A vent'anni facevo molta fatica a spiegare al mio maestro di composizione, Ivan Vandor, che nuotare per me era importante e che durante il tempo passato in acqua pensavo agli esercizi che mi dava ed era in fondo, quindi, un momento chiave del mio studio.
Vandor non era uno sportivo e per lui era solo una perdita di tempo. "Più avanti con gli studi, ti sarà anche utile pensare da lontano, ma adesso la cosa che veramente ti serve è scrivere e fare gli esercizi", mi ripeteva sempre.
Devo dire che credo avesse ragione. Non che il nuoto non mi servisse. Per me era qualcosa di essenziale, e i 46 anni di nuoto continuo e costante che sto compiendo quest'anno lo dimostrano.
Ma in quel momento della mia formazione il pensare agli esercizi di contrappunto mentre nuotavo mi serviva in realtà a ben poco. Senza dubbio mi era utile rilassarmi, sfogare tutte le energie in sovrabbondanza che hanno i ventenni, ma non a progredire nel contrappunto.
Oggi però le cose sono completamente diverse.
La mia formazione si è compiuta da tempo, per quanto la formazione di un artista possa mai compiersi veramente.
E soprattutto da scrittore, nel momento in cui completo una trilogia fantasy, il nuoto diventa una parte essenziale del lavoro, tanto che la piscina la definirei il mio secondo studio.
Passo tre ore a casa, a scrivere al computer. Ma, nel momento in cui mi metto a nuotare, infinite idee cominciano a sgorgare naturalmente e tutto quello che avevo abbozzato prende forma e mille altre idee nascono conseguentemente.
Il tempo di tornare a casa e buttare giù quello che ho pensato nuotando, e mi rendo conto che la piscina ha amplificato le mie potenzialità lavorative, come se avessi moltiplicato le ore passate in casa a scrivere.

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