Solo dieci anni prima, nel 1850, i Mahler erano sfuggiti alla condizione di ebrei erranti, col nonno Simon, che aveva potuto così legalizzare il suo matrimonio ed esercitare ufficialmente la professione di distillatore (il suocero possedeva un’osteria con distilleria annessa). Il padre, pieno d’iniziativa e assetato di cultura, da carrettiere, commesso, artigiano, proprietario anch’egli di una modesta osteria con distilleria, divenne col tempo un uomo d’affari di successo e un rispettato membro della comunità ebraica della sua città. La sua famiglia crebbe in prosperità e numero: nel 1879 nacque il quattordicesimo figlio. Di questi, la metà morirono prima di raggiungere i due anni, ma uno di loro, Ernst, morì adolescente, e la sua morte segnò profondamente Mahler.
L’infanzia
e prima adolescenza fu molto importante per il futuro compositore, costituendo
l’altra faccia della sua formazione musicale rispetto agli anni che avrebbe
passato in conservatorio a Vienna. Se nella capitale ebbe una formazione
accademica completa e rigorosa, gli anni a Jihlava gli infusero la conoscenza e
l’amore per i canti e le danze popolari, per i musicisti itineranti, le bande e
le fanfare militari, tutti elementi che giocheranno un ruolo fondamentale nelle
sue Sinfonie.
Mahler, da bambino, era spesso
condotto in carrozzina verso le vicine caserme, dove la ragazza che gli faceva
da nurse aveva il suo innamorato. Fanfare e ritmi di marcia furono così tra le
prime impressioni musicali che ebbe. In ogni caso il suono delle bande popolari
era estremamente familiare nell’Austria dell’Ottocento (Barford 1982, p. 21).
A tre anni gli fu regalata una piccola
fisarmonica e da solo imparò a suonarvi semplici melodie e motivi popolari. A
quattro scoprì per caso un pianoforte nella soffitta dei nonni a Ledetsch, un
paesino a una decina di chilometri a nord di Jihlava. Il nonno, colpito da come
il piccolo vi suonava delle melodie, lo fece trasportare a casa del nipote. E così
il piccolo Gustav cominciò a prendere lezioni: in città c’erano molti buoni
insegnanti e in poco tempo fece notevoli progressi. Sembrava che non gli
importasse altro che stare al piano, nemmeno andare a mangiare. Già a otto anni
dava egli stesso lezioni a diversi bambini, facendosi pagare un centesimo a
lezione, e a dieci anni si esibì per la prima volta in pubblico, presentato
come un vero bambino prodigio e guadagnando l’attenzione di un giornale
cittadino. In seguito cominciò anche a prendere in prestito delle
partiture da una biblioteca e dai propri insegnanti, tra i quali il direttore
musicale di St. Jacob, che gli impartì le prime lezioni di armonia.
Solo
un’altra passione sembrava eguagliare quella della musica: la lettura. Spesso
passava intere giornate a leggere nascosto da qualche parte, e nessuno riusciva
a trovarlo. Bambino e adolescente introverso, forse sfuggiva anche al clima
familiare, ai continui litigi tra i genitori e al brutto carattere del padre:
«vero tiranno domestico, cupo e spesso cavilloso, sempre difficile da
accontentare» (La Grange 2007, p. 4). In particolare un episodio sembra
segnarlo in maniera particolare, episodio che racconterà poi da adulto a
Sigmund Freud, con il quale Mahler ebbe un lungo colloquio nell’estate del
1910, un anno prima di morire. In seguito ad una lite furiosa dei suoi genitori
era fuggito in strada terrorizzato, e qui era rimasto colpito dalla melodia di
un musicista girovago. Così Mahler spiegò l’irruzione di motivi popolari nella
sua musica, un procedimento di cui parleremo nel secondo articolo e che rappresenterà
un elemento cardine del suo stile.
Fu
un amico di famiglia, di fronte ai sorprendenti progressi del ragazzo, a
convincere il padre recalcitrante a mandarlo a studiare a Vienna e a sostenere
un’audizione presso il prestigioso pianista Julius Epstein. Quest’ultimo, dopo
neanche dieci minuti che Gustav suonava, lo interruppe e disse al padre:
«Signor Mahler, suo figlio è un musicista nato e so di non sbagliarmi. Il
ragazzo è dotato di spirito, ma non deve essere costretto a fornire vino e
spirito come il padre…» (La Grange 2005, p.3). Due mesi dopo era iscritto al
conservatorio di Vienna. Qui ebbe modo di studiare pianoforte con Epstein,
Armonia con Robert Fuchs (tra i suoi allievi più famosi anche George Enescu,
Jean Sibelius e Hugo Wolf) e contrappunto con Franz Krenn (che fu anche maestro
di Leos Janáček e Alexander von Zemlinsky).
Finiti
brillantemente gli studi in conservatorio a Vienna, Mahler sembrò deciso a
puntare tutto sulla composizione, dopo essersi intimamente convinto, nonostante
il primo premio ottenuto non solo nella composizione, ma anche nella classe di
pianoforte, di non essere nato per la carriera di pianista.
Due
strade gli si aprivano principalmente davanti: quella dell’opera e quella della
musica sinfonica. Dopo aver lavorato a diverse idee nell’estate del 1878 (abbiamo
due titoli: Herzog Ernst von Schwaben
e Die Argonauten, tratta da
Grillparzer, entrambe perdute) si concentrò, ventenne, sul progetto di un’opera
lirica dal carattere magico e fiabesco, Rübezhal
(un leggendario spirito delle Montagne dei Giganti in Silesia), coltivandolo
per una decina d’anni prima di abbandonarlo definitivamente. Tale scelta fu
causa anche di un furioso litigio col suo carissimo amico Hugo Wolf, che lo
accusò di avergli rubato l’idea. Paradossalmente, nemmeno quest’ultimo completò
mai l’opera.
Altrettanto
lunga e difficile era la via della musica strumentale e orchestrale. Tanto più
che Mahler non solo stava sviluppando già un linguaggio autonomo e una spiccata
personalità (cosa che aiuta nella lunga distanza, ma non certo agli inizi), ma aveva
da subito, già dal tempo del conservatorio, in una Vienna musicale divisa tra
due fazioni aspramente e incessantemente contrapposte, parteggiato per la parte
“sbagliata”. Non si era inserito cioè nella
corrente accademica e dominante che faceva capo a Brahms e al critico e
musicologo Eduard Hanslick (apertamente antiwagneriano). Egli invece, oltre ad
essere un’entusiasta della musica di Wagner, aveva familiarizzato con
l’outsider Anton Bruckner (anch’egli poco amato), di cui frequentò per un certo
tempo i corsi universitari e questo non giovava certo alla sua carriera.
Mahler
decise all’inizio perciò, per mantenersi, di dedicarsi alle lezioni private di
pianoforte e ad accompagnare saltuariamente i cantanti. Un piccolo aiuto
mensile da parte del padre non bastava a toglierlo da una situazione di
fondamentale indigenza. Furono due anni piuttosto difficili per il giovane
compositore, che definì «stagnante e disgustosa palude» la sua vita in una
lettera a un amico del giugno 1879. Non poté mancare infine l’arrivo di un
amore non corrisposto, che sembrò metterlo profondamente in crisi. In questa
situazione, tentò allora la strada della direzione d’orchestra, affidandosi a
un impresario celebre e molto potente. Così, nel 1880, quasi senza nessuna
esperienza se non quella di aver diretto qualche ensemble di studenti in
conservatorio, ottiene un posto come direttore di una piccola formazione
orchestrale (quindici elementi) per la stagione estiva di operette in una
cittadina al sud di Linz, nell’Alta Austria, Hall. A persuaderlo a darsi con
tutto se stesso alla direzione d’orchestra fu però l’esito di un concorso
importante al quale partecipò l’anno seguente. Nel 1881 mandò una sua
composizione al Premio Beethoven, Das
Klagende Lied (tenendo conto del doppio significato del verbo tedesco potrebbe
tradursi Il canto del lamento e
dell’accusa, come suggerisce il
musicologo Quirino Principe), una fiaba per soli, coro e orchestra, anch’essa
nata inizialmente come idea per un‘opera lirica. «Il primo dei miei lavori in
cui mi ritrovai “Mahler”» scrisse in una lettera molti anni più tardi, e
altrove: «Questa mia primissima opera è già pienamente originale». In giuria
c’era Johannes Brahms, ma Mahler non vinse né ottenne alcuna menzione, e la
delusione fu profonda. Naturalmente vinse un compositore il cui stile era
rigorosamente di ortodossia brahmsiana.
Questa
sconfitta tuttavia segnò la sua vita professionale. Come compositore Mahler
certamente non si arrese, al contrario, è ammirabile vedere come abbia perseguito
con dedizione totale a lavorare al suo cammino compositivo, al quale dedicherà
soprattutto le estati, ma professionalmente decise di puntare tutto sulla
direzione d’orchestra. Finita l’esperienza estiva, passarono alcuni mesi di
inoperosità. Rifiutò tra l’altro un incarico nella sua città natale per la
vergogna di mostrarsi alla sua famiglia, ma presto ottenne un altro incarico
presso il Landestheater di Lubiana, dove, ventunenne ebbe modo di dirigere più di cinquanta opere
tra quelle di Rossini e Mozart, Donizetti, Weber e Verdi. L’ampio sostegno
della stampa lo portò in breve di nuovo in Moravia, a Olomouc e da lì cominciò
un’inarrestabile carriera, le cui prime tappe furono Praga e poi Lipsia. Qui
otterrà uno dei suoi primi, veri trionfi, proprio nel momento in cui
l’orchestra aveva scritto una lettera di protesta per il «trattamento indegno»
a cui il direttore li sottoponeva. La sua esecuzione del Siegfried di Wagner ricevette ben dodici chiamate successive e
dieci minuti di applausi, il pubblico era in delirio.
Senza
dubbio Mahler era un direttore pignolo, oltremodo esigente e caparbio, dotato inoltre
di un’enorme capacità di lavoro e organizzativa. Proprio a Lipsia, nel 1887, fu
capace in un mese di dirigere tredici opere diverse. «Ogni cosa che prendeva
forma sotto le dita di Mahler era come se nascesse di nuovo, ogni battuta
diretta da lui acquisiva nuovo interesse e vita», scrive Paul Stefan, autore di
una biografia che uscì ancor prima della morte di Mahler, e che è stata solo
recentemente ristampata in lingua inglese (Stefan 2012, p. 37).
Da
sottolineare un altro avvenimento durante il soggiorno a Lipsia: un’esperienza
nel campo dell’opera e anche di notevole successo, che gli regalò delle
soddisfazioni economiche tali da poter inviare ai genitori dei soldi che
permisero loro di vendere la loro attività e vivere di rendita. Conobbe,
infatti, nel 1886, Karl von Weber, nipote di Carl Maria von Weber, uno dei fondatori
dell’opera tedesca e molto conosciuto e amato nei paesi di lingua tedesca. Il
nipote (della cui moglie Mahler s’innamorò poi perdutamente) gli mostrò gli
schizzi di un’opera rimasta incompiuta, Die
drei Pintos (solo sette numeri su diciassette erano stati terminati) e gli
propose di completarla. Mahler, nonostante alcune perplessità, accettò infine il
lavoro: in parte utilizzò altre musiche di Weber, in parte compose egli stesso
le parti mancanti riuscendo in un’operazione di perfetta mimesi ed
identificazione con lo stile di Weber. L’opera riscontrò un notevole successo,
pur non senza il levarsi di voci nettamente negative (tra le quali quelle di Brahms
e Bülow), ma soprattutto fu un’occasione per Mahler di mostrarsi al pubblico
per la prima volta non soltanto nella veste di direttore d’orchestra.
L’incontro col nipote di Weber ebbe anche un’altra conseguenza. Proprio nella
sua casa scoprì il manoscritto di una raccolta di testi fiabeschi, Das Knaben Wunderhorn (Il corno magico
del fanciullo), che sarebbe stata per lui fonte inesauribile di ispirazione e a
cui attinse fino al 1901 testi per i propri Lieder.
Perché
Mahler non approfittò di quest’occasione per proporre una sua opera, terminando
quella che aveva nel cassetto? In realtà un progetto di un’opera su libretto
proprio del nipote di Weber aveva preso forma, ma il successo ottenuto aveva riacceso
in Mahler il sogno di completare la sua Sinfonia, iniziata l’anno precedente, e
verso la quale nutriva le più grandi speranze, convinto che sull’onda del
successo di Die drei Pintos, non
avrebbe avuto difficoltà a farla eseguire. «Nella mia più totale incoscienza
avevo scritto uno dei miei lavori più audaci, e pensavo ancora ingenuamente che
fosse di una semplicità infantile, che sarebbe immediatamente piaciuto e che
avrei potuto vivere tranquillamente dei diritti d’autore». La realtà purtroppo fu
del tutto diversa. L’estate seguente fece di tutto per farla eseguire, ma senza
riuscirvi. La dirigerà egli stesso alla Filarmonica di Budapest, il 20 novembre
1889, con un totale insuccesso, evidentemente troppo rivoluzionaria per
catturare l’attenzione di un ambiente musicale ancora molto conservatore. «La
mescolanza di stili e di prestiti dalla musica popolare che ci colpiscono oggi
come uno dei tratti più originali e arditi del suo linguaggio musicale
scandalizzarono il pubblico dell’epoca». (La Grange 2007, p. 383).
In
realtà l’onda del successo di Die drei
Pintos fu davvero travolgente, ma riguardò quasi esclusivamente il Mahler
direttore, e fu quell’onda a portarlo a divenire, a ventotto anni, il direttore
principale di un grande teatro d’opera come quello di Budapest, dove ebbe
successi trionfali col dirigere le opere di Wagner ed elogi straordinari, come
abbiamo detto, da parte proprio di Johannes Brahms. Quando ottenne l’incarico,
scrisse ai genitori: «La posizione che mi si offre qui è così importante che ne
sono ancora stupefatto! […] Sarò direttore dell’Opera reale con poteri
assolutamente illimitati, signore e maestro di un’istituzione importante quanto
l’Opera di Vienna e al tempo stesso primo direttore dell’orchestra. Sarò
sottoposto solo al Ministro, dunque totalmente libero. Stipendio annuale 10.000
fiorini, con tutta una serie di entrate accessorie e quattro mesi di vacanze! È
semplicemente incredibile». Quattro mesi di vacanze, ecco per il Mahler
compositore un particolare fondamentale. Perché la sua vita musicale si divise
esattamente quasi da subito in due parti: il lavoro febbrile e intenso alla
composizione nei mesi estivi, e quello con l’orchestra durante il resto
dell’anno. Così scrive in una lettera di fine agosto 1909, dopo aver completato
una prima stesura della Nona Sinfonia:
Ho lavorato molto e proprio ora do
l’ultima mano ad una nuova Sinfonia. Purtroppo anche le vacanze stanno per
finire e io mi ritrovo anche questa volta, come sempre, nell’assurda situazione
di dover lasciar i miei fogli senza nemmeno aver ripreso fiato, per tornare in
città e al lavoro. Sembra che sia il mio destino, una volta per tutte.
Quando
aveva mescolato invece le due attività, all’inizio della sua carriera, i
risultati si erano visti immediatamente. A gennaio del 1888 a Lipsia, infatti,
era stato così preso dal comporre da trascurare i suoi doveri di direttore,
dovendosene poi scusare in una lettera all’amministratore e responsabile del Teatro,
e chiedendo di essere momentaneamente esonerato di una parte dei suoi
incarichi. Da allora avrebbe composto quasi esclusivamente nel corso
dell’estate. La storia della composizione delle sue Sinfonie, che seguiremo nel
prossimo articolo, si svolgerà quindi sempre nei mesi estivi, nelle località di
vacanza, in mezzo ai boschi e alle montagne. Ma il luogo ideale per comporre
non venne trovato subito, col rischio che l’estate passi inoperosa, come quella
del 1892. Solo l’anno seguente troverà in Steinbach, a est di Salisburgo, la
cornice perfetta per la sua creatività. Qui fece costruire un piccolo
padiglione in legno, su di una penisola sulle sponde dell’Attersee, e qui
riprese il filo della sua Seconda Sinfonia.
Dopo
Budapest, Mahler passò prima ad Amburgo, e poco dopo, a soli trentotto anni divenne
direttore del Teatro stabile di Vienna, occupandosi parallelamente e per un
certo tempo anche della stagione dei concerti. Qui passò dieci anni,
considerati uno dei periodi più importanti per l’Opera tedesca, sia per la
qualità delle esecuzioni che per le opere presentate, anni paragonati a quelli
che videro a Dresda nella prima parte del secolo, dapprima Carl Maria von Weber
e poi Richard Wagner (entrambi compositori e direttori).
Durante
il soggiorno a Vienna conobbe e sposò la figlia di un pittore famoso, più
giovane di lui di una ventina d’anni, Alma Schindler, dalla quale avrà due
figlie. Mahler vi resterà fino al 1907, fino a quando conflitti inconciliabili
lo convinsero a dare le dimissioni. Proprio il 1907 fu un anno drammatico per
lui: perse la figlia Maria Anna e gli fu diagnosticata una grave malattia
cardiaca, un vizio valvolare congenito. Tuttavia, dopo Vienna, accettò l’invito
del Metropolitan di New York, e nei quattro anni seguenti ebbe un’agenda
fittissima di impegni: diresse a New York, Boston, Filadelfia, Praga, Monaco,
Amsterdam e Parigi. A Monaco, nel settembre del 1910, diresse la prima della
sua Ottava Sinfonia ed ebbe il più grande trionfo della sua vita. Il concerto
fu annunciato con un imponente sforzo pubblicitario, la città era coperta di
manifesti rossi e nelle vetrine delle librerie spiccava il libro di Paul
Stefan. Una folla immensa riempiva la sala e tra il pubblico vi erano scrittori
come Stephan Zweig, Thomas Mann, Arthur Schnitzler, Hugo von Hofmannsthal, e
musicisti come Richard Strauss, Anton Webern, Leopold Stokowski, Alfredo
Casella e Siegfried Wagner: fu un clamoroso successo, Mahler fu richiamato
dagli applausi per oltre mezz’ora. Nel corso dell’estate precedente, a
Dobbiaco, sulle Dolomiti, nello stesso luogo dove aveva composto Das Lied von der Erde e la Nona Sinfonia,
compose l’Adagio della Decima. La sua
salute però cominciò a peggiorare drammaticamente. Gli furono scoperte nel
sangue, mentre era ancora a New York, numerosi streptococchi viridans, praticamente una condanna a
morte a breve scadenza prima della scoperta della penicillina (1928) e delle
cure antibiotiche. Mahler decise allora di tornare di corsa a Vienna, facendo
tappa a Parigi, per un ultimo consulto. Qui prese l’Orient-Express per Vienna.
Una carrozza fu addirittura staccata e condotta su di un binario merci per
portare il compositore in un sanatorio, nella maggiore tranquillità possibile.
Il mondo sembrava rendersi conto all’improvviso che stava perdendo un
grandissimo genio. E se la tempesta descritta durante gli ultimi momenti di
vita di Mozart e Beethoven è solo agiografia e leggenda, la sera della fine di
Mahler realmente si scatenò un terribile temporale, durante il quale il
compositore sembrò d’improvviso calmarsi e stare meglio. Morirà poco dopo, alle
undici della sera. Era il 18 maggio del 1911.
Bibliografia
La
bibliografia riguardante Mahler è vastissima. In questo spazio daremo solo i
libri più essenziali. Si consulti la pagina Facebook Rubrica Rivista Prometeo per una bibliografia più completa.
P. Barford, Mahler
Symphonies and Songs [1970], BBC Music Guides, London 1982.
H-L. La Grange, G. Weiss, K. Martner, Gustav Mahler – Letter to his wife,
Faber and Faber, London 2005.
H-L.
La Grange, Gustav Mahler – La vita, le
opere, EDT, Torino 2007.
P.
Petazzi, Le sinfonie di Mahler,
Marsilio, Venezia 1998.
P. Stefan, Gustav
Mahler – A study of his personality and work [1912), Forgotten Books, London
2012.


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