domenica 25 ottobre 2026

Johann Sebastian Bach – V ed ultima parte: gli anni della formazione

 Gli anni della formazione

Più volte nel corso di questa rubrica abbiamo rivolto la nostra attenzione alla formazione dei grandi compositori, vale a dire al cammino che permise loro di acquisire quegli strumenti tecnici necessari per esprimere il loro genio. Se particolarmente chiaro appare il percorso compiuto da tre dei grandissimi di cui ci siamo occupati, Mozart, Beethoven e Schubert, poche notizie certe e documentate ci restano invece dei primi dieci anni di vita di Bach ad Eisenach. Per quanto riguarda la sua istruzione di base, sappiamo che ebbe modo di frequentare tre classi della Scuola di latino della città (la Georgenschule), dalla Sesta alla Quarta. Il sistema scolastico del tempo prevedeva infatti sei classi, «a partire dalla Sesta per giungere alla Prima, ciascuna delle quali poteva durare più anni, in media due, addirittura quattro nella Prima, con la conclusione della quale si giungeva praticamente alle soglie dell’Università. A conti fatti, l’intero corso durava non meno di tredici-quattordici anni e gli allievi potevano contare un’età variante dai 7 ai 24 anni» (Basso 1979, p. 211).


Jean-Francois-Janinet-1752-1814, Duello

Oltre alla centralità della religione, e di materie considerate “complementari” come aritmetica e storia, molto importante era lo studio del latino, ma ancora più importante per noi fu il fatto che il testo sul quale Bach studiò fu del celebre Comenius (sia a Eisenach che a Ohrdruf), il primo autentico rappresentante della pedagogia moderna: «L’autore della Magna Didactica sosteneva, com’è noto, il principio dell’insegnamento libero da costrizioni verbali e nozionismo fine a se stesso, per lasciar ampio margine di manovra all’intuizione, utilizzando testi di studio ricchi di illustrazioni» (Basso 1979, p. 212). E questo non è un dettaglio che può essere sottovalutato nella formazione di Bach.

Ma quale fu invece la sua formazione musicale in quegli anni? Di sicuro il padre Johann Ambrosius (prima musico municipale e poi anche di corte presso i duchi di Eisenach) svolse un ruolo centrale nel fornirgli delle cognizioni generali di musica e una certa dimestichezza con gli strumenti ad arco come il violino e la viola. Vale la pena inoltre qui sottolineare che il padre fu l’autore di un’antologia delle opere dei compositori della famiglia Bach, che raccolse ad uso scolastico e che tanto Johann Sebastian che suo figlio Carl Philipp Emanuel la continuarono. Una vocazione didattica testimoniata anche dai diversi lavori per organo del cugino del padre, Johann Christoph (tra le quali una raccolta organistica di brani di facile esecuzione), una vocazione e una tradizione familiare che Bach seppe raccogliere ed esprimere pienamente nel corso della sua vita.

Proprio Johann Christoph, il più importante dei membri della famiglia Bach prima di Johann Sebastian, ebbe un ruolo determinante per la sua educazione, tanto che Bach stesso sembra volercelo dire affermando nella genealogia da lui compilata che lo zio era un «compositore profondo». Accanto a queste due figure familiari, non dobbiamo poi dimenticare il Kantor della Scuola di latino, Andreas Christian Dedekind.

A completare il quadro della sua prima formazione musicale, infine, è lecito suppore che Bach fosse molto impegnato nell’attività extrascolastica del Kurrendechor, cioè quella di cantare nelle borgate e nei centri non lontani da Eisenach innanzi alle case, ricavandone qualche ricompensa, durante le feste natalizie e pasquali, ai matrimoni, ai funerali e a manifestazioni varie. Possiamo dedurlo non solo dal fatto che sappiamo fosse dotato di una bellissima voce di fanciullo (di «voce straordinariamente bella» si parla nel Necrologio), e senza dubbio di un precoce talento musicale, ma indirettamente dalle numerose assenze da scuola: ben 96 nel suo primo anno di scuola, 53 nel secondo e addirittura 103 nel terzo, l’anno della morte del padre. Un’abitudine questa, degli allievi della scuola, tanto diffusa da spingere il rettore a vietarla agli scolari, che a loro volta furono costretti a rivolgergli una supplica per poterla riprendere. Bach proseguì col Kurrendechor anche quando dovette trasferirsi a Ohrdruf a una cinquantina di chilometri da Eisenach, dal fratello maggiore, avendo perduto nel giro di meno di un anno prima la madre (1694) e poi il padre (1695). A Ohrdruf egli raggiunse in poco tempo la Prima classe, con due anni d’anticipo sull’età base, dimostrando disciplina, volontà d’apprendimento e talento intellettuale e assicurandosi una solida preparazione culturale prima ed in misura superiore a quella dei suoi contemporanei.

Per quanto riguarda la sua preparazione musicale, qui fu la figura del fratello a svolgere senza dubbio un ruolo importantissimo, pari se non superiore a quello dello zio, anche se non sempre del tutto positiva, come apprendiamo dal Necrologio:

La passione del nostro piccolo Johann Sebastian per la musica era grandissima sin dalla più tenera età. In breve tempo egli seppe tenere in mano tutti i brani che suo fratello gli aveva assegnato saldamente in pugno. Gli era stato proibito, tuttavia, malgrado le sue preghiere e senza motivo apparente, di prender visione d’un libro contenente pezzi per clavicembalo dei più rinomati maestri di quel tempo, Froberger, Kerl, Pachelbel. Lo zelo di cui era animato per progredire negli studi gli suggerì allora il seguente innocente inganno. Il libro stava in un armadio chiuso da una griglia. Infilando le sue manine lungo la griglia, egli riuscì a raggiungere l’interno dell’armadio, ad arrotolare il libro che consisteva in un quaderno di carta, e ad estrarlo, cosicché, di notte, quando tutti erano a letto, gli fu possibile copiarlo al chiaror di luna, dal momento che non disponeva d’un lume. In capo a sei mesi quel bagaglio musicale fu interamente nelle sue mani. Egli cercò poi di utilizzarlo in segreto con eccezionale avidità, ma con il suo più grande dolore, suo fratello se ne accorse e gli sequestrò la copia che con tanta fatica egli si era confezionata (Basso 1979, p. 223).

Questo episodio risulta estremamente significativo perché ci rivela come sin dalla prima giovinezza Bach manifestasse una spiccata predisposizione all’apprendere autonomamente, da autodidatta. Un aspetto che diventerà negli anni seguenti decisivo.


Bach-Platz a Lünenburg

Presto però arrivò il momento di abbandonare anche la casa del fratello, sebbene le ragioni non ci siano del tutto chiare. Non sembra trattarsi di ragioni di spazio, perché il terzo figlio del fratello sarebbe nato solo qualche anno più tardi. Probabilmente fu invece il venir meno di un posto gratuito presso la scuola, parallelamente al desiderio di Johann Sebastian di non interrompere i suoi studi umanistici e di proseguire fino all’Università, in quella Lünenburg (Bassa Sassonia) che gli era stata tanto caldeggiata da uno dei suoi insegnanti, il Kantor Elias Herda. Se è vero che Lünenburg non vantava al tempo una storia musicale degna di essere raccontata, è pur vero che possedeva un’ottima scuola organistica (e tra gli organisti attivi allora c’era Georg Böhm, originario della Turingia , presso il quale il giovane Bach cercò protezione e appoggio), ma soprattutto nella biblioteca del convento di S. Michele vi si trovavano preziosi manoscritti delle opere di tantissimi grandi autori, tra cui molti italiani (e tra questi Monteverdi), e un patrimonio musicale, di millecentodue volumina et libri di centosettacinque autori diversi, tra i quali figuravano alcuni dei membri della famiglia Bach. Per il giovane Bach, avido di conoscenza, questa poteva essere una ragione più che sufficiente per trasferircisi.

Da quel patrimonio librario Bach attinse una larga parte della sua cultura di base, ed imparò ad apprezzare l’opera dei maestri antichi non meno dei contemporanei; il culto dell’antico, così tenacemente radicato in famiglia, trovò modo di cementarsi in una compatta forma mentis nella diuturna frequentazione di quella biblioteca (Basso 1979, p. 229).

A Lünenburg Bach entrò a far parte del Mettenchor della scuola-convitto Michaelisschule, un insieme ristretto di coristi dedicato al difficile repertorio della musica polifonica (musica figuralis), i cui membri dovevano essere per statuto figli di povera gente o comunque privi di risorse proprie per la sussistenza e dotati di bella voce, cosa che Bach come ben sappiamo possedeva. L’impegno era decisamente notevole ma gli permetteva di mantenersi con un modesto compenso mensile a cui andavano però aggiunte tutte le prebende per le manifestazioni alle quali partecipava. È probabile che in questo periodo Bach portò avanti da solo la tecnica del comporre, proseguendo in quel lavoro da autodidatta a cui abbiamo accennato precedentemente.

Tuttavia poco tempo dopo l’ingresso nel Mettenchor, Bach perse la sua voce di fanciullo. Non ci è dato di sapere se passò tra le voci virili, ma di sicuro ebbe modo di dedicarsi maggiormente alla pratica strumentale tanto del violino quanto dell’organo. Inoltre nella sua formazione  sono molto importanti i viaggi che ebbe modo di fare ad Amburgo: qui egli ebbe la possibilità di entrare in contatto con un mondo e con una concezione di vita e del far musica non più provinciale ma alimentata dal flusso ininterrotto delle esperienze internazionali. Determinante fu soprattutto l’incontro con la tradizione organistica amburghese e con la dinastia dei Praetorius, che ebbe sicura influenza sull’arte organistica bachiana.

Due anni dopo l’ingresso a Lünenburg, al compimento degli studi regolari presso la Michaelisschule, Bach si trovò a dover scegliere tra l’iscrizione all’università (legge o teologia) e la professione musicale. Che fosse per la mancanza di disponibilità finanziarie necessarie alla prima scelta, o per il talento musicale già manifesto soprattutto all’organo, o per tutte e due le ragioni, Bach scelse senza esitazione la professione musicale. Come prima cosa concorse al posto di organista presso la Jacobskirche di Sangerhausen. Tuttavia, dopo aver dato brillantemente prova del suo talento, il posto venne assegnato ad un altro. Non sappiamo se l’intervento del duca stesso, Johann George di Sassonia-Weissenfels che si oppose alla sua assunzione, fu causato dalla giovane età del concorrente (non aveva ancora compiuto i diciotto anni) o dal voler favorire il nipote dell’organista precedente. Ma poco tempo dopo, forse grazie a qualcuna delle conoscenze derivanti dalla sua vastissima rete familiare, Bach ottenne il suo primo incarico, alla corte di Weimar. Per la precisione come Kammerdiener o lacchè, della cappella privata del co-reggente Johann Ernst, con i compiti di un cancelliere o segretario personale al quale spettavano anche le mansioni di Hofmusicus (musico di corte). E qui, il 4 marzo del 1703, due settimane prima del suo diciottesimo compleanno, ebbe inizio la sua storia di musicista professionista

Tuttavia, manca ancora una tappa fondamentale della sua formazione, un incontro che lo segnò profondamente e indelebilmente. Dopo sei mesi l’ambizioso giovane Bach abbandonò Weimar per assumere un incarico più prestigioso, quello di organista presso la chiesa di S. Bonifacio di Arnstadt ed è durante il soggiorno ad Arnstadt che egli percorse ben quattrocento chilometri a piedi per andare ad ascoltare l’arte organistica del grande Dietrich Buxtehude nella lontana Lubecca.

Per compiere quel viaggio aveva chiesto una licenza di quattro settimane e rimase assente invece per quattro mesi e possiamo immaginare che i suoi datori di lavoro non fossero molto contenti di questa lunga assenza. Questa però non era stata la prima ragione di attrito col Concistoro della città. Già in precedenza Bach era stato convocato a causa di un curioso incidente che lo aveva visto coinvolto. Alcuni studenti, abitualmente chiamati ad aiutarlo nell’allestimento della Kirchenmusic, esacerbati dai frequenti e severi rimproveri di Bach («fagottista da strapazzo», Zippelfagottist, avrebbe detto a uno di loro), una sera d’agosto, mentre Bach stava ritornando a casa in compagnia della sorella maggiore della sua futura moglie, lo minacciarono con dei randelli. In quell’occasione, per difendersi, Bach aveva dovuto sguainare la spada.

Questi attriti ci fanno supporre che le ragioni del viaggio di Bach a Lubecca e la lunga assenza non fossero stati dettati solo da ragioni musicali, ma probabilmente anche dal desiderio di trovarsi un nuovo impiego. Il posto di Buxtehude – organista alla Marienkirche - sarebbe stato di lì a poco vacante (Buxtehude aveva ormai 68 anni) e Bach quasi sicuramente aveva considerato l’ipotesi di aspirare a prenderne il posto. Ma per quel posto esisteva una clausola molto particolare, alla quale anche Buxtehude stesso aveva dovuto sottostare. Chi rilevava la carica di organista avrebbe dovuto sposare la figlia del suo predecessore. Purtroppo Anna Margreta Buxtehude aveva dieci anni di più di Bach e questo forse lo convinse a tornarsene ad Arnstadt. Come abbiamo già visto per il concorso di Amburgo, ci troviamo nuovamente di fronte a condizioni molto particolari per poter avere un incarico da organista.

Spinto a trovarsi un nuovo lavoro per i molteplici conflitti col Concistoro di Arnstadt, dopo una breve parentesi a Mülhausen, Bach sarebbe poi tornato a Weimar, questa volta con l’incarico ben più prestigioso di Kappelmeister presso la corte principale, prima di quel trasferimento a Köthen che gli costò tre settimane d reclusione, ed infine a Lipsia.

Qui, per la prima volta, a vent’anni di distanza dal momento in cui si era avviato alla professione musicale, «Bach prendeva possesso di una carica in una città degna di questo nome e sicuramente in prima fila nel panorama della vita culturale e sociale tedesca» (Basso 1983, p. 71), per quanto sempre ben lontana dalle grandi capitali europee della musica dove lavorarono altri grandi del tempo, come Händel (Londra), Telemann (Amburgo), Couperin (Parigi) e Vivaldi (Venezia),o come sarebbe stata la Vienna di Mozart, Beethoven e Schubert.

 

 

 

Bibliografia

A. Basso, Frau Musica. La vita e le opere di J. S. Bach,  vol. I, EDT, Torino 1979.

A. Basso, Frau Musica. La vita e le opere di J. S. Bach,  vol. II, EDT, Torino 1983.

J. E. Gardiner, La musica nel castello del cielo. Un ritratto di Johann Sebastian Bach [2013], Einaudi, Torino 2015.

N.B. È a disposizione una pagina Facebook per i commenti e le domande: Rubrica Rivista Prometeo De Musica, con l’elenco completo degli articoli a partire dal dicembre 2015.

 

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