domenica 16 agosto 2026

Guccini e Darmstadt

La scomparsa di Guccini mi ha emozionato molto.

Ha portato a galla una parte importante della mia vita, gli anni della mia adolescenza dove Guccini ha svolto un ruolo fondamentale.

Appena uscito l’album Via Paolo Fabbri ero anche andato a Bologna, davanti al portone di casa sua.

Rimasi lì come un allocco, capace solo di scattare qualche foto. Un mio amico disse che addirittura aveva suonato ed era stato accolto per fare due chiacchiere. Chissà se era vero.

Tanto per spiegare cosa Guccini era per me (e pure De André, con lui nella foto).


Così, senza neanche accorgermene, mi sono messo a scrivere una canzone in stile di Guccini.

Non tanto musicalmente parlando, anche se ho usato uno stile folk italiano di matrice statunitense che non usavo da trent’anni, ma come testo. Un testo lungo, complesso, come non ne avevo mai scritti.

In un certo senso, una mia Avvelenata, dedicata a Darmstadt e a Boulez. Sono riuscito a mettere insieme pensieri che mi porto dietro da una vita e spero di pubblicarla il prima possibile.

L’oggetto di questo post è però un altro. Credo sia proprio vero che non si capisce realmente la difficoltà di un’attività umana fino a quando non la si fa, fino a quando non ne si affrontano tutte le sfide che comporta dall’interno.

E io, in questo modo, ho davvero, per la prima volta, capito Guccini e l’incredibile particolarità del suo genio.

Parlare di cose complesse con leggerezza e metterle in musica come ha fatto lui, è di una complessità incredibile. Difficile da spiegare. Il rischio continuo è quello di affondare in una palude di macchinosità, di noia, di pesantezza. Riascoltando alcune canzoni di Guccini adesso, dopo cinque giorni passati a sudare sul mio testo, mi si sono rivelate in tutta la loro grandezza, delle opere di abilità straordinaria, degne davvero di un grande, con un italiano strepitoso. Ricordo quando mio padre ascoltò la sua canzone Bologna e disse: "Ma sa davvero scrivere questo Guccini!".

Se fossi riuscito a strappare anche solo un decimo della sua capacità di narrare, potrei già dirmi soddisfatto. Certo parlare di avanguardia e citare Pierre non è stato facile, ma poi, se vorrete, giudicherete voi.

Racconti familiari dicono poi che mia cugina Isabella fosse stata follemente innamorata di lui, negli anni in cui studiava al Dams e che ci avesse avuto una storia. Sulla prima notizia non ho dubbi, tanto più che sposò un suo sosia. Sulla seconda non so...



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