domenica 7 giugno 2026

Emanuele Arciuli e la musica americana - Festival MITO 2020

 Programma di sala: Corigliano, Bresnick, Rzweski, Debussy



Saper cogliere la sostanza radicalmente innovativa del pensiero compositivo di Claude Debussy, al di là dell’aspetto piacevole, elegante ed apparentemente “innocuo” della sua musica, aiuta a comprendere meglio anche il valore di tutto un repertorio da noi ancora piuttosto sconosciuto: quello della musica statunitense. Emanuele Arciuli se ne è fatto portavoce da più di un ventennio, dedicandogli diversi libri e progetti discografici, tra i quali l’eccellente Musica per pianoforte negli Stati Uniti (2010). Se non si afferra come la maggior parte dei compositori americani, da Glass a Adams, da Crumb a Rzewski, partano da una nuova concezione del tempo, si rischia di perdere l’aspetto più ricco ed interessante di questa musica. Lo scorrere temporale ne è spesso il vero oggetto, analogamente a quanto avviene in Debussy. Negli autori americani il tempo è sovente dilatato, statico, circolare, ipnotico; “tempo verticale” si definisce quello del minimalismo, un tempo cioè in cui gli avvenimenti si sovrappongono verticalmente senza disporsi lungo una linea orizzontale di continuità e necessità. Sottilmente diversa invece la posizione di Debussy. Se infatti parola d’ordine della Neue Musik del secondo dopo guerra fu la distruzione della pulsazione costante e la polverizzazione del tempo in frammenti minuscoli e slegati gli uni dagli altri, già in Debussy tale pulsazione sembra delirare. Un “delirio”, come lo descrive Mario Bortolotto nel suo Fase seconda (1969), che si può cogliere nei continui Retenu (ritenuto), Cédez (Cedere), En animant o Serrez (accelerando) e molte altre indicazioni che si trovano abbondanti in almeno tre dei quattro preludi di questa sera, tutti composti tra il 1909 e il 1910. In Des pas sur la neige, ad esempio, si susseguono una serie di onde “melodiche” irregolari che rallentano, sembrano fermarsi per un attimo per poi riprendere, accelerare, cedere, tornare a tempo ed infine rallentare sempre di più fino a fermarsi del tutto. Ed è proprio uno dei protagonisti della Neue Musik, Pierre Boulez, a mettere l’accento sul fatto che la musica di Debussy, grazie ad una sospensione della sensazione del procedere inesorabile del tempo, recupera la dimensione dell’istante e ci regala, in questo modo, l’illusione dell’eterno.

Ma altrettanto importante, nei compositori statunitensi, è la dimensione sonora, la ricerca timbrica posta al centro del pensiero compositivo, tanto da far scaturire da essa tutti gli altri parametri musicali. “Il tempo è la casa del suono”, dice Arciuli, e questo è un altro aspetto che li accomuna a Debussy.

Tra quelli di questa sera, il più noto è senza dubbio Frederic Rzewski, pianista dalle capacità prodigiose oltre che compositore, uno dei fondatori, a Roma nel 1966, del gruppo Musica elettronica viva (MEV). Il suo monumentale ciclo di variazioni The People United Will Never Be Defeated del 1975 (sulla melodia dell’omonima canzone del gruppo cileno dei Quilapayùn, El pueblo unido jamàs serà vencido, portata poi al successo dagli Inti Illimani) viene considerato da molti come non solo la più importante composizione di tutto il Novecento americano dopo la Concord Sonata di Charles Ives, ma anche la «più bella, intensa e significativa della seconda parte del secolo», secondo le parole della pianista Jade Simmons, intervistata da Arciuli nel libro citato.

I Four pieces (1977), sebbene possano essere considerati in un certo senso una Sonata nel loro insieme, si presentano in realtà come una serie di pezzi indipendenti ed eseguibili separatamente. Il quarto, il più conosciuto ed eseguito, «è caratterizzato da una pulsazione ritmica implacabile, ossessiva, che percorre l’intera estensione della tastiera in maniera vertiginosa, con momenti di grande violenza percussiva e altri di maggiore levità, risolvendosi in un’irresistibile Toccata piena di verve, che svanisce com’era nata» (Arciuli).

Estremamente noto e apprezzato da pubblico e critica negli States, ma molto meno conosciuto qui da noi, John Corigliano è un compositore estremamente prolifico e pluripremiato (tra i numerosi premi un Pulitzer, 4 Grammy Awards e un Oscar per le musiche de Il violino rosso di François Girard), ed è considerato uno dei più importanti sinfonisti degli ultimi decenni.

La Fantasia on an Ostinato (1985), unica sua esperienza nel minimalismo, evoca gradualmente (dapprima accennandone solo il ritmo) fino a farlo apparire con chiarezza, il tema dell’Allegretto della Settima sinfonia di Beethoven, che finisce col permearne interamente il brano. Composta in occasione della settima edizione del Concorso Internazionale di pianoforte Van Cliburn (Texas), desiderava offrire, dichiara il suo autore, la possibilità ai 12 giovani finalisti di lavorare su immaginazione, musicalità e una certa libertà creativa, grazie all’inserimento di sezioni libere che ne rendono estremamente variabile la durata complessiva.

Composto espressamente per Emanuele Arciuli e inserito nel suo cd Walk in beauty – Viaggio attraverso il Southwest e la cultura dei nativi (2017), un progetto dedicato alla cultura dei nativi americani e all’evocazione della natura, è invece il brano Ishi’s Song (2012) di Martin Bresnik, un compositore che “raccoglie le suggestioni più disparate, dal jazz alla grande tradizione musicale del classicismo americano, fino all’esperienza del minimalismo” (Arciuli). La melodia d’apertura del brano, che viene suonata e cantata dall’esecutore, è una trascrizione di una registrazione fatta da Ishi, l’ultimo dei sopravvissuti degli indiani Iahi, di un canto tradizionale del suo popolo, The Maidu Doctor’s Song.  Il brano, ipnotico e solo apparentemente statico, è in realtà un gioco raffinato di timbri e di ritmi intrecciati che mutano sottilmente e perennemente.

Gian-Luca Baldi








Nelle foto: Frederic Rzweski (1938-2021) - Emanuele Arciuli 


John Corigliano (1938)

Fantasia on an Ostinato

Claude Debussy (1862 -1918)

da Préludes, libro primo

Voiles

Des pas sur la neige 

Martin Bresnick (1946)

 Ishi’s Song

composto per Emanuele Arciuli

Claude Debussy

da Préludes, libro primo

Ce qu’a vu le vent d’Ouest

La cathédrale engloutie

Frederic Rzewski (1938)

 Piece n. 4 da Four Piano Pieces


 Emanuele Arciuli pianoforte



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