Programma di sala: Corigliano, Bresnick, Rzweski, Debussy
Ma altrettanto
importante, nei compositori statunitensi, è la dimensione sonora, la ricerca
timbrica posta al centro del pensiero compositivo, tanto da far scaturire da
essa tutti gli altri parametri musicali. “Il tempo è la casa del suono”, dice
Arciuli, e questo è un altro aspetto che li accomuna a Debussy.
Tra quelli di
questa sera, il più noto è senza dubbio Frederic
Rzewski, pianista dalle capacità prodigiose oltre che compositore, uno dei fondatori,
a Roma nel 1966, del gruppo Musica elettronica viva (MEV). Il suo monumentale
ciclo di variazioni The People United
Will Never Be Defeated del 1975 (sulla melodia dell’omonima canzone del
gruppo cileno dei Quilapayùn, El pueblo
unido jamàs serà vencido, portata poi al successo dagli Inti Illimani)
viene considerato da molti come non solo la più importante composizione di
tutto il Novecento americano dopo la Concord
Sonata di Charles Ives, ma anche la «più bella, intensa e significativa
della seconda parte del secolo», secondo le parole della pianista Jade Simmons,
intervistata da Arciuli nel libro citato.
I Four
pieces (1977), sebbene possano essere considerati in un certo senso una
Sonata nel loro insieme, si presentano in realtà come una serie di pezzi indipendenti
ed eseguibili separatamente. Il quarto, il più conosciuto ed eseguito, «è
caratterizzato da una pulsazione ritmica implacabile, ossessiva, che percorre
l’intera estensione della tastiera in maniera vertiginosa, con momenti di
grande violenza percussiva e altri di maggiore levità, risolvendosi in
un’irresistibile Toccata piena di verve,
che svanisce com’era nata» (Arciuli).
Estremamente
noto e apprezzato da pubblico e critica negli States, ma molto meno conosciuto
qui da noi, John Corigliano è un compositore
estremamente prolifico e pluripremiato (tra i numerosi premi un Pulitzer, 4
Grammy Awards e un Oscar per le musiche de Il
violino rosso di François Girard), ed è considerato uno dei più importanti
sinfonisti degli ultimi decenni.
La Fantasia
on an Ostinato (1985), unica sua esperienza nel minimalismo, evoca
gradualmente (dapprima accennandone solo il ritmo) fino a farlo apparire con
chiarezza, il tema dell’Allegretto della
Settima sinfonia di Beethoven, che
finisce col permearne interamente il brano. Composta in occasione della settima
edizione del Concorso Internazionale di pianoforte Van Cliburn (Texas), desiderava
offrire, dichiara il suo autore, la possibilità ai 12 giovani finalisti di
lavorare su immaginazione, musicalità e una certa libertà creativa, grazie
all’inserimento di sezioni libere che ne rendono estremamente variabile la
durata complessiva.
Composto espressamente
per Emanuele Arciuli e inserito nel suo cd Walk
in beauty – Viaggio attraverso il Southwest e la cultura dei nativi (2017),
un progetto dedicato alla cultura dei nativi americani e all’evocazione della
natura, è invece il brano Ishi’s Song (2012) di Martin Bresnik, un compositore che “raccoglie
le suggestioni più disparate, dal jazz alla grande tradizione musicale del
classicismo americano, fino all’esperienza del minimalismo” (Arciuli). La
melodia d’apertura del brano, che viene suonata e cantata dall’esecutore, è una
trascrizione di una registrazione fatta da Ishi, l’ultimo dei sopravvissuti
degli indiani Iahi, di un canto tradizionale del suo popolo, The Maidu Doctor’s
Song. Il brano, ipnotico e solo apparentemente
statico, è in realtà un gioco raffinato di timbri e di ritmi intrecciati che
mutano sottilmente e perennemente.
Gian-Luca Baldi
Nelle foto: Frederic Rzweski (1938-2021) - Emanuele Arciuli
John Corigliano (1938)
Fantasia on an Ostinato
Claude Debussy (1862 -1918)
da
Préludes, libro primo
Voiles
Des pas sur la neige
Martin Bresnick
(1946)
composto per Emanuele Arciuli
Claude Debussy
da
Préludes, libro primo
Ce qu’a vu le
vent d’Ouest
La cathédrale engloutie
Frederic Rzewski (1938)


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