venerdì 28 agosto 2026

Una scuola di scrittura creativa veramente speciale

 

Come succede che un compositore scriva un libro…

     Una scuola di scrittura creativa veramente speciale 

Per almeno sei anni ho seguito un corso di scrittura creativa assolutamente speciale. Era un corso serissimo ed estremamente impegnativo. Tutti i giorni, a pranzo e a cena (almeno in quei giorni che non ero a Bari ad insegnare), raccontavo delle storie a mia figlia. Ma non erano delle favole già conosciute. Dovevo invece improvvisare, e – tenendo a mente decine e decine di personaggi, nomi e situazioni - svolgere gradualmente il filo di storie complesse e avvincenti, trovando ogni volta delle idee nuove sulle quali costruire l’episodio del giorno e poi concludere il tutto in tempo per la frutta.


In realtà questa abitudine era nata con mia moglie, bravissima ad inventare favole all’impronta, ma poi, un giorno, a causa della sua assenza di una sera, il testimone è passato a me, ed io, con grande meraviglia mi sono scoperto ‘narratore’.

Questi momenti, sono diventati una parte importante del rapporto con mia figlia. Attraverso questi mondi di fantasia confluivano le mie esperienze di adulto, i miei dolori, le mie preoccupazioni e le mie gioie, anche se sublimate e trasfigurate dalla favola. In questo modo, oltre al piacere di mangiare insieme e di parlarci, offrivo a mia figlia degli  strumenti utili per capirmi e seguire la mia vita interiore, che altrimenti rischiava di rimanere per lei un mistero.

Traducevo in un linguaggio a lei accessibile il mio mondo, e lei interagiva con questo inserendo i suoi personaggi, i suoi sogni, i suoi desideri[1].

Ho cominciato che mia figlia aveva poco più di tre anni, e smesso che ne aveva ormai nove.

Purtroppo i mondi creati in questo periodo e gli innumerevoli personaggi con i quali abbiamo vissuto tanto a lungo, si sono quasi interamente persi, ma in qualche modo hanno creato Amleth


Tratto dall'Appendice della prima edizione del libro La principessa Amleth e il Regno degli orchi, Anicia editore, Roma 2010. Nella nuova edizione non compare.



[1] Sono praticamente le stesse parole che usa Rodari nella sua Grammatica della fantasia: “La voce della madre non gli parla solo di Cappuccetto rosso o di Pollicino, gli parla di se stessa”, Gianni Rodari, La grammatica della fantasia, p. 149, Einaudi 1973).

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