In uscita su You Tube - Bludicaos feat. Chiara Patronella
Probabilmente è la prima volta che faccio veramente il "cantautore" con un testo lungo che è un chiarissimo omaggio a Francesco Guccini e alla sua scomparsa.
Il testo della mia garbata Avvelenata, ma non troppo è dedicato invece ad un certo tipo di musica contemporanea e all'arte tutta del Novecento, quando diviene totalmente ermetica e autoreferenziale, anche agli addetti ai lavori.
Così come il verso: "Ma se cultura è partecipazione" è un omaggio alla canzone di Giorgio Gaber Libertà, del 1972.
"La libertà non è star sopra un albero / non è neanche il volo di un moscone / la libertà non è uno spazio libero / libertà è partecipazione".
"Darmstadt est mort" parafrasa invece il celebre articolo/saggio di Pierre Boulez, scritto all'età di ventisette anni in occasione della morte del compositore Arnold Schoenberg, "Schoenberg est mort!". Un triste capitolo della storia della musica degli ultimi cento anni, in cui un giovane compositore ambizioso e particolarmente aggressivo sosteneva, cosa che non gli sarà mai perdonata dalla vedova, che il padre della Dodecafonia non fosse morto solo fisicamente, ma anche spiritualmente, perché la sua rivoluzione si era fermata troppo presto ed era ormai completamente superata da una nuova generazione di compositori rampanti e radicalmente innovativi. E ciò nonostante l'enorme debito che Boulez avesse senza dubbio nei suoi confronti.
Tuttavia, in realtà, l'Avvelenata, ma non troppo, non è dedicata specificamente a Boulez, ma ad un certo tipo di compositore, ad una certa scuola nel suo insieme, nei suoi caratteri generali, e solo in quei momenti in cui diventa totalmente autoreferenziale, arrogante, aggressiva, eccessivamente intellettualistica al punto da essere paradossale (**). Probabilmente tutti noi compositori contemporanei, dal dopo guerra ad oggi, abbiamo avuto atteggiamenti simili e possiamo riconoscerci, me compreso, nelle cose che io voglio criticare.
Tutto ciò che dico attraverso i versi di questa canzone, avrei potuto scriverlo in un saggio, perchè riassumono cose sulle quali rifletto da molti anni e ogni parola è stata pensata con cura e rimanda a riflessioni profonde.
Tuttavia, lo stile di una canzone è naturalmente diverso da quello di un saggio. Si può sostenere il bianco e il nero allo stesso tempo, oppure dire non solo cose che si pensano ma anche cose che pensano altri. Qui vengono portati alla luce pensieri condivisi da molti e nei confronti dei quali io non sono sempre d'accordo al 100 per cento.
Nella foto: Francesco Guccini e Giorgio Gaber
Nel lungo testo, inoltre, descrivo tra le righe, la parabola esemplare di Boulez che da rivoluzionario, diviene poi ghigliottinatore come Robespierre e infine Imperatore (sua Maestà), come Napoleone, ricalcando la sua storia nazionale alla lettera.
Avvelenata, ma non
troppo – Darmstad est mort!
A Confesso che per
anni ho creduto
di sapere la vera
musica qual è
e spiegavo a ogni
sprovveduto
di tanta
complessità il perché
A Ma se cultura è
partecipazione
non sarà l'arte un
po’ condivisione
l'incontro del
sublime col profano
il dialogo del
banale con l'arcano
B Così a poco a
poco son cambiato
e di certezze non ne son rimaste
tant'è che infine
ho legittimato
le mie
inclinazioni più nascoste (1)
C Pensare a quanti
anni son passati
a studiare, a
cercare di capire
di Darmstadt (2) gli
aneddoti cifrati
che il cuore si
rifiutan di rapire
D Ma non ho mai perso
la voglia di
cercar la verità
e per questo mi
rivolgo adesso
direttamente a sua
maestà
B Egregio Maestro
Pierre te ne sei andato
un giorno di
ottant'anni fa (3)
con la tua
avanguardia sei partito
e ci hai lasciati
soli qua
B Cominciaste con
la rivoluzione
e il sogno della
Musique Moderne
Come sempre finì
in Restaurazione
e la nascita di un
nuovo Komintern
C Come un padre che
se ne va lontano
e che a casa manda
solo degli enigmi
per anni abbiamo
atteso invano
di comprendere un
poco i tuoi aforismi
D Nella nostra vita non sei stato tu
A dar voce ai
sogni, alle paure,
e a donarci le
chiavi per scoprire
il mondo
A
Senza dubbio sono ancor convinto
che la grande musica
dovrebbe
essere un viaggio,
un’avventura, una scoperta
un andare verso
destinazione incerta
B
Ahi Maestro Pierre, sempre impegnato
a inseguir le armonie
dell'universo
ma tra i numeri complessi
del creato
mi sembra che alla fine
ti sia perso
C Ma
avanguardia non era andare avanti
per poi tornare indietro
a riferire
voi partiste con l'idea
di andar distanti
senza voglia alcuna di
tornare
C Come
se i messi di Napoleone
inviati per cercare
Wellington
fossero finiti oltre le
lune di Plutone
a disquisir di leggi di
Bon Ton
D Giorno
dopo giorno
a crescere con noi non
c'eri tu
ma Mamma Cultura Popolare
fatta di dischi, cinema e
tv
B Ma
sì che c’hai ragione caro Pierre
A intender l’arte ci vuol
preparazione
ma son trent’anni che mi
ci arrovello
e il tuo Marteau (4) resta un
indovinello
C Perciò
Pierre mio questo tuo Serialismo
Più che di scoperta ha
l’aria d’onanismo
O forse andrebbe meglio
la tua arte
Un giorno per i popoli di
Marte
C Così
mio caro Pierre il Robespierre
Fattene ti prego una
ragione
Se la musica sarà un po’
più légère
E ce ne fregheremo della
tua rivoluzione
(**) Si pensi all'equivoco Babbit e al titolo posticcio (aggiunto dal suo editore) del suo articolo "A chi importa se tu ascolti?" Per quanto Milton Babbit non sembra aver mai pronunciato o scritto quelle parole, il senso di quel titolo permea tutta una generazione di compositori: "L'importante è la struttura, non il risultato sonoro".
(1) Mi riferisco proprio al fatto di aver accettato la mia anima di song writer
(2) (3) I celebri Darmstaedter Ferienkurse che hanno visto la partecipazione dei più celebri compositori del secondo dopo guerra, come Berio, Nono, Boulez appunto, Stockhausen e tanti altri. Tali corsi sono iniziati proprio ottant'anni fa, nel 1946.
(4) Le Marteau sans Maitre, celebre lavoro di Boulez del 1954.
(5) Onanismo, dal personaggio biblico Onan in riferimento al suo peccato. Un modo colto per dire "pugnette" o meglio, masturbazione.


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