venerdì 9 ottobre 2026

Avvelenata, ma non troppo - Darmstadt est mort

In uscita su You Tube - Bludicaos feat. Chiara Patronella

Probabilmente è la prima volta che faccio veramente il "cantautore" con un testo lungo che è un chiarissimo omaggio a Francesco Guccini e alla sua scomparsa.

Il testo della mia garbata Avvelenata, ma non troppo è dedicato invece ad un certo tipo di musica  contemporanea e all'arte tutta del Novecento, quando diviene totalmente ermetica e autoreferenziale, anche agli addetti ai lavori.

Così come il verso: "Ma se cultura è partecipazione" è un omaggio alla canzone di Giorgio Gaber Libertà, del 1972.

"La libertà non è star sopra un albero / non è neanche il volo di un moscone / la libertà non è uno spazio libero / libertà è partecipazione".


Nella foto: Chiara Patronella e Bludicaos


"Darmstadt est mort" parafrasa invece il celebre articolo/saggio di Pierre Boulez, scritto all'età di ventisette anni in occasione della morte del compositore Arnold Schoenberg, "Schoenberg est mort!". Un triste capitolo della storia della musica degli ultimi cento anni, in cui un giovane compositore ambizioso e particolarmente aggressivo sosteneva, cosa che non gli sarà mai perdonata dalla vedova, che il padre della Dodecafonia non fosse morto solo fisicamente, ma anche spiritualmente, perché la sua rivoluzione si era fermata troppo presto ed era ormai completamente superata da una nuova generazione di compositori rampanti e radicalmente innovativi. E ciò nonostante l'enorme debito che Boulez avesse senza dubbio nei suoi confronti.

Tuttavia, in realtà, l'Avvelenata, ma non troppo, non è dedicata specificamente a Boulez, ma ad un certo tipo di compositore, ad una certa scuola nel suo insieme, nei suoi caratteri generali, e solo in quei momenti in cui diventa totalmente autoreferenziale, arrogante, aggressiva, eccessivamente intellettualistica al punto da essere paradossale (**). Probabilmente tutti noi compositori contemporanei, dal dopo guerra ad oggi, abbiamo avuto atteggiamenti simili e possiamo riconoscerci, me compreso, nelle cose che io voglio criticare. 

Tutto ciò che dico attraverso i versi di questa canzone, avrei potuto scriverlo in un saggio, perchè riassumono cose sulle quali rifletto da molti anni e ogni parola è stata pensata con cura e rimanda a riflessioni profonde. 

Tuttavia, lo stile di una canzone è naturalmente diverso da quello di un saggio. Si può sostenere il bianco e il nero allo stesso tempo, oppure dire non solo cose che si pensano ma anche cose che pensano altri. Qui vengono portati alla luce pensieri condivisi da molti e nei confronti dei quali io non sono sempre d'accordo al 100 per cento.

Nella foto: Francesco Guccini e Giorgio Gaber


Nel lungo testo, inoltre, descrivo tra le righe, la parabola esemplare di Boulez che da rivoluzionario, diviene poi ghigliottinatore come Robespierre e infine Imperatore (sua Maestà), come Napoleone, ricalcando la sua storia nazionale alla lettera.


Avvelenata, ma non troppo – Darmstad est mort!

 

A Confesso che per anni ho creduto

di sapere la vera musica qual è

e spiegavo a ogni sprovveduto

di tanta complessità il perché

A Ma se cultura è partecipazione

non sarà l'arte un po’ condivisione

l'incontro del sublime col profano

il dialogo del banale con l'arcano

B Così a poco a poco son cambiato

 e di certezze non ne son rimaste

tant'è che infine ho legittimato

le mie inclinazioni più nascoste (1)

C Pensare a quanti anni son passati

a studiare, a cercare di capire

di Darmstadt (2) gli aneddoti cifrati

che il cuore si rifiutan di rapire

D Ma non ho mai perso

la voglia di cercar la verità

e per questo mi rivolgo adesso

direttamente a sua maestà

B Egregio Maestro Pierre te ne sei andato

un giorno di ottant'anni fa (3)

con la tua avanguardia sei partito

e ci hai lasciati soli qua

B Cominciaste con la rivoluzione

e il sogno della Musique Moderne

Come sempre finì in Restaurazione

e la nascita di un nuovo Komintern

C Come un padre che se ne va lontano

e che a casa manda solo degli enigmi

per anni abbiamo atteso invano

di comprendere un poco i tuoi aforismi 

D Nella nostra vita non sei stato tu

A dar voce ai sogni, alle paure,

e a donarci le chiavi per scoprire

il mondo 

A Senza dubbio sono ancor convinto

che la grande musica dovrebbe

essere un viaggio, un’avventura, una scoperta

un andare verso destinazione incerta

B Ahi Maestro Pierre, sempre impegnato

a inseguir le armonie dell'universo

ma tra i numeri complessi del creato

mi sembra che alla fine ti sia perso 

C Ma avanguardia non era andare avanti

per poi tornare indietro a riferire

voi partiste con l'idea di andar distanti

senza voglia alcuna di tornare

C Come se i messi di Napoleone

inviati per cercare Wellington

fossero finiti oltre le lune di Plutone

a disquisir di leggi di Bon Ton

D Giorno dopo giorno

a crescere con noi non c'eri tu

ma Mamma Cultura Popolare

fatta di dischi, cinema e tv 

B Ma sì che c’hai ragione caro Pierre

A intender l’arte ci vuol preparazione

ma son trent’anni che mi ci arrovello

e il tuo Marteau (4) resta un indovinello

C Perciò Pierre mio questo tuo Serialismo

Più che di scoperta ha l’aria d’onanismo

O forse andrebbe meglio la tua arte

Un giorno per i popoli di Marte 

C Così mio caro Pierre il Robespierre

Fattene ti prego una ragione

Se la musica sarà un po’ più légère

E ce ne fregheremo della tua rivoluzione

 

 (**) Si pensi all'equivoco Babbit e al titolo posticcio (aggiunto dal suo editore) del suo articolo "A chi importa se tu ascolti?" Per quanto Milton Babbit non sembra aver mai pronunciato o scritto quelle parole, il senso di quel titolo permea tutta una generazione di compositori: "L'importante è la struttura, non il risultato sonoro".

(1) Mi riferisco proprio al fatto di aver accettato la mia anima di song writer   

(2) (3) I celebri Darmstaedter Ferienkurse che hanno visto la partecipazione dei più celebri compositori del secondo dopo guerra, come Berio, Nono, Boulez appunto, Stockhausen e tanti altri. Tali corsi sono iniziati proprio ottant'anni fa, nel 1946.        

(4) Le Marteau sans Maitre, celebre lavoro di Boulez del 1954.        

(5) Onanismo, dal personaggio biblico Onan in riferimento al suo peccato. Un modo colto per dire "pugnette" o meglio, masturbazione.      




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