Oggi conio questo termine per la mia musica: Middle-Art.
Cosa significa?
Un arte di mezzo, tra Cielo e Terra. IL termine ricorda, naturalmente, la Middle-Earth di Tolkien.
Un'arte in bilico tra quella popolare e comunicativa e quella colta e ricercata.
Un ponte tra la complessità e la semplicità.
"Il dialogo tra il sublime e il profano, l'incontro tra il banale e l'arcano".
Questa è da sempre stata la mia cifra, l'appartenere a due mondi distinti, ma a nessuno dei due
completamente e per questa ragione entrambi mi hanno sempre sentito un estraneo.
Credo che nel Novecento sia avvenuta la frattura.
L'Arte si è divisa in due, percorrendo due cammini distanti l'uno dall'altro.
Da un lato ha intrapreso le strade della ricerca estrema attraverso le molteplici avanguardie, divenendo molto complessa e allontanandosi sempre di più dalle persone, dall'altra divenendo comunicativa ma più raffinata e complessa, più professionale.
Non si trattava più di opporre il professionista al dilettante, il menestrello saltimbanco al musicista teorico e dotto, perché il menestrello diviene nel Novecento altrettanto erudito e produce musica "colta", ma comunicativa, popolare.
Questo è accaduto anche nella letteratura e nel cinema. I cartoni animati di Tom & Jerry non sono un esempio raffinato di Arte popolare? E i romanzi di Simenon o il fantasy di Tolkien?
E il rock, dai Beatles ai Radiohead, passando per Pink Floyd e prog rock non sono forse un esempio di un nuovo tipo di musica d'arte, di Middle-Art?
Oggi dove collochiamo Max Richter e Johnny Greenwood?
Due specie di Arte diverse e altrettanto importanti e indispensabili.
E tuttavia io mi sento sospeso tra le due e ad entrambe appartengo.

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