Gli anni della formazione
Più volte nel corso di
questa rubrica abbiamo rivolto la nostra attenzione alla formazione dei grandi
compositori, vale a dire al cammino che permise loro di acquisire quegli
strumenti tecnici necessari per esprimere il loro genio. Se particolarmente
chiaro appare il percorso compiuto da tre dei grandissimi di cui ci siamo
occupati, Mozart, Beethoven e Schubert, poche notizie certe e documentate ci
restano invece dei primi dieci anni di vita di Bach ad Eisenach. Per quanto
riguarda la sua istruzione di base, sappiamo che ebbe modo di frequentare tre
classi della Scuola di latino della città (la Georgenschule), dalla Sesta alla Quarta.
Il sistema scolastico del tempo prevedeva infatti sei classi, «a partire dalla
Sesta per giungere alla Prima, ciascuna delle quali poteva durare più anni, in
media due, addirittura quattro nella Prima, con la conclusione della quale si
giungeva praticamente alle soglie dell’Università. A conti fatti, l’intero
corso durava non meno di tredici-quattordici anni e gli allievi potevano
contare un’età variante dai 7 ai 24 anni» (Basso 1979, p. 211).
Jean-Francois-Janinet-1752-1814, Duello
Oltre alla centralità
della religione, e di materie considerate “complementari” come aritmetica e
storia, molto importante era lo studio del latino, ma ancora più importante per
noi fu il fatto che il testo sul quale Bach studiò fu del celebre Comenius (sia
a Eisenach che a Ohrdruf), il primo autentico rappresentante della pedagogia
moderna: «L’autore della Magna Didactica
sosteneva, com’è noto, il principio dell’insegnamento libero da costrizioni
verbali e nozionismo fine a se stesso, per lasciar ampio margine di manovra
all’intuizione, utilizzando testi di studio ricchi di illustrazioni» (Basso 1979,
p. 212). E questo non è un dettaglio che può essere sottovalutato nella
formazione di Bach.
Ma quale fu invece la sua
formazione musicale in quegli anni? Di sicuro il padre Johann Ambrosius (prima
musico municipale e poi anche di corte presso i duchi di Eisenach) svolse un ruolo
centrale nel fornirgli delle cognizioni generali di musica e una certa
dimestichezza con gli strumenti ad arco come il violino e la viola. Vale la
pena inoltre qui sottolineare che il padre fu l’autore di un’antologia delle
opere dei compositori della famiglia Bach, che raccolse ad uso scolastico e che
tanto Johann Sebastian che suo figlio Carl Philipp Emanuel la continuarono. Una
vocazione didattica testimoniata anche dai diversi lavori per organo del cugino
del padre, Johann Christoph (tra le quali una raccolta organistica di brani di
facile esecuzione), una vocazione e una tradizione familiare che Bach seppe
raccogliere ed esprimere pienamente nel corso della sua vita.
Proprio Johann Christoph,
il più importante dei membri della famiglia Bach prima di Johann Sebastian, ebbe
un ruolo determinante per la sua educazione, tanto che Bach stesso sembra
volercelo dire affermando nella genealogia da lui compilata che lo zio era un «compositore
profondo». Accanto a queste due figure familiari, non dobbiamo poi dimenticare
il Kantor della Scuola di latino, Andreas Christian Dedekind.
A completare il quadro
della sua prima formazione musicale, infine, è lecito suppore che Bach fosse
molto impegnato nell’attività extrascolastica del Kurrendechor, cioè quella di cantare nelle borgate e nei centri non
lontani da Eisenach innanzi alle case, ricavandone qualche ricompensa, durante
le feste natalizie e pasquali, ai matrimoni, ai funerali e a manifestazioni
varie. Possiamo dedurlo non solo dal fatto che sappiamo fosse dotato di una
bellissima voce di fanciullo (di «voce straordinariamente bella» si parla nel
Necrologio), e senza dubbio di un precoce talento musicale, ma indirettamente
dalle numerose assenze da scuola: ben 96 nel suo primo anno di scuola, 53 nel
secondo e addirittura 103 nel terzo, l’anno della morte del padre. Un’abitudine
questa, degli allievi della scuola, tanto diffusa da spingere il rettore a
vietarla agli scolari, che a loro volta furono costretti a rivolgergli una
supplica per poterla riprendere. Bach proseguì col Kurrendechor anche quando dovette trasferirsi a Ohrdruf a una
cinquantina di chilometri da Eisenach, dal fratello maggiore, avendo perduto nel
giro di meno di un anno prima la madre (1694) e poi il padre (1695). A Ohrdruf egli
raggiunse in poco tempo la Prima classe, con due anni d’anticipo sull’età base,
dimostrando disciplina, volontà d’apprendimento e talento intellettuale e
assicurandosi una solida preparazione culturale prima ed in misura superiore a
quella dei suoi contemporanei.
Per quanto riguarda la
sua preparazione musicale, qui fu la figura del fratello a svolgere senza
dubbio un ruolo importantissimo, pari se non superiore a quello dello zio,
anche se non sempre del tutto positiva, come apprendiamo dal Necrologio:
La
passione del nostro piccolo Johann Sebastian per la musica era grandissima sin
dalla più tenera età. In breve tempo egli seppe tenere in mano tutti i brani
che suo fratello gli aveva assegnato saldamente in pugno. Gli era stato
proibito, tuttavia, malgrado le sue preghiere e senza motivo apparente, di
prender visione d’un libro contenente pezzi per clavicembalo dei più rinomati
maestri di quel tempo, Froberger, Kerl, Pachelbel. Lo zelo di cui era animato
per progredire negli studi gli suggerì allora il seguente innocente inganno. Il
libro stava in un armadio chiuso da una griglia. Infilando le sue manine lungo
la griglia, egli riuscì a raggiungere l’interno dell’armadio, ad arrotolare il
libro che consisteva in un quaderno di carta, e ad estrarlo, cosicché, di
notte, quando tutti erano a letto, gli fu possibile copiarlo al chiaror di
luna, dal momento che non disponeva d’un lume. In capo a sei mesi quel bagaglio
musicale fu interamente nelle sue mani. Egli cercò poi di utilizzarlo in
segreto con eccezionale avidità, ma con il suo più grande dolore, suo fratello
se ne accorse e gli sequestrò la copia che con tanta fatica egli si era
confezionata (Basso 1979, p. 223).
Questo episodio risulta
estremamente significativo perché ci rivela come sin dalla prima giovinezza Bach
manifestasse una spiccata predisposizione all’apprendere autonomamente, da autodidatta.
Un aspetto che diventerà negli anni seguenti decisivo.
Bach-Platz a Lünenburg
Presto però arrivò il
momento di abbandonare anche la casa del fratello, sebbene le ragioni non ci siano
del tutto chiare. Non sembra trattarsi di ragioni di spazio, perché il terzo
figlio del fratello sarebbe nato solo qualche anno più tardi. Probabilmente fu
invece il venir meno di un posto gratuito presso la scuola, parallelamente al
desiderio di Johann Sebastian di non interrompere i suoi studi umanistici e di
proseguire fino all’Università, in quella Lünenburg (Bassa Sassonia) che gli
era stata tanto caldeggiata da uno dei suoi insegnanti, il Kantor Elias Herda.
Se è vero che Lünenburg non vantava al tempo una storia musicale degna di
essere raccontata, è pur vero che possedeva un’ottima scuola organistica (e tra
gli organisti attivi allora c’era Georg Böhm, originario della Turingia ,
presso il quale il giovane Bach cercò protezione e appoggio), ma soprattutto nella
biblioteca del convento di S. Michele vi si trovavano preziosi manoscritti
delle opere di tantissimi grandi autori, tra cui molti italiani (e tra questi
Monteverdi), e un patrimonio musicale, di millecentodue volumina et libri di centosettacinque autori diversi, tra i quali
figuravano alcuni dei membri della famiglia Bach. Per il giovane Bach, avido di
conoscenza, questa poteva essere una ragione più che sufficiente per
trasferircisi.
Da
quel patrimonio librario Bach attinse una larga parte della sua cultura di
base, ed imparò ad apprezzare l’opera dei maestri antichi non meno dei contemporanei;
il culto dell’antico, così tenacemente radicato in famiglia, trovò modo di
cementarsi in una compatta forma mentis nella diuturna frequentazione di quella
biblioteca (Basso 1979, p. 229).
A Lünenburg Bach entrò a
far parte del Mettenchor della scuola-convitto Michaelisschule, un insieme
ristretto di coristi dedicato al difficile repertorio della musica polifonica (musica figuralis), i cui membri dovevano
essere per statuto figli di povera gente o comunque privi di risorse proprie
per la sussistenza e dotati di bella voce, cosa che Bach come ben sappiamo
possedeva. L’impegno era decisamente notevole ma gli permetteva di mantenersi con
un modesto compenso mensile a cui andavano però aggiunte tutte le prebende per
le manifestazioni alle quali partecipava. È probabile che in questo periodo Bach
portò avanti da solo la tecnica del comporre, proseguendo in quel lavoro da
autodidatta a cui abbiamo accennato precedentemente.
Tuttavia poco tempo dopo
l’ingresso nel Mettenchor, Bach perse la sua voce di fanciullo. Non ci è dato
di sapere se passò tra le voci virili, ma di sicuro ebbe modo di dedicarsi
maggiormente alla pratica strumentale tanto del violino quanto dell’organo.
Inoltre nella sua formazione sono molto
importanti i viaggi che ebbe modo di fare ad Amburgo: qui egli ebbe la
possibilità di entrare in contatto con un mondo e con una concezione di vita e
del far musica non più provinciale ma alimentata dal flusso ininterrotto delle
esperienze internazionali. Determinante fu soprattutto l’incontro con la
tradizione organistica amburghese e con la dinastia dei Praetorius, che ebbe
sicura influenza sull’arte organistica bachiana.
Due anni dopo l’ingresso
a Lünenburg, al compimento degli studi regolari presso la Michaelisschule, Bach
si trovò a dover scegliere tra l’iscrizione all’università (legge o teologia) e
la professione musicale. Che fosse per la mancanza di disponibilità finanziarie
necessarie alla prima scelta, o per il talento musicale già manifesto
soprattutto all’organo, o per tutte e due le ragioni, Bach scelse senza
esitazione la professione musicale. Come prima cosa concorse al posto di
organista presso la Jacobskirche di Sangerhausen. Tuttavia, dopo aver dato
brillantemente prova del suo talento, il posto venne assegnato ad un altro. Non
sappiamo se l’intervento del duca stesso, Johann George di Sassonia-Weissenfels
che si oppose alla sua assunzione, fu causato dalla giovane età del concorrente
(non aveva ancora compiuto i diciotto anni) o dal voler favorire il nipote
dell’organista precedente. Ma poco tempo dopo, forse grazie a qualcuna delle
conoscenze derivanti dalla sua vastissima rete familiare, Bach ottenne il suo
primo incarico, alla corte di Weimar. Per la precisione come Kammerdiener o
lacchè, della cappella privata del co-reggente Johann Ernst, con i compiti di
un cancelliere o segretario personale al quale spettavano anche le mansioni di
Hofmusicus (musico di corte). E qui, il 4 marzo del 1703, due settimane prima del
suo diciottesimo compleanno, ebbe inizio la sua storia di musicista
professionista
Tuttavia, manca ancora
una tappa fondamentale della sua formazione, un incontro che lo segnò
profondamente e indelebilmente. Dopo sei mesi l’ambizioso giovane Bach
abbandonò Weimar per assumere un incarico più prestigioso, quello di organista
presso la chiesa di S. Bonifacio di Arnstadt ed è durante il soggiorno ad
Arnstadt che egli percorse ben quattrocento chilometri a piedi per andare ad
ascoltare l’arte organistica del grande Dietrich Buxtehude nella lontana
Lubecca.
Per compiere quel viaggio
aveva chiesto una licenza di quattro settimane e rimase assente invece per quattro
mesi e possiamo immaginare che i suoi datori di lavoro non fossero molto
contenti di questa lunga assenza. Questa però non era stata la prima ragione di
attrito col Concistoro della città. Già in precedenza Bach era stato convocato
a causa di un curioso incidente che lo aveva visto coinvolto. Alcuni studenti, abitualmente
chiamati ad aiutarlo nell’allestimento della Kirchenmusic, esacerbati dai
frequenti e severi rimproveri di Bach («fagottista da strapazzo», Zippelfagottist, avrebbe detto a uno di
loro), una sera d’agosto, mentre Bach stava ritornando a casa in compagnia
della sorella maggiore della sua futura moglie, lo minacciarono con dei
randelli. In quell’occasione, per difendersi, Bach aveva dovuto sguainare la
spada.
Questi attriti ci fanno
supporre che le ragioni del viaggio di Bach a Lubecca e la lunga assenza non
fossero stati dettati solo da ragioni musicali, ma probabilmente anche dal
desiderio di trovarsi un nuovo impiego. Il posto di Buxtehude – organista alla
Marienkirche - sarebbe stato di lì a poco vacante (Buxtehude aveva ormai 68
anni) e Bach quasi sicuramente aveva considerato l’ipotesi di aspirare a
prenderne il posto. Ma per quel posto esisteva una clausola molto particolare,
alla quale anche Buxtehude stesso aveva dovuto sottostare. Chi rilevava la
carica di organista avrebbe dovuto sposare la figlia del suo predecessore.
Purtroppo Anna Margreta Buxtehude aveva dieci anni di più di Bach e questo
forse lo convinse a tornarsene ad Arnstadt. Come abbiamo già visto per il
concorso di Amburgo, ci troviamo nuovamente di fronte a condizioni molto
particolari per poter avere un incarico da organista.
Spinto a trovarsi un
nuovo lavoro per i molteplici conflitti col Concistoro di Arnstadt, dopo una
breve parentesi a Mülhausen, Bach sarebbe poi tornato a Weimar, questa volta
con l’incarico ben più prestigioso di Kappelmeister presso la corte principale,
prima di quel trasferimento a Köthen che gli costò tre settimane d reclusione,
ed infine a Lipsia.
Qui, per la prima volta,
a vent’anni di distanza dal momento in cui si era avviato alla professione
musicale, «Bach prendeva possesso di una carica in una città degna di questo
nome e sicuramente in prima fila nel panorama della vita culturale e sociale
tedesca» (Basso 1983, p. 71), per quanto sempre ben lontana dalle grandi
capitali europee della musica dove lavorarono altri grandi del tempo, come
Händel (Londra), Telemann (Amburgo), Couperin (Parigi) e Vivaldi (Venezia),o
come sarebbe stata la Vienna di Mozart, Beethoven e Schubert.
Bibliografia
A. Basso, Frau Musica. La vita e le opere di J. S. Bach,
vol. I, EDT, Torino 1979.
A. Basso, Frau Musica. La vita e le opere di J. S. Bach,
vol. II, EDT, Torino 1983.
J. E. Gardiner, La musica nel castello del cielo. Un
ritratto di Johann Sebastian Bach [2013],
Einaudi, Torino 2015.
N.B.
È a disposizione una pagina Facebook per i commenti e le domande: Rubrica
Rivista Prometeo De Musica, con l’elenco completo degli articoli a partire dal
dicembre 2015.


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