lunedì 24 agosto 2026

A quale musica appartengo (radici)?


Intorno ai trent'anni  ho cominciato a chiedermi a quale musica appartenessi.

Lo so, può sembrare una domanda molto strana. Ma ci sono persone fortunate che hanno un collegamento chiaro con le proprie radici musicali.

La gente di montagna, qui alle pendici del Grappa, ad esempio. Oppure i contadini. Più in generale tutti coloro che sono nati e cresciuti in luoghi che hanno mantenuto un certo legame con la propria storia musicale, come la Sardegna e la Puglia.

Ma io appartengo a quella parte di popolazione che, subito dopo la guerra, si è sradicata dai propri luoghi per andare a riempire le metropoli. Tanto è vero che mio padre bolognese e mia madre siciliana si incontrarono a Roma. 

Come un albero di Natale senza radici ma solo appoggiato sul vaso, sono questi neo cittadini metropolitani, razza alla quale appartengo.

Senza dubbio ci si può portare le proprie radici anche attraverso viaggi molto lontani. Ma se la nostra famiglia di origine non era una famiglia musicale, ciò diventa praticamente impossibile.

In tutta la mia famiglia non c'era nessuno che suonava, tranne mia nonna materna, cresciuta nella Palermo di inizio Novecento in una famiglia borghese inizialmente benestante e poi caduta un po' in disgrazia, educata dalle suore a suonare il pianoforte e alla musica dell'opera e dell'operetta.

Ma tutto ciò era completamente scomparso quando ero nato. Il pianoforte era stato dato via e così gli spartiti e i dischi.

C'era solo la passione per la musica classica di mia mamma, ma non per l'opera. Per i concerti sinfonici e i grandi direttori.

Ma la cultura nella quale sono cresciuto è quella della radio, del cinema e della tv, degli sceneggiati, dell'ottimo Ulisse presentato da Ungaretti, del varietà del sabato sera con Gorni Kramer, Mina, e tanti altri e Lelio Luttazzi.

Quell'insieme eterogeneo di eventi che ha costituito la cultura popolare del secondo dopo guerra.

E non è un caso se la canzone moderna sia nata in ambito metropolitano, nelle due tra le più grandi metropoli a cavallo di Otto e Novecento, vale a dire Parigi e Napoli!

E non è un caso che, alla fine, io alla canzone sia ritornato. Perché quelle sono le mie radici più vere, il mio canto contadino, la mia pizzica, i miei cori di montagna: il pop degli anni Sessanta, da Battisti ai cantautori, dai Beatles ai Pink Floyd.


Nella foto, una cartolina di guerra, del maggio del 1916, inviata da mio nonno, Camillo Bruno, a suo padre Francesco. Mio nonno è a sinistra intento a suonare un mandolino che quasi sicuramente non aveva mai toccato prima. Probabilmente fu il fotografo a metterglielo in braccio.

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