di New York, e nei quattro anni seguenti ebbe un’agenda fittissima di impegni: diresse a New York, Boston, Filadelfia, Praga, Monaco, Amsterdam e Parigi. A Monaco, nel settembre del 1910, diresse la prima della sua Ottava Sinfonia ed ebbe il più grande trionfo della sua vita. Il concerto fu annunciato con un imponente sforzo pubblicitario, la città era coperta di manifesti rossi e nelle vetrine delle librerie spiccava il libro di Paul Stefan. Una folla immensa riempiva la sala e tra il pubblico vi erano scrittori come Stephan Zweig, Thomas Mann, Arthur Schnitzler, Hugo von Hofmannsthal, e musicisti come Richard Strauss, Anton Webern, Leopold Stokowski, Alfredo Casella e Siegfried Wagner: fu un clamoroso successo, Mahler fu richiamato dagli applausi per oltre mezz’ora. Nel corso dell’estate precedente, a Dobbiaco, sulle Dolomiti, nello stesso luogo dove aveva composto Das Lied von der Erde e la Nona Sinfonia, compose l’Adagio della Decima. La sua salute però cominciò a peggiorare drammaticamente. Gli furono scoperte nel sangue, mentre era ancora a New York, numerosi streptococchi viridans, praticamente una condanna a morte a breve scadenza prima della scoperta della penicillina (1928) e delle cure antibiotiche. Mahler decise allora di tornare di corsa a Vienna, facendo tappa a Parigi, per un ultimo consulto. Qui prese l’Orient-Express per Vienna. Una carrozza fu addirittura staccata e condotta su di un binario merci per portare il compositore in un sanatorio, nella maggiore tranquillità possibile. Il mondo sembrava rendersi conto all’improvviso che stava perdendo un grandissimo genio. E se la tempesta descritta durante gli ultimi momenti di vita di Mozart e Beethoven è solo agiografia e leggenda, la sera della fine di Mahler realmente si scatenò un terribile temporale, durante il quale il compositore sembrò d’improvviso calmarsi e stare meglio. Morirà poco dopo, alle undici della sera. Era il 18 maggio del 1911.


 

Bibliografia

La bibliografia riguardante Mahler è vastissima. In questo spazio daremo solo i libri più essenziali. Si consulti la pagina Facebook Rubrica Rivista Prometeo per una bibliografia più completa.

P. Barford, Mahler Symphonies and Songs [1970], BBC Music Guides, London 1982.

H-L. La Grange, G. Weiss, K. Martner, Gustav Mahler – Letter to his wife, Faber and Faber, London 2005.

H-L. La Grange, Gustav Mahler – La vita, le opere, EDT, Torino 2007.

P. Petazzi, Le sinfonie di Mahler, Marsilio, Venezia 1998.

P. Stefan, Gustav Mahler – A study of his personality and work [1912), Forgotten Books, London 2012.

 

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