domenica 18 dicembre 2022

Curriculum e catalogo aggiornati

 






Gian-Luca Baldi (Bologna 1961). Compositore, scrittore e titolare della cattedra di composizione presso il conservatorio Agostino Steffani di Castelfranco Veneto (Treviso), è autore di oltre un centinaio di composizioni per vari organici e destinazioni (da camera, per orchestra, per il cinema, per la danza ed il teatro musicale, oltre ad un catalogo di una settantina di pop song). Nel cinema ha collaborato col padre Gian Vittorio in varie occasioni, in particolare per il film Nevrijeme (Il temporale). Ha lavorato a lungo con la danza, collaborando con danzatrici e coreografe prestigiose come la californiana Teri Weikel, e nel teatro per mondi fiabeschi, con sette lavori al suo attivo, tra i quali Il brutto anatroccolo, Sergej e la luna regina, Oiche Shahmna ovvero la vera storia di Hallowe’en e il Principe vagabondo – Omaggio a Charlie Chaplin. 

Ha cominciato agli inizi degli anni Duemila a dedicarsi professionalmente anche alla scrittura, sia attraverso il suo impegno di saggista e teorico con libri come Grammatica dell’armonia fantastica – Appunti e Interludi (Anicia, Roma 2012), Grammatica dell’armonia fantastica – Quaderni di lavoro (Anicia, Roma 2014), entrambi dedicati alla Grammatica della fantasia di Gianni Rodari, Cronodiànoia o del Realismo Interiore (Armelin, Padova 2015), dedicato al rapporto tra le Lezioni americane di Calvino e la musica, sia con la narrativa. Nel 2016 ha vinto il premio Bukowski nella categoria miglior romanzo con Quello di cui non vogliamo parlare, e nel 2018 il Premio speciale della giuria Viareggio Fantasy con il romanzo Le tessitrici dell’ultimo giorno. Il suo ultimo romanzo Metafisica delle nuvole è rientrato tra gli undici finalisti del Premio Modigliani 2022. Ha collaborato inoltre per otto anni con la rivista della Mondadori Prometeo, e col Festival MITO per il quale ha scritto i programmi di sala (2017-2023).

Nel 2024 gli è stato commissionato il completamento della Trilogia Fantasy dedicata ad Amleth. E' in uscita la ristampa del primo libro con nuovi disegni. I prossimi volumi usciranno alla fine dell'anno e nella prossima primavera: La Principessa Amleth e le Nove Regine Bianche, e La Principessa Amleth e il Regno alla Fine del Mondo. I tre libri sono firmati con lo pseudonimo di Lanth J, Nautilus.

La sua attività trentennale e clandestina di song writer è venuta alla luce nel 2021 col progetto L’amor fuggente, l’album di canzoni-madrigale che cerca di fondere lo spirito polifonico monteverdiano con la canzone pop moderna, uscito su Spotify con lo pseudonimo di Bludicaos.


Bolognese di nascita e romano d’adozione, si trasferisce a Padova nel 2000, e nel 2024 a Bassano (Romano d'Ezzelino) con la moglie Manuela Campana.



Selezione delle ultime opere del Catalogo 


Op. 118, That's the Nature of Love, song (2025),

Op. 117, Amleth corre veloce, song per l'uscita della ristampa del romanzo, La Principessa Amleth e il Regno degli Orchi (2025),

Op. 116, ‘Tis time, tis time – Trittico Verdiano, per chitarra (2025),

Op. 114, Doppio Concerto per flauto, arpa e orchestra (2024)

Op. 112, Different Solitudes, op. 112, Concerto per violino e orchestra

Op. 111, Sergej e la Luna Regina, l'Opera-Fiaba, riscrittura ed ampliamento della fiaba del 2002, libretto e musica, in 5 quadri, 7 ruoli e 4 interpreti, 9 songs, Duetti, Terzetti e 2 filastrocche rap.

Op. 110, Ninà ninà  - per coro misto - Maggio 2023, per il coro InCanto.

Op. 108. Monteverdi Augmented, Amor-Il lamento della ninfa, Sì dolce il tormento, per 6 voci barocche, 5 archi e tiorba

Op. 103, Agnus Dei, per coro,  2022/2023 

Op. 102, Doppio orizzonte, per orchestra a 2,  3/11/2022- 11/1/2023 – Commissione dell’Orchestra Metropolitana di Bari 

Op. 101, 11 Canzoni-Madrigale L’amor Fuggente, 2021-2022 (n.57-67), issued on Spotify (marzo-luglio-dicembre) AAA:

Amor stringi i tuoi lacci (2021), Scirocco (1993/2021), Io vorrei (2003/2021), L’amor fuggente (2021), Raingardens (1996/2021), I colori del cuore (2005/2021), M’innamoro di te (2006/2021), D’azzurro e di niente (2022), La lontananza non è come il vento (1993/2022), Che si disgreghi il mondo (2020), Dimmi (198…?/2021 - unrecorded).

Op. 100, Sucide by the railway - Screaming madrigal, dicembre 2021

Op. 95, Beethoven Recomposed – La Metamorfosi di Coriolano, per orchestra, 2020 (Arezzo 2021, commissione dell'Orchestra giovanile di Arezzo)

Op. 93, How lonesome the wind, per coro, 2020 

Op. 88, Favole al telefono, 9 Favole al telefono di Rodari, per quintetto di fiati, 2019-2022 

Op. 85, Midwinter Spring, per 6 voci e archi, 2019 

Op. 84, Nove microludi intrecciati, per clarinetto, violino e violoncello (estensione e rielaborazione di Senza), 2019  (Bari e Parma, 2019)

Op. 83, Dunamis, per pianoforte solo, fine 2019 

Op. 82, Riflessioni sull'Eucarestia, (per un documentario su Feltre) per clarinetto, 2019

Op. 81, La luccicanza dell’onda, per grande orchestra (2 versioni, a 3 e a 2), estate e autunno 2018 

giovedì 27 ottobre 2022

L'Amor Fuggente - Tutti i testi

In attesa dell'uscita delle ultime due canzoni ecco tutti i testi delle 9 canzoni-madrigale
dell'album








Lyrics by Bludicaos/Gian-Luca Baldi


Gian-Luca Baldi/Bludicaos

 L’Amor fuggente

 

Raingardens Madrigal - Canzone-madrigale 6

 

Sweet like the rain

Fragile like the dew

Strong like the ocean

Sweet like the waves

 

Raingardens grow over oceans of sorrow

Where waterwinds interweave waves of life

High rainbows trees harbour blossoms of dew

Raindrops butterflies fly

And fly over deep seas of time,

Through the darkness, they fly through the light

And always free they fly

 

Sweet like the fall

Fragile like a bud

Strong like the forests

Sweet like a seed

 

(Dolce come la pioggia, fragile come la rugiada, forte come l’oceano, dolce come le onde, I giardini della pioggia crescono su oceani di dolore dove venti d’acqua intessono onde di vita, alti alberi arcobaleno accolgono germogli di rugiada, farfalle di gocce di pioggia volano, e volano su profondi mari di tempo, attraverso l’oscurità e volano attraverso la luce, e sempre libere esse volano)


 L’amor fuggente – Canzone-madrigale 4

 

Indimenticabile

Eppure ormai

Dimenticato

Ed insostituibile

Ma inevitabilmente

Già parte del passato

Ogni istante della nostra vita

Appartiene a noi eppure andrà restituito prima o poi

Carpe diem

Dicono così

Carpe diem

Ma io dico  

Carpe amorem

Carpe amorem

 

L’amore ha bisogno di tempo,

dell’istante si beffa o ha paura

L’amore guarda lontano

e di anno in anno

Ha bisogno di tenersi stretto sempre alla stessa mano

L’amore ha bisogno di tempo

Carpe amorem

 

D’azzurro e di niente - Canzone-madrigale 8

 

Stasera mi sento leggera

Come fossi d’azzurro e di niente

Sono zucchero e miele i miei sogni

Sono nuvole nella corrente

 

Stasera mi sento leggera

Come fossi d’azzurro e di niente

Sono vento che distende le ali

Ed insegue una stella cadente

 

E mi perdo nell’immensità

Nel silenzio sorrido della mia

Ingenuità

Stasera mi sento diversa

Stasera mi sento un po’ persa

 

I’m a Dreamer

I’m a Dreamer

I’m a Dreamer

 

E ascolto i sussurri e le voci del vento

Rapire il cuor della notte d’incanto

 

 

Stasera mi sento leggera

Come fossi d’azzurro e di niente

Sono erba d’aprile i miei sogni

Sono profumo di mosto inebriante

 

 

 

 

Amor, stringi i tuoi lacci - Canzone-madrigale 1

 

Amor sciogli i tuoi nodi

Ma stringi quei lacci

Che mi legano a te

Mai così

Fuggir potrei da te

Mai così

Morir potrai Al mio cuor

 


La lontananza non è come il vento - Canzone-madrigale 9

 

Ho così tanto da dirti

Tanto da raccontarti

Di questi lunghi mesi

Passati ad aspettarti

 

I giorni si sono ammassati

Come pietre sul petto

I giorni sono precipitati

Come grandine sul cuore

Ed io

Mi sono perso

 

La lontananza non è come il vento

La lontananza è un acido che brucia

Brucia i ricordi, brucia i sentimenti

Piccola o grande, qualsiasi fiamma spegne

 

Se pensi che onestà

Sia solo non mentire

Se credi che tradire

Sia solo

Una questione di cuore

Sei fuori strada amico mio

Sei fuori strada

 

I colori del cuore (io non so che cos’è) - Canzone-madrigale 7

 

Io non so che cos’è

Questo amore per te

Ha l’azzurro intenso

Di un cielo immenso

Se soltanto sapessi

La paura che ho

Per il nostro domani

Che non è tutto

Nelle nostre mani

 

Io non so che cos’è

Questa luce che hai

Ma se soltanto vedessi

Com’è l’ombra che a volte

Mi si alza nel cuore

Come un’onda del mare

Tu sapresti capire la paura che ho

 

Io non so che cos’è

Questo amore per te

Ha il candore argentato

Di un paesaggio innevato

 

Blu oltremare è malinconia

Verde cobalto è tristezza profonda

Black is black is black is black

Io non so che cos’è questo amore per te

ha l’ambra accesa di un’alba tanto attesa


 

M’innamoro di te - Canzone-madrigale 5

 

M’innamoro di te

M’innamoro di te

Non so dire perché

M’innamoro di te

 

Guarda guarda

Alzo il braccio e

Tocco il cielo con la mano

Ad occhi chiusi

Vedo perfettamente

Perché

M’innamoro di te

M’innamoro di te

Non so dire perché

M’innamoro di te

 

Quante volte ancora

M’innamorerò

Ma adesso è adesso e ora

M’innamoro di te

(coda)

Ma guarda quanta luce

Splende fra di noi

Guarda quanta gioia…

 

Scirocco (Prigionieri della gravità) -  Canzone-madrigale 3

 

Camminiamo in silenzio

A due passi dal mare

Tanto non abbiamo niente da dire

Tanto lo sappiamo già

 

Guarda, una vela sul mare

Scivola lenta e va

E muove il mare e le sue onde

Un vento caldo

Di sud est

E un gabbiano si alza in volo

E lancia forte forte un grido

Così contento di volare

Sospeso sopra questo mare

Planando fino all’orizzonte

Distende le sue ali al sole

E poi si lascia cadere giù

Mentre noi

Restiamo qui

Prigionieri della gravità

 

Non mi ascolti nemmeno

Sei distratta e lontana

E io avrei tante cose da dire

Tante cose che avrei dovuto fare

Guarda, una nuvola in cielo

Corre veloce e va

E copre il sole e il suo calore

E un vento freddo sale ad est

 

Ed uno stormo si alza in volo

Ricama come un’onda il cielo

Così contenti di volare

Sospesi sopra questo mare

Planando fino all’orizzonte

Distendono le ali al sole

E si lasciano cadere giù

Mentre noi

Restiamo qui

Prigionieri della gravità

 

Lasciati portare dal vento

Se distendi le ali

Poi cominci a volare

Lasciati cullare dal mare

Che ti porterà oltre l’orizzonte

 

Vuoi venire anche tu

A perderci nel blu

Ed un gabbiano s’alza in volo

E lancia forte forte un grido

Così contento di volare

Sospeso sopra questo mare


Io vorrei - Canzone-madrigale 2

 

Io vorrei

conquistarti lentamente

forse saprei

arrivare in fondo alla tua mente

io vorrei

accarezzarti come un’onda il cuore

inventando mille nuove

parole d’amore

io vorrei

 

io vorrei

sfiorarti l’anima con le mie dita

forse saprei

curare le ferite di tutta una vita

io vorrei

entrar nei tuoi sogni ed uno ad uno

capirli come mai prima nessuno

io vorrei

io vorrei

 

io vorrei…

lentamente

…forse saprei…

dolcemente…

 

chiudere i miei occhi per ascoltare

il battito segreto che fa il tuo cuore

quando per la prima volta

incontra il vero amore

e poi si lascia andare

io vorrei

 

 


 

 


martedì 16 agosto 2022

Dei pregiudizi e del razzismo nell’arte


Qualcosa che mi ha ferito molto a proposito dell’
Amor fuggente

 

Vorrei tornare ancora una volta su di un tema a me molto caro, quello del razzismo nel mondo dell’arte e in modo particolare della musica e dei pregiudizi che ancora persistono in questo mondo.

Vorrei farlo prendendo spunto da un commento che ho ricevuto a proposito del mio progetto di canzoni-madrigale L’amor fuggente e che mi ha ferito molto.

“Non sono competente per dire alcunché sulle tue canzoni, ma mi fa molto piacere vedere che sei felice”.

Non voglio commentare la prima affermazione, comunque molto discutibile. Ma voglio soffermarmi sulla seconda: ma mi fa molto piacere vedere che sei felice. Questa è la cosa che mi ha veramente ferito.

Perché ?

Perché, se avessi composto dei brani di musica ‘seria’ basati sulle poesie di Pablo Neruda, che sono poesie gioiose e solari, sono sicuro che a nessuno sarebbe mai venuto in mente di accostare la mia vita privata al mio lavoro compositivo. Perché l’Arte con la A maiuscola può anche partire dalla realtà, dalle nostre cose quotidiane, ma poi opera un filtro, rielabora e sviluppa, mette una distanza tra il punto d’origine e quello d’arrivo e va oltre. Questo lungo processo rende impossibile fare un’equazione elementare tra ciò che si prova e la musica che si produce. Tanto è vero che le cose più sublimi e gioiose che Schubert ha composto appartenevano al suo periodo di massima disperazione e malattia, e questo vale in parte anche per Mozart e per tanti altri compositori.

Dov’è allora che avviene questa equazione? Evidentemente nella cosiddetta canzonetta, una forma d’arte inferiore, se d’arte si può definire: sei felice, scrivi una bella canzone d’amore, sei triste, scrivi una canzone triste.

Trovo che questo giudizio sia profondamente un pre-giudizio, e non tiene conto del fatto che il mio progetto compositivo sia un progetto complesso, che nell’album L’amor fuggente è presente una tavolozza molto ampia di testi, nessuno dei quali, e ci tengo a sottolinearlo, appartiene direttamente alla mia vita tranne una: Raingardens, composta per la maternità di mia moglie e il concepimento di mia figlia, canzone composta allora nel 1997, ma completata e registrata ben venticinque anni dopo. Vale a dire che la composizione definitiva ha preso la sua forma molto tempo dopo, e quindi tra l’evento e l’atto compositivo è presente un lungo processo di rielaborazione e riflessione.

 Certo tutto deriva dal mio vissuto, vissuto che tuttavia può nascere anche dall’osservazione degli altri, del mondo che mi circonda. In questo agisco da scrittore, e quando ho scritto Quello di cui non vogliamo parlare nessuno ha commentato dicendo: quanto sei triste!

Nell’Amor fuggente ci sono tantissime situazioni diverse, costituiscono un progetto compositivo poetico e musicale che arriva a quasi un’ora di musica, la durata di una sinfonia.

Commentare un progetto simile con le parole mi fa molto piacere vedere che sei felice è un disconoscere la serietà e nobiltà di questo progetto e relegarle a sfogo di seconda classe. La canzone quindi non è un degno manufatto artistico, ma una produzione minore e naïf.

Vorrei sottolineare che l’album comprende 12 canzoni-madrigale, sette delle quali sono già uscite su Spotify e You Tube. Le altre dovrebbero uscire in autunno.

Tanto per fare un esempio, ho scritto le prime battute di M'innamoro di te nel 2006, appena separatomi e nei primi mesi della mia nuova casa, lontano dalla mia famiglia. Sicuramente non un periodo felice, e nel quale non ero proprio innamorato di nessuno. Oggi è la composizione forse più lunga e complessa dell’album, con due episodi strumentali, una forma per niente usuale e una tavolozza di colori che dipinge le tante sfaccettature dell’innamorarsi: gioia e paura, euforia e smarrimento, forza e fragilità. L’amor fuggente è un brano filosofico e non leggerissimo, per quanto sia un inno all’amore, non lo definirei proprio una canzone d’amore felice. Raingardens, come ho scritto, è dedicato alla maternità e alla vita, ha dei colori complessi e il testo non è esattamente leggerissimo: “I giardini della pioggia crescono su oceani di dolore dove venti d’acqua intessono onde di vita…” Infine I colori del cuore, una composizione molto scura, decisamente dark: “verde cobalto è malinconia, blu oltremare tristezza profonda, black i black,  black is black”. E mi fermo qui.

Sono tutte operazioni colte, come d’altronde lo sono le canzoni migliori: si parte da un elemento reale e si trasforma in arte, in qualcosa di universale e valido per tutti gli uomini.

In una canzone un testo è anche un pre-testo per raccontare una storia musicale, e qui ogni pezzo racconta storie musicali diverse in cui ci sono idee formali, armoniche, melodiche, timbriche differenti. Il tutto dà forma ad uno dei lavori più colti, complessi, coerenti e riusciti che abbia mai composto.




 

 


lunedì 18 luglio 2022

Comporre nella terza decade del XXI secolo

 Perché le Canzoni-Madrigale e il pop?

 

Chiunque mi conosca sa, o almeno dovrebbe sapere, che le mie azioni e le mie scelte nascono sempre da lunghe riflessioni, da quell’attitudine a scavare fino ai principi primi che danno vita alle idee, alla loro stessa sorgente. Attitudine ben presente ma non prioritaria, e che per un paio di anni mi ha spinto a studiare filosofia, avendo scambiato allora un pacchetto azionario di minoranza (la filosofia appunto) con quello di maggioranza assoluta (il creare, lo scrivere, il comporre).

Utilizzare lo stile pop oggi non è quindi una scelta superficiale, di stanchezza e rimbambimento senile o di piacioneria, per dirla alla romana. Ma il proseguimento di idee molto precise che perseguo da anni, come ha ben riportato Renzo Cresti nel suo libro:


Da Musica presente: tendenze e compositori di oggi, 2019.

Sottolineo che queste sono cose che ho scritto nel 2010...

Diversi articoli pubblicati su questo blog, come “Addio al Novecento” hanno ben spiegato le ragioni del mio allontanamento dalla pandissonanza e dai linguaggi dell’avanguardia del secondo dopo guerra. Un allontanamento, sia ben inteso, non un rifiuto. Proprio perché sono figlio del Novecento credo anche che la musica non possa restare inchiodata al linguaggio di una generazione che ha compiuto la sua rivoluzione più di settant’anni fa. Questa paralisi la ritengo assurda e inspiegabile. Il nuovo Millennio ci chiama verso altre direzioni.

Ora vorrei citare un breve estratto dalle note di sala che ho scritto quest’anno per MITO, per il concerto di un ensemble di sassofoni. Tre dei cinque brani del Signum Saxophone Quartet costituiscono un piccolo compendio di storia della musica americana, e penso che farvi riferimento possa essere molto utile per comprendere le mie scelte. I brani in questione sono il Quartetto americano di Antonin Dvořák, la Rhapsody in blue, di George Gershwin e le Danze sinfoniche di West Side Story di Leonard Bernstein.

Dvořák fu invitato negli Stati Uniti da Jeannette Thurber, ricca mecenate e fondatrice del Conservatorio di New York, La Thurber aveva delle idee ben chiare in mente: desiderava dare una forte spinta alla creazione di una musica genuinamente e intimamente americana. La scelta su Dvořák cadde non solo per i tanti riconoscimenti che egli aveva ottenuto in ambito internazionale, ma soprattutto perché il compositore boemo era stato da sempre molto interessato alla musica popolare del proprio paese.

Dvořák rimase molto colpito di quanto la musica americana suonasse europea ed accademica e si chiese come fosse possibile che i compositori americani non prestassero attenzione alcuna alla musica popolare del loro paese, che comprendeva, oltre alla musica dei bianchi – cattolici irlandesi e ebrei – anche quella degli afroamericani, come i canti delle piantagioni e quella dei nativi americani.

Studiò seriamente queste musiche, facendosi condurre da alcuni studenti per ascoltarle direttamente in loco e ne utilizzò spunti, citazioni, ritmi e atmosfere nella sua Nona sinfonia e nel Quartetto.

L’aver mostrato agli americani, musicalmente ancora soggiogati alle estetiche europee, cosa fosse possibile realizzare con la ricchezza musicale della quale disponevano, non sarebbe stato senza conseguenze per gli sviluppi della musica del Nuovo Continente.

Infatti una nuova strada era stata tracciata, e dopo poco più di trent’anni dal viaggio di Dvořák in America, i tempi sarebbero stati ormai maturi per la nascita del primo vero capolavoro che avrebbe in breve tempo conquistato il mondo intero come genuinamente e intimamente americano: Rhapsody in blue.

Era stato Paul Whiteman a commissionare la composizione a Gershwin. Whiteman, direttore di una delle più famose orchestre da ballo degli anni Venti e chiamato il re del jazz,  aveva un’idea fissa che lo perseguitava da molti anni: portare fuori il jazz dalle sale da ballo, dai cabaret e dai locali notturni, e introdurlo nelle sale da concerto.

Entrambi i casi – Dvořák e Gershwin/Whiteman – ci dimostrano come la soluzione per uscire da un impasse, da una stagnazione artistica, da il riprodurre accademico e ormai vuoto vecchi stilemi, era a portata di mano di chiunque: si trattava solo di avere gli occhiali giusti per vederla.

Di prendere in gran parte spunti dalla musica popolare, come i compositori di tutte le epoche hanno sempre fatto (tranne quelli della generazione del dopo guerra…), e di inserirli in un contesto colto. Di comporre cioè questi spunti in forme e strutture  complesse. Di portare, come voleva Whiteman, la musica jazz dalle bettole e dai locali notturni, nelle sale da concerto.

Nel mio caso, e non sono certo il primo, di portare il pop, dagli stadi, dalla televisione, dalle radio, alle sale da concerto, di portarlo alle orchestre e agli ensemble da camera. Non certo per nobilitarlo, perché non ne ha bisogno, ma per dargli nuova forma e far crescere al tempo stesso la musica colta alla luce e al nutrimento della semplicità e immediatezza della musica popolare. Un bagno di umiltà, per ritrovare se stessi.

Le Canzoni-Madrigale non sono più canzoni pop, con le loro durate, con la loro struttura, con la loro complessità. Ma cercano, attraverso uno stile semplice di rinnovare la musica colta attraverso quei meccanismi che ne hanno caratterizzato tutta la storia, incontrando all’inizio quegli stessi dubbi e perplessità, che tra pochi anni non faranno altro che farci sorridere.












 

 

 

martedì 28 giugno 2022

Canzone-madrigale

Premessa: universalità e atemporalità della song



Mettere insieme parole e musica credo sia uno dei momenti più alti della creatività umana, sicuramente il più antico, che attraversa la nostra storia dagli albori delle espressioni artistiche, come un filo rosso costante e, per molti versi, quasi indifferente ai tanti cambiamenti storici, sociologici e culturali. Da sempre l’uomo ha usato la breve forma vocale per parlare delle cose più diverse, tanto d’amore che di politica, tanto per raccontare la più struggente malinconia o per esprimere il più pungente sarcasmo, tanto per fare poesia e arte che per giocare e divertirsi ( e le due cose vanno spesso insieme).

Lo sanno bene gli Inglesi che chiamano song tanto le liriche di Saffo e Alceo (che, naturalmente, erano cantate), quanto le liriche dei trovatori e trovieri. Canzone è la forma poetica di Dante e Petrarca, anch’essa cantata, e song sono quelle di Dowland, Mozart e Schubert, così come quelle di Lennon-McCartney, Elton John, Queen e Radiohead…

Quale sia la qualità di queste song, sta a ciascuno autore determinarlo, ma un genere così nobile e universale non può certo essere sminuito da cattivi esempi, o modesti repertori così come l’esistenza di brutte e mediocri sinfonie non può di certo nulla togliere alla grandezza delle sinfonie di Beethoven e della sinfonia in generale.

Canzone-madrigale

Cos’è una canzone-madrigale? 

E’ nel corso del 2021 che ho preso piena consapevolezza di due cose che mi avevano accompagnato per tutta la vita e alle quali non avevo mai prestato la necessaria attenzione. Da sempre ho avuto al tendenza a combinare parole e musica e a scrivere quelle che potremmo chiamare, impropriamente, canzoni.

Secondo, da sempre queste canzoni avevano una tendenza ad essere polifoniche.

Già in Raingardens, del 1997, e poi con Xè destin, del 2009 e Ghe rivarem a baita del 2014, queste ultime entrambe scritte per Calicanto, mi sono trovato a fare i conti con una tendenza spontanea a creare canzoni a più voci.

Solo nell’estate del 2021, tuttavia, ho preso piena consapevolezza di questa tendenza, nel momento in cui ho composto le code polifoniche di Scirocco (a 4 voci) e di Io vorrei (a 6 voci!). E solo dopo un anno di lavoro su questi pezzi, col completamento del progetto discografico de L’amor fuggente, ho visto tra le mie mani prendere forma definitiva la canzone-madrigale.

Ho capito così che una canzone-madrigale non deve necessariamente essere sempre polifonica, al contrario, può avere molti momenti monodici. Sua caratteristica è invece che abbia almeno un episodio polifonico, madrigalistico per così dire, in cui l’intreccio delle voci non sia soltanto un arricchimento con un paio di back vocals, nel più puro stile pop, ma un libero combinarsi di voci indipendenti.

Questo il caso, ad esempio, di I colori del cuore, fondamentalmente monodica, ma con l’intenso episodio madrigalistico centrale, de L’amor fuggente e di tante altre.

Per il resto, la canzone madrigale può avere tutte le caratteristiche formali di una moderna song, come intro, strofa, bridge, ritornello, special e coda, oppure giocare liberamente con queste consuetudini formali, eliminandone alcune.

Struttura completa quella de La lontananza non è come il vento (che uscirà in autunno), con quattro delle sei parti appena citate (strofa, bridge, ritornello, special), forma invece inusuale quella di Scirocco a doppio ritornello o, se vogliamo, con coda che quasi sembra voler ricominciare la canzone, e particolarmente complessa quella di M’innamoro di te, anch’essa con coda 1/ritornello bis e due intermezzi strumentali importanti, oltre ad una coda 2.

 




mercoledì 16 febbraio 2022



Lyrics and Music by BLUdiCAÓς  (Gian-Luca Baldi)

https://www.youtube.com/watch?v=k3ur1q_btvQ 


The Seed, Gloria Rogato e Silvia Belluco, Voices and guitars

Gian-luca Baldi, classical guitar, acoustic guitar, 8 strings electric guitar, bass, 

Alberto Da Bo, electric guitar

Alvise Carraro, percussions, keyboard and sampler sound

Jacopo Raffaele, piano (Scirocco, I colori del cuore, m'innamoro di te e L'amor fuggente)

Franz Fabiano, Sound engineering

Martino Cavallini, piano reverse 

 

First three Madrigal-Songs

Amor stringi i tuoi lacci

Io vorrei

Scirocco (Gravità)


Le altre Madrigal-Songs in uscita tra giugno e luglio:



M'innamoro di te

I colori del cuore

Raingardens-Madrigal

L'Amor Fuggente (Carpe Amorem)